6 giugno 2020
Aggiornato 16:30
Giustizia

Processo Saipem: cosa ha detto Scaroni ai pm

Una settimana fa l'Eni aveva smentito la notizia che l'attuale amministratore delegato del Cane a sei zampe, Claudio Descalzi, abbia mai conosciuto Farid Bedjaoui, il franco algerino ritenuto dai magistrati di Milano l'intermediario della maxi tangente da 198 milioni di dollari che sarebbe stata versata da Saipem ai politici algerini in cambio di commesse petrolifere per 8 miliardi

MILANO – Una settimana fa l'Eni aveva smentito la notizia che l'attuale amministratore delegato del Cane a sei zampe, Claudio Descalzi, abbia mai conosciuto Farid Bedjaoui, il franco algerino ritenuto dai pm di Milano l'intermediario della maxi tangente da 198 milioni di dollari che sarebbe stata versata da Saipem ai politici algerini in cambio di commesse petrolifere del valore complessivo di 8 miliardi di euro. Secondo l'ex ad di Eni, Paolo Scaroni, però il rapporto di conoscenza fra Descalzi e Bedjaoui emerge dalle carte processuali.

«DESCALZI CONOSCE BEDJAOUI» - Nell'interrogatorio dello scorso 10 luglio, di cui oggi sono state pubblicate le trascrizioni, il pm Fabio De Pasquale ha chiesto: «se c'è una ragione per cui Descalzi e Cao (Stefano Cao, attuale amministratore delegato di Saipem ed ex direttore generale della divisione Exploration and Production di Eni - ndr) non hanno mai conosciuto Farid», alla quale il manager vicentino ha replicato: «Di questo non ne sarei così sicuro almeno per quanto riguarda Descalzi a leggere le carte». Tuttavia, ha precisato immediatamente «dico che a me non interessa, non è che perché uno ha incontrato il segretario particolare del ministro che c'è qualcosa di rilevante». Stesso discorso per Cao. Quando il pm gli ha fatto notare che Cao «dice non conosco il signor Farid», Scaroni ha risposto: «Non so cosa sapesse». Poi però, dopo aver parlato del contenuto di una mail «inviata da me a Cao», ha precisato: «Dico sostanzialmente era al corrente che vedevo Farid e dei temi trattati».

LA SMENTITA DELL'ENI - Un portavoce dell'Eni aveva dichiarato lo stesso giorno dell'interrogatorio: «Relativamente ad alcune asserzioni di Scaroni che peraltro non sembrano confermate, l'Eni per una corretta informazione sottolinea come né le verifiche interne condotte dalla società in relazione all'indagine né gli stessi atti della Procura di Milano abbiano in alcun modo evidenziato un rapporto di conoscenza tra Claudio Descalzi e Farid Bedjaoui. L'ad di Eni nei mesi scorsi si era fatto ascoltare dalla Procura di Milano chiarendo la propria totale estraneità ai fatti oggetto di indagine».

«SONO SALTATO SULLA SEDIA» - Per quanto riguarda la transazione da 198 milioni di dollari, Scaroni ha detto ai giudici di aver fatto «il salto sulla sedia» quando ha visto «che sono stati dati 200 milioni a un'unica entità».«Per essere precisi - ha aggiunto il manager vicentino - cos'è che mi ha colpito? Io apprendo che abbiamo dato, anzi che la Saipem aveva dato 200 milioni». A chi, ha chiesto il magistrato? «A Pearl», ha risposto Scaroni citando il nome della società che, secondo la Procura, sarebbe riconducibile a Bedjaoui, ritenuto l'intermediario della presunta corruzione, mentre secondo Saipem sarebbe stato il prezzo per la mediazione dell'algerino. Secondo l'ex ad in quell'occasione, ha fatto mettere a verbale, le procedure impartite da Eni per gestire i contratti di intermediazione «non erano state scrupolosamente seguite». E questa «l'ho considerata una grave mancanza da parte di Saipem».

«ENI NON HA BISOGNO DI INTERMEDIARI» - Inoltre secondo Scaroni l'Eni non aveva bisogno di intermediari in Algeria. «Le posso dire che Eni, mai nei 9 anni in cui sono stato amministratore delegato, ha stipulato un contratto di intermediazione». Soprattutto in Algeria, ha aggiunto, che «è un'area in cui secondo me Eni non deve avere intermediari perché è un investitore nei paesi. Quindi non ha bisogno di avere facilitatori». Il manager ha spiegato di aver immediatamente chiamato Tali chiedendogli spiegazioni ('Ma tu sei al corrente di questo contratto di intermediazione?') e di aver ricevuto dall'allora ad di Saipem risposte rassicuranti ('Sì certo, sono al corrente. Tutto a posto, tutto ok, non c'è nessun problema, è un nostro rappresentante per l'Algeria'). Poi ha precisato: «Io non ero il capo di Tali. Io ero l'ad della società controllante di Tali. Io a Tali non davo ordini, né a lui né a nessuno in Saipem». Tuttavia Scaroni in quella circostanza si rivolse all'allora presidente di Saipem Alberto Meomartini sollecitandolo di allontanare Tali, colpevole ai suoi occhi di non aver «rispettato una procedura chiave di Eni e di Saipem». Secondo l'ex ad di Eni, che lo fa mettere a verbale, «una discontinuità era opportuna».

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