19 gennaio 2020
Aggiornato 20:00
Lettera Ue al governo Gentiloni

Ultimatum dell'Ue all'Italia sui conti pubblici: «C'è un buco dello 0,2% del Pil. Subito manovra bis»

L'ultimatum di Bruxelles in direzione del governo Gentiloni non lascia adito a dubbi: l'Italia deve aggiustare i suoi conti pubblici e deve farlo in fretta. Altrimenti il paese rischia l'avvio di una procedura di infrazione

ROMA - E alla fine Bruxelles ha presentato il conto all'Italia. La Commissione europea aveva preferito non pronunciarsi prima del referendum, per non compromettere il già delicatissimo scenario politico nel Belpaese, ma ora i nodi stanno venendo al pettine. L'ultimatum dall'UE arriva forte e chiaro in direzione del governo Gentiloni: l'Italia deve aggiustare i conti pubblici. E deve farlo al più presto. Come riporta la Repubblica, servono circa 3,4 miliardi di euro per pagare quello che è stato ribattezzato da alcuni dirigenti europei come il «conto di Renzi» e la richiesta sembra essere piombata su Roma già la scorsa settimana. Da Palazzo Chigi, l'Esecutivo cerca di minimizzare, ma questa mattina il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha incontrato il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan.

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L'Ultimatum di Bruxelles all'Italia
A quanto si apprende, al centro della riunione, con ogni probabilità c'era proprio la richiesta di Bruxelles all'Italia di una manovra correttiva in tempi rapidi sui conti pubblici. Il governo, in risposta all'allert lanciato da Repubblica rende noto che sono in corso in questi giorni contatti con la Commissione Europea «per valutare i passi opportuni per evitare l'apertura di una procedura di infrazione e al tempo stesso scongiurare il rischio che interventi restrittivi sul bilancio compromettano la crescita riavviata nell'economia nazionale a partire dal 2014 ma ancora debole». Tuttavia le stesse fonti del governo sottolineano che al momento «non è ancora pervenuta alcuna lettera». Mentre il quotidiano scrive che la lettera sarebbe arrivata già la scorsa settimana.

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Il Belpaese rischia l'avvio di una procedura di infrazione
Il governo precisa inoltre che lo scorso 5 dicembre si è tenuta una riunione dell'Eurogruppo nella quale i ministri delle finanze della zona Euro hanno invitato l'Italia a fare passi utili ad assicurare che il bilancio 2017 risulti conforme alle regole del Patto di stabilità e crescita.«Tali passi sarebbero cruciali per evitare l'apertura di una procedura di infrazione a causa dell'elevato livello di debito pubblico», proseguono dal ministero. Procedura di infrazione che non sembra troppo lontana se Paolo Gentiloni non trova il modo di pagare il «conto di Renzi» senza soffocare la flebile ripresa dell'economia nazionale. L'alternativa potrebbe essere il commissariamento del paese per i prossimi anni e allora addio crescita economica.

La risposta del governo Gentiloni
Ma l'Esecutivo Renzi-bis, invece di fare mea culpa ammettendo una compromessa gestione dei conti pubblici, rilancia in direzione di Bruxelles rinnegando qualsiasi forma di responsabilità e appellandosi alla congiuntura economica negativa che affligge l'Europa: il governo italiano «ha già ricordato» che il percorso di riduzione del rapporto debito pubblico-Pil non registra ancora un'adeguata propensione alla contrazione a causa di almeno«due fattori fuori dal controllo del Governo»: l'andamento dei prezzi negativo che incide sull'andamento nominale del prodotto interno lordo (l'Istat ha confermato che in media nell'anno 2016 i prezzi al consumo hanno registrato una variazione negativa come non accadeva dal 1959) e le condizioni avverse dei mercati finanziari che non hanno reso possibile la cessione di beni del patrimonio dello Stato a condizioni adeguate. Da Palazzo Chigi rendono noto che «pur in presenza di una dinamica insoddisfacente del debito pubblico è intenzione del governo evitare di svendere asset nazionali». Fatto sta che secondo le dichiarazioni di un esponente comunitario a Bruxelles riportate da Il Sole 24 Ore, il bilancio 2017 «non raggiunge gli obiettivi prefissati» e «il buco» sarebbe pari allo 0,2% del Pil. Resta da vedere come uscirà dall'impasse Paolo Gentiloni.