20 giugno 2021
Aggiornato 16:30
Forza Italia sulla sicurezza

Sisto: limite alle armi sì, ma Governo aiuti presidi legalità

Il deputato di Forza Italia Francesco Paolo Sisto, commentando le dichiarazioni di ieri del premier Matteo Renzi sulla necessità di porre un limite alla diffusione delle armi, ha affermato che tale pensiero è condivisibile qualora non si tocchino i presidi di legalità. «C'è una generale percezione di insicurezza», dice Sisto, ed è per questo che la gente ricorre alle armi.

ROMA (askanews) - «Giusta la necessità di porre un limite alla diffusione delle armi, ma bisogna anche capire perché le persone oggi decidono di armarsi con più facilità». Lo ha detto, ad Agorà, il deputato di Forza Italia Francesco Paolo Sisto commentando le dichiarazioni di ieri del premier Matteo Renzi. «La gente si arma perché c'è una generale percezione di insicurezza - ha proseguito Sisto - e questo dovrebbe indurre il governo ad evitare politiche che possano penalizzare i presidi di legalità. Mi riferisco alle Forze dell'Ordine, che vanno potenziate e sempre supportate, evitando tagli e riduzioni che possano significare rischio di minore efficienza sui territori; penso alle Prefetture, ai segretari comunali, tutti testimoni quotidiani della sete di legalità e conseguente sicurezza che ha ciascun cittadino. In definitiva - ha concluso - tutto quello che va in questa direzione aiuta ad incrementare sia la percezione soggettiva sia i livelli oggettivi di sicurezza e così disincentiva la diffusione delle armi».

Sicurezza Tribunali pari a zero
«La sicurezza nei tribunali, come in tantissimi altri luoghi pubblici, è pari praticamente a zero, sia per gli strumenti utilizzati sia per il difetto di convinzione degli addetti. A Milano si è pericolosamente oltrepassato il limite, e temo che questo esempio tragico possa pesare non poco sui rapporti tra cittadini e giustizia», affermavail deputato di Forza Italia ieri in un'intervista a Radio Città Futura.

La seconda chiance per le vittime della crisi
«Il gesto folle compiuto a Milano - ha proseguito - deve comunque far riflettere, sul piano normativo, su un aspetto: in un periodo di crisi, il fallimento non dovrebbe essere una sorta di 'morte presunta', quanto definitiva, dell'imprenditore; bisognerà, invece, riservare a chi è in grave crisi una seconda chance, pur nel rispetto del principio che vuole che stiano sul mercato solo imprese meritevoli. La parola 'fallito', in altri termini, dovrebbe sparire dal linguaggio giuridico», ha concluso.