19 ottobre 2020
Aggiornato 23:00
Il processo

Tangenti Saipem in Algeria: Sonatrach non amessa come parte civile

L'unica parte civile resta dunque l'Agenzia delle Entrate che si era costituita in fase di udienza preliminare e che potrà pretendere un risarcimento in caso di condanna degli imputati.

MILANO - Il «Movimento cittadini algerini d'Italia e d'Europa» e Sonatrach, l'ente di stato algerino titolare della gestione delle risorse energetiche del Paese, non sono stati ammessi come parti civili nel processo in corso a Milano sulla presunta maxi corruzione di Saipem in Algeria. Lo hanno stabilito i giudici della quarta sezione penale di Milano, bocciando tutte le richieste di costituzione di parte civile presentate nell'udienza del 2 dicembre scorso. L'unica parte civile resta dunque l'Agenzia delle Entrate che si era costituita in fase di udienza preliminare e che potrà pretendere un risarcimento in caso di condanna degli imputati.

Al centro del processo c'è la presunta maxi tangente da 198 milioni di dollari che - stando all'ipotesi accusatoria formulata dai pm Fabio De Pasquale, Isidoro Palma e Giordano Baggio - sarebbe stata pagata da Saipem ad alcuni politici algerini per ottenere commesse petrolifere del valore complessivo di 8 miliardi. Mazzetta che - sempre secondo l'accusa - sarebbe stata versata al ministro dell'Energia di Algeri, Chekib Khelil, attraverso l'intermediazione di un suo stretto collaboratore, Farid Noureddine Bedjaoui. Delle procedura di assegnazione dell'appalto si era occupata Sonatrach, l'ente che non è stato ammesso come parte civile.

Tra gli imputati ci sono lo stesso gruppo Saipem, sotto processo ai sensi della legge 231 sulla responsabilità amministrativa di società per reati commessi da propri dirigenti, e altre 5 persone, accusate a vario titolo di concorso in corruzione internazionale e dichiarazione fraudolenta dei redditi: l'ex presidente e ad di Saipem Pietro Tali, l'ex direttore operativo Pietro Varone e l'ex direttore finanziario Alessandro Bernini. E ancora, il presunto «collettore» delle tangenti Farid Nuoreddine Bedjaoui e il presunto riciclatore delle mazzette Omar Habour (il quale risponde solo di riciclaggio).

L'elenco degli imputati comprendeva fino a oggi anche Samyr Ouraied, considerato dagli inquirenti il braccio destro di Bedjaoui, ma i giudici hanno deciso di stralciare la sua posizione processuale per un difetto di notifica. L'ex amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, e l'ex responsabile del «cane a 6 zampe» per il Nord Africa, Antonio Vella, erano invece stati prosciolti in sede di udienza preliminare.