3 dicembre 2022
Aggiornato 21:00
Si è spento nella notte

A 67 anni se ne va Bobo Maroni

Storico membro della Lega, di cui fu anche segretario dal 2012 al 2013, e presidente della regione Lombardia dal 2013 al 2018. Nella sua carriera era stato ministro dell’Interno per due volte.

L'ex Ministro della Lega, Roberto Maroni
L'ex Ministro della Lega, Roberto Maroni Foto: ANSA

Si è spento nella notte, nella sua casa di Lozza, in provincia di Varese. Roberto Maroni è morto a 67 anni, dopo una lunga malattia, nella terra dove era nato nel 1955 e dove oltre 40 anni fa l'amicizia con Umberto Bossi aveva dato il via all'avventura della Lega Nord, di cui diventerà segretario nel 2012, in uno scontro drammatico con il Senatùr. Tre volte ministro, poi presidente della Regione Lombardia, e solo la malattia lo ha fatto desistere dal candidarsi a sindaco di Varese.

Dopo la militanza giovanile nella sinistra, è nel 1979 che arriva l'incontro che avrebbe cambiato la vita di Maroni, quello con Umberto Bossi. Alla pratica da avvocato, 'Bobo' affianca l'impegno in politica, con le prime iniziative federaliste fatte di incontri, scritte sui muri e piccole iniziative editoriali con la società Nord Ovest. Poi nel 1982 la nascita della Lega Lombarda, ufficializzata nel 1984. Nel 1983 quella dei «Distretto 51», l'altra grande passione di Maroni: nel gruppo» Bobo» suono le tastiere.

Una passione che Maroni non abbandonerà mai, come quella per il Milan, neanche quando la carriera politica prende il volo: nel 1992 viene eletto alla Camera, ed è presidente dei deputati leghisti. Poi la vittoria alle Politiche del 1994 con il centrodestra: Maroni guiderà la delegazione leghista, da vice premier e ministro dell'Interno, primo non democristiano ad approdare al Viminale. E lì inizieranno i primi scontri con Bossi, in un rapporto che vedrà i due sempre in ruoli ben distinti e complementari: l'irruenza movimentista di Bossi e la pacatezza istituzionale di Maroni. Il ministro firmerà in Cdm il decreto Biondi, il cosiddetto «Salvacorrotti», per poi pentirsi l'indomani. Prime avvisaglie della crisi, ma Maroni si opporrà alla decisione di Bossi di sfiduciare il porimo governo Berlusconi: il Senatùr non se la prese più di tanto e anzi lo difese dalle accuse dei militanti.

Nella diversità dello stile, Maroni dimostrerà l'afflato leghista, perdendo il consueto aplomb, nel settembre del 1996: dopo la svolta secessionista del movimento, si oppose alla perquisizione dei locali di via Bellerio da parte dell'autorità giudiziaria. Portato via a braccia dalle forze dell'ordine, morse ad un polpaccio un agente di polizia, rimediando una condanna per resistenza a pubblico ufficiale.

Nel 2001 il centrodestra torna nuovamente al governo, e Maroni sarà stavolta ministro del Lavoro: sarà ricordato per la riforma delle pensioni e per l'omicidio del suo consulente Marco Biagi da parte delle Brigate Rosse, per il quale aveva richiesto una protezione che non fu accordata. Nel 2008 altra vittoria alle politiche, e ritorno al Viminale, dove si concentrerà sul contrasto all'immigrazione clandestina.

Terminata nel 2011 l'esperienza del governo Berlusconi, Maroni si dedica alla Lega, dichiarando guerra con i suoi «Barbari sognanti» al «cerchio magico» che circondava il Senatùr dopo l'ictus che lo aveva colpito. Scontro duro, fino alla «scomunica» da parte di Bossi: ma durerà poco, perchè il sostegno della base porterà alla retromarcia di Bossi e all'allontanamento dei dirigenti del «cerchio magico».

Il Senatùr si dimette da segretario ad aprile del 2012, a luglio Maroni viene eletto al suo posto. Ruolo che ricoprirà per meno di un anno: preferisce candidarsi alla guida della Regione Lombardia, e nel febbraio 2013 si dimette dalla segreteria allorquando vince la corsa per il Pirellone. Guiderà la Regione per tutto il mandato, ma nel 2018 decide di non ricandidarsi. Nel 2020 accarezza il sogno di chiudere la carriera politica facendo il sindaco di Varese. Ma l'insorgere della malattia glielo impedisce, con un primo intervento chirurgico che si rende necessario a inizio 2021. La famiglia ne annuncia la scomparsa con una citazione di Emily Dickinson, «Chi è amato non conosce morte, perchè l'amore è immortalità, o meglio, è sostanza divina». Lui si raccontava con Voltaire: «Il paradiso terrestre è dove sono».

(con fonte Askanews)