23 febbraio 2019
Aggiornato 18:30
Uscito dal carcere nel 2014

Il maniaco dell'ascensore che ha tormentato Genova per due anni: «Curatemi»

Edgar Bianchi arrestato a Milano agì indisturbato nel capoluogo ligure tra il dicembre 2005 e l’ottobre 2006. Scatenò una vera psicosi che portò anche all'arresto di tre innocenti.

Edgar Bianchi terrorizzò Genova per dieci mesi
Edgar Bianchi terrorizzò Genova per dieci mesi ANSA

MILANO - «Pensavo di esserne uscito, di essere guarito, avevo una vita normale e una fidanzata, volevo sposarmi, ma ci sono ricaduto e voglio essere curato». E' quanto ha detto, in sostanza, quando si è costituito in Procura a Milano ed è stato fermato, Edgar Bianchi, definito il «maniaco dell'ascensore», uscito dal carcere nel 2014, dopo 8 anni scontati per una ventina di violenze sessuali, e che è tornato a colpire nel capoluogo lombardo, abusando di una 13enne. Difeso da Paolo Tosoni, sarà interrogato domani dal gip.

CONVALIDA DEL FERMO - Domani mattina, intanto, nel carcere milanese di San Vittore sarà interrogato dal gip Manuela Cannavale. Scontata la convalida del fermo e l’emissione della misura cautelare in carcere per violenza sessuale aggravata, come chiesto dalla Procura, anche perché già nel primo verbale davanti agli inquirenti Bianchi ha ammesso di aver abusato dell’adolescente nel pianerottolo di un palazzo nella zona ovest della città, dopo avere individuato e seguito la ragazzina che stava tornando a casa.

USCITO DAL CARCERE NEL 2014 - Bianchi, barman genovese di 40 anni, era stato condannato in primo grado a 14 anni e 8 mesi di reclusione per violenza sessuale e tentata violenza sessuale, violenza privata, lesioni e atti osceni in luogo pubblico, per un ventina di episodi commessi in Liguria, e la pena era stata poi ridotta a 12 anni dalla Corte d'Appello e alla fine, tra indulto e liberazione anticipata, ha scontato 8 anni di carcere ed è uscito nel 2014. L’uomo, nel corso di tutti gli 8 anni di carcerazione, ha seguito un percorso psicoterapeutico e, stando a quanto precisato dal suo difensore, sentiva di «esserne uscito».