17 luglio 2019
Aggiornato 08:00
Ricorso respinto

Referendum in salvo, perché il ricorso di Onida è stato respinto

Il Tribunale di Milano ha di fatto salvato il referendum costituzionale e gli italiani dovranno recarsi alle urne il 4 dicembre prossimo. Ecco perchè il ricorso di Onida è stato bocciato dal giudice civile Loreta Dorigo

MILANO – Il referendum è salvo. Si voterà regolarmente il 4 dicembre prossimo. Il Tribunale di Milano ha respinto il ricorso presentato il 27 ottobre scorso dal costituzionalista Valerio Onida contro la consultazione popolare promossa dal governo Renzi.

Il Tribunale di Milano «salva» il referendum
Secondo il Tribunale di Milano «il quesito non lede il diritto». Con questa motivazione il giudice civile Loreta Dorigo ha respinto il ricorso presentato dal costituzionalista Valerio Onida contro il referendum consultivo promosso dal governo Renzi. Il referendum, dunque, è salvo. E i cittadini sono chiamati a esprimere il loro voto il 4 dicembre prossimo. Bocciato anche l'analogo ricorso depositato il 20 ottobre da un gruppo di legali composto da Aldo Bozzi, Claudio e Ilaria Tani con il supporto «ad adiuvandum» di Felice Carlo Besostri (gli stessi che, con il loro intervento, spinsero la Consulta a dichiarare l'incostituzionalità del Porcellum).

Perché Onida ha sollevato la questione di legittimità
Nel mirino dei ricorrenti è finita la legge istitutiva del referendum (la 352 del 1970) che a loro giudizio violerebbe la costituzione perché non prevede lo spacchettamento del quesito in presenza di tematiche non omogenee tra loro. E' il caso della consultazione popolare del 4 dicembre sul pacchetto di riforme costituzionali messo a punto dal governo, con gli elettori chiamati a esprimere un sì o un no su 5 questioni eterogenee e diverse: il superamento del bicameralismo paritario, riduzione del numero dei parlamentari, contenimento dei costi della politica, l'abolizione del Cnel, e la revisione del titolo V della Costituzione. Da qui la richiesta di Onida e degli altri avvocati di sollevare questione di legittimità costituzionale davanti alla stessa Consulta.

Perché il giudice ha respinto il ricorso
Istanza però bocciata dal giudice civile che oggi ha sciolto la sua riserva decidendo di non inviare gli atti del ricorso alla Corte Costituzionale. «Non ritiene il Tribunale di ravvisare una manifesta lesione del diritto alla libertà di voto degli elettori per difetto di omogeneità dell'oggetto del quesito referendario», ha sentenziato il giudice civile di Milano, Loreta Dorigo. E' la stessa Costituzione, all'articolo 138, «a connotare l'oggetto del referendum costituzionale come unitario e non scomponibile», ha precisato il giudice spiegando le ragioni della sua decisione. In sostanza, ribadisce ancora il giudice Dorigo, «la materia referendaria costituzionale, al fine di garantire la coerenza interna e la ragionevolezza complessiva del testo, richiede l'applicazione del principio simul stabunt, simul cadent».

Perché non si può scomporre il quesito referendario
Perché la Costituzione «è patto fondante di una comunità statuale» ed è dunque la «natura essenziale» della Carta Costituzionale a imporre che «ogni singola materia trattata sia strettamente legata», non solo nelle disposizioni adottate all'interno di ogni singolo argomento, ma anche alle altre materie che compongono l'intero testo. Il rischio, secondo il giudice milanese, è che un'eventuale scomposizione del quesito alteri «l'equilibrio complessivo delle reciproche interconnessioni avuto di mira dal Legislatore in funzione costituente». Sul piano pratico, spacchettare il quesito del referendum del 4 dicembre «finirebbe per condurre a un'ineludibile distruzione dell'unità del disegno di revisione approvato dal Parlamento». In parole povere, non è possibile scomporre il referendum perché le conseguenze dell'approvazione di una o più parti della riforma, ma non del suo insieme, ne altererebbero la natura complessiva.