20 giugno 2021
Aggiornato 15:00
La sentenza

Sfregiato con acido: condanna a 14 anni per Alex e Martina

E in più, una volta scontata la pena, altri 3 anni di libertà vigilata. Tutto questo con l'obbligo di versare a favore della vittima una provvisionale da un milione di euro in attesa che un Tribunale civile determini l'esatto ammontare del risarcimento.

MILANO (askanews) - Quattordici anni di carcere per Martina Levato, altrettanti per il suo compagno Alexander Boettcher. E in più, una volta scontata la pena, altri 3 anni di libertà vigilata. Tutto questo con l'obbligo di versare a favore della vittima una provvisionale da un milione di euro in attesa che un Tribunale civile determini l'esatto ammontare del risarcimento. Si è chiuso così, con una condanna inferiore alla richiesta della pubblica accusa, il processo (che si è celebrato con rito abbreviato e prevede dunque lo sconto di un terzo della pena) a carico della cosiddetta «coppia diabolica». Il pm Marcello Musso aveva chiesto 15 anni di carcere per entrambi. I giudici della nona sezione penale di Milano hanno invece disposto una pena più bassa. Il motivo? Ad Alex e Martina, imputati per lesioni gravissime, sono state riconosciute le aggravanti della premeditazione e dei motivi abbietti, ma non quella della crudeltà.

La coppia è accusata di almeno tre aggressioni con l'acido compiute a Milano tra l'inizio di novembre e la fine di dicembre. Ma la sentenza di oggi riguarda soltanto uno di questi agguati: quello del 28 dicembre scorso, quando Alex e Martina attirarono con uno stratagemma il 22enne Pietro Barbini (ex «fiamma» della bocconiana ai tempi del liceo) in Via Giulio Carcano, periferia Sud del capoluogo lombardo, e gli scagliarono addosso due flaconi di acido sfregiandogli viso, addome e gambe.

Il verdetto è arrivato dopo oltre due ore di camera di consiglio. Alexander, presente in aula al momento della lettura del dispositivo nella gabbia riservata ai detenuti, è rimasto impassibile. Non c'era invece Martina. La bocconiana, incinta all'ottavo mese, si è presentata in aula di prima mattina, ha reso brevi dichiarazioni spontanee, poi si è sentita male e si è fatta riaccompagnare in carcere. Poche parole, per manifestare - è la prima volta che lo fa - i primi segni di pentimento: «Chiedo scusa - ha detto - sono dispiaciuta per il male che ho cagionato a Pietro e ai suoi familiari». Il suo difensore, Daniele Barilli, ha chiesto ai giudici di riconoscerle il vizio parziale di mente, perché Martina, sono state le sue parole, «soffre di un disturbo della personalità border-line».

Tutto inutile. Così come non è servito a nulla il memoriale difensivo presentato dalla difesa di Alex. Un documento di 45 pagine nel quale, per la prima volta da quando è stato arrestato, il broker parla di un «patto» stretto con la compagna: Martina gli avrebbe detto di essere pronta a scontare 10 anni di carcere allo scopo di «purificarsi» dalle sue passate relazioni amorose, chiedendogli come unica contropartita di darle un figlio. E lui aveva accettato. Per il suo difensore, l'avvocato Ermanno Gorpia, è la prova di come il tedesco fosse "inconsapevole" della reale intenzione della fidanzata di aggredire con l'acido Barbini.

Ma i guai giudiziari, per la «coppia diabolica», non finiscono qui. Alex e Martina sono accusati insieme al presunto complice Andrea Magnani di associazione a delinquere per altre due aggressioni con l'acido. Martina il bancario hanno scelto di farsi processare con rito abbreviato e la data della prima udienza è ancora da fissare. Alex, invece, ha scelto il rito ordinario e per lui il processo partirà il 6 luglio davanti ai giudici dell'undicesima sezione penale.