17 ottobre 2019
Aggiornato 22:00
Draghi e il QE

Bce, Draghi punta sull'estensione del QE. Ma ecco perché non funziona

La Bce conferma lo staus quo sulla politica monetaria: tassi ai minimi e avanti tutta col QE. Ma il quantitative easing non sta funzionando come dovrebbe. Il denaro costa poco, eppure la ripresa non c'è. Vince la finanza e perde l'economia reale

Il governatore della Bce, Mario Draghi.
Il governatore della Bce, Mario Draghi. Shutterstock

FRANCOFORTE - Tassi fermi e avanti con il piano di acquisto dei titoli da 80 miliardi di euro al mese. La Banca centrale europea ha confermato lo status quo sulla sua politica monetaria. Il quantitative easing proseguirà quasi certamente fino a marzo 2017, se non oltre. In ogni caso finché non riscontrerà un aggiustamento durevole dell'evoluzione dei prezzi, coerente con il proprio obiettivo di inflazione. Ma il QE sta funzionando? E se la risposta è no, perché?

Tassi ai minimi e avanti tutta col QE
La Bce resta immobile. Il Consiglio direttivo ha confermato lo status quo della sua politica monetaria. Tassi fermi ai minimi storici e avanti tutta con il QE. Il principale tasso di rifinanziamento alle banche è congelato a zero, il tasso sui depositi che le banche stesse parcheggiano presso la Bce resta al meno 0,40 per cento. Inoltre il Direttorio ha nuovamente confermato l'intenzione di condurre gli acquisti mensili di attività per 80 miliardi di euro al mese sino alla fine di marzo 2017, o anche oltre se necessario. In ogni caso finché non riscontrerà un aggiustamento durevole dell'evoluzione dei prezzi, coerente con il proprio obiettivo di inflazione.

Il quantitative easing funziona oppure no?
L'esito era previsto, come avevamo già avuto modo di sottolineare, anche perché lo scorso settembre il presidente Mario Draghi aveva fatto capire che eventuali decisioni - in particolare una nuova proroga del Quantitative Easing – sarebbero state prese soltanto a dicembre. Ma la politica monetaria della Bce sta funzionando? Il QE sta dando i risultati sperati? La banca centrale europea continua a iniettare a più riprese liquidità nel sistema economico comunitario e da diciotto mesi crea denaro dal nulla per cercare di combattere la deflazione e rilanciare l'economia dell'UE. Ma, nonostante i tassi straordinariamente bassi, la verità è che le famiglie e le imprese italiane continuano a soffrire la crisi e gli investimenti scarseggiano. Come è possibile?

Il denaro costa poco ma la ripresa non c'è
La ripresa, inutile negarlo, non c'è. Il denaro, con i tassi (troppo) bassi, costa straordinariamente poco e dovrebbe incentivare gli investimenti. Basti pensare che il tasso d’interesse per indebitarsi è passato dal 3% all’1,92% e per le imprese il taglio è ancora più favorevole: è pari al 37,8%. A queste condizioni gli imprenditori dovrebbero aver voglia di indebitarsi per realizzare degli investimenti. Ma questo non sta avvenendo. Secondo l’economista Romaric Godin, nell'Eurozona il monte dei crediti alle imprese dal 2014 ad oggi è diminuito di 130 miliardi di euro. Se lo scopo del QE era quello di coadiuvare la ripresa economica, evidentemente non sta funzionando. Il fatto è che le banche dovrebbero trasferire il vantaggio dei tassi d'interesse molto bassi all'economia reale, ma non stanno svolgendo il loro compito.

Il rubinetto del credito alle famiglie è rimasto chiuso
Prendiamo il caso degli istituti di credito italiani. Il rubinetto del credito alle famiglie è rimasto chiuso nonostante le manovre espansive della BCE: i prestiti sono passati dal -1,1% del marzo 2014 all'1,5% ma siamo ancora al di sotto della media della zona euro (pari a +1,8%). Chi guadagna dunque dal QE? Non certo l'economia reale, come testimoniano i dati. Come sottolinea Maurizio Pagliassotti (LEGGI ANCHE «Bce, perché il QE di Mario Draghi non ha alcun effetto sull'economia reale»), le risorse monetarie che vengono «create» dalle banche centrali vengono dirottate su un universo parallelo che non ha nulla a che vedere con le imprese, gli investimenti e lo sviluppo economico. La liquidità iniettata sui mercati finisce direttamente nel casinò delle Borse. Le grandi banche d'affari preferiscono giocare con la finanza piuttosto che aiutare l'economia reale.

Perché vince la finanza e perde l'economia reale
La verità è che i costi di produzione del mondo occidentale sono troppo alti rispetto ad altri paesi come la Cina, dove eserciti di schiavi producono tutto a basso costo. Perciò l'economia non riparte e la ripresa viene fagocitata dal buco nero della finanza. Come avevamo già avuto modo di spiegare (LEGGI ANCHE «Bce, via libera ai corporate bond ma i soldi dell'UE non finiranno nelle imprese europee») il crollo del costo del denaro giova soprattutto ai supermanager delle multinazionali, che possono auto-finanziarsi a basso costo per lanciarsi senza freni in audaci e vantaggiosi programmi di riacquisto delle loro azioni allo scopo di aumentarne il valore a Wall Street e realizzare fusioni e acquisizioni che eliminano i competitor. Quello della BCE è un gioco che diverte molto la finanza globale e serve, purtroppo, davvero poco all'economia reale.