Tangenti in Algeria: cadute le accuse per ENI e Scaroni

Prosciolti anche Antonio Vella e Yam Atallah. Andranno invece a giudizio l'ex direttore operativo di Saipem, Pietro Varone, l'ex direttore finanziario, Alessandro Bernini, l'ex ad Pietro Franco Tali, come Farid Noureddine Bedjaoui, fiduciario dell'allora ministro dell'energia dell'Algeria, Samyr Ouraied, uomo di fiducia di Bedjaoui e Omar Habour, considerato il riciclatore delle mazzette

Martina Levato potrà vedere il figlio

I giudici del tribunale per minorenni di Milano hanno deciso che Martina Levato potrà vedere suo figlio una volta al giorno, alla presenza di operatori sanitari e con una visita di durata contenuta. Il tribunale ha inoltre aperto, come richiesto dal pm dei minori Annamaria Fiorillo, il procedimento di adottabilità del minore sul quale, però, dovrà esserci poi una decisione successiva

Processo Saipem: cosa ha detto Scaroni ai pm

Una settimana fa l'Eni aveva smentito la notizia che l'attuale amministratore delegato del Cane a sei zampe, Claudio Descalzi, abbia mai conosciuto Farid Bedjaoui, il franco algerino ritenuto dai magistrati di Milano l'intermediario della maxi tangente da 198 milioni di dollari che sarebbe stata versata da Saipem ai politici algerini in cambio di commesse petrolifere per 8 miliardi

Processo Saipem: non si salva nessuno

Chiesto il rinvio a giudizio per tutti gli indagati nel procedimento sulla presunta corruzione internazionale della controllata Eni in Algeria. Sul banco degli imputati ci sono diversi top manager di Saipem: l'ex ad, Pietro Franco Tali, l'ex direttore finanziario, Alessandro Bernini, l'ex direttore operativo, Pietro Varone, oltre all'ex responsabile di Eni per il Nord Africa, Antonio Vella.

Sisto: limite alle armi sì, ma Governo aiuti presidi legalità

Il deputato di Forza Italia Francesco Paolo Sisto, commentando le dichiarazioni di ieri del premier Matteo Renzi sulla necessità di porre un limite alla diffusione delle armi, ha affermato che tale pensiero è condivisibile qualora non si tocchino i presidi di legalità. «C'è una generale percezione di insicurezza», dice Sisto, ed è per questo che la gente ricorre alle armi.

Chiara Poggi era pericolosa per Stasi

Per questo fu «brutalmente uccisa» dal fidanzato. Ne sono convinti i giudici della Corte d'assise d'appello di Milano che lo evidenziano nelle motivazioni della sentenza di condanna a 16 anni di carcere, emessa il 17 dicembre scorso a carico di Alberto Stasi.