13 giugno 2021
Aggiornato 06:30
La società ritiene la causa non fondata

Saipem citata in giudizio per oltre 174 milioni

Un gruppo di 64 investitori ha chiesto di essere rimborsato. Sostengono di essere stati danneggiati per «mancata informazione corretta», a fronte di acquisti di azioni della controllata Eni nel periodo compreso dal 13 febbraio 2012 al 14 giugno 2013.

MILANO – Chiesti danni per oltre 174 milioni di euro a Saipem. La società di ingegneria controllata da Eni è stata citata davanti al tribunale di Milano da 64 investitori, che hanno chiesto di essere risarciti per danni che sostengono di aver ricevuto a fronte di acquisti di azioni Saipem nel periodo compreso dal 13 febbraio 2012 al 14 giugno 2013.

SAIPEM, RESISTEREMO IN GIUDIZIO - L'azienda ha diffuso una nota dove ha ricordato che «nella relazione finanziaria 2014, pubblicata dal 9 aprile 2015, Saipem aveva informato che 'In relazione ad asseriti ritardi da parte della Società nelle comunicazioni al mercato, sono state minacciate possibili azioni risarcitorie da parte di azionisti ed ex azionisti. La Società ha valutato le richieste pervenute ritenendole non fondate'». L'azienda ha confermato tale valutazione e «pertanto resisterà in giudizio».

GLI INVESTITORI, DA SAIPEM INFORMAZIONI NON CORRETTE - Le ragioni dei 64 investitori vengono sostenute dal gruppo Deminor recovery services, che ha reso noto in un suo comunicato le motivazioni dei suoi assistiti. Secondo gli avvocati «le perdite si sono manifestate quando Saipem ha informato il mercato il 29 gennaio e il 14 giugno 2013 che il suo Ebit sarebbe stato significativamente inferiore del previsto. Le informazioni del tutto inattese hanno causato un crollo del titolo azionario di oltre il 60%. Gli investitori chiedono alla società risarcimento danni per un importo complessivo di euro 174.2 milioni». La richiesta di risarcimento nasce dalla «mancata informazione corretta da parte di Saipem circa i costi e i ricavi di contratti in essere tra il 13 febbraio 2012 e il 14 giugno 2013. Gli investitori ritengono che tale informazione distorta abbia generato una consistente sovrastima degli utili e quindi un prezzo delle azioni artificialmente gonfiato». A Saipem inoltre viene contestato di aver «mascherato come profit warning causati da nuove circostanze impreviste» le informazioni diffuse il 29 gennaio e il 14 giugno 2013, mentre a giudizio dei 64 investitori si sarebbe trattato di «correzioni della sovrastima degli utili».