20 giugno 2019
Aggiornato 19:00
Ce la farà a resistere?

Renzi, prove di ribellione: salvare l'Italia per salvare se stesso

Deficit oltre il 3% e fine dell’ingerenza del generale Haftar nella mezzaluna petrolifera della Siria. Questo sarebbe il motivo che avrebbe portato il presidente del Consiglio Matteo Renzi a manifestare dissenso, durante il vertice di Bratislava, nei confronti dell'asse franco-tedesco.

BRUXELLES - Deficit oltre il 3% e fine dell’ingerenza del generale Haftar nella mezzaluna petrolifera della Siria. Questo sarebbe il motivo che avrebbe portato il presidente del Consiglio Matteo Renzi a manifestare dissenso, durante il vertice di Bratislava, nei confronti del cosiddetto asse franco-tedesco capeggiato da Merkel e Hollande. Ovviamente, come spesso accade, c’è chi manifesta dubbi sulla reale portata della rottura che avrebbe operato il primo ministro italiano, derubricando lo scontro di sabato ad un messa in scena elettorale. Renzi, come noto, non è un cuor di leone verso i poteri europei che contano, ma la situazione in essere potrebbe demolire la sua carriera politica per sempre. E lui, in politica e con posizioni di potere, vuole rimanere a lungo.

Renzi sta pagando il conto all'austerità voluta dalla Germania
L’avvitamento della popolarità di Matteo Renzi farebbe prevalere un’ipotesi meno complottista: il capo del governo sta pagando, anche lui come chi l’ha preceduto, il conto all’austerità voluta dalla Germania, e la politica estera aggressiva della Francia. La languente ripresa economica non è percepita dall’elettorato italiano, che si appresta a presentare il primo salato conto nel prossimo referendum costituzionale.

Weidmann: Ma quale rigidità, ci sono tutte le flessibità che servono
Alle «proteste» di Renzi risponde questa mattina sulle colonne de La Stampa Jens Weidmann, ortodosso presidente della Bundesbank: «Il patto di stabilità e crescita non è affatto rigido. Contiene numerose eccezioni, non solo in caso di oneri imprevisti. Tale flessibilità è già stata stravolta e abusata, la funzione disciplinante del patto sui bilanci pubblici ne ha risentito notevolmente. Finanze statali solide sono però importanti per la sostenibilità futura dei singoli Paesi e per la stabilità dell’unione monetaria». E ancora: «Un fuoco di paglia congiunturale finanziato col debito non rimuoverebbe la debolezza strutturale della crescita in Italia. Quello di cui c’è bisogno è che il governo italiano applichi e porti avanti le riforme strutturali che ha già iniziato. Il Jobs Act, così come l’Italicum, hanno un approccio corretto»«Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?» («Fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza?»).

Merkel, Schauble e e Weidmann vogliono privatizzare anche pensioni, sanità e scuola
Weidmann riprende, con il verbo abusare, un vero affronto vedendo le condizioni economiche degli italiani, le parole di Cicerone, che diedero il là all’inizio della fine di Catilina: un chiaro segnale che l’Italia troverà un fuoco di sbarramento verso quanto vorrebbe ottenere il governo italiano, cioè un sforamento del rapporto deficit oltre il 3%. L’Italia necessita di rompere quel patto come null’altro se vuole riprendersi. Ma Merkel, Schauble e e Weidmann si oppongono risolutamente e chiedono ulteriori «riforme» regressive: privatizzazione del sistema pensionistico, sanitario e scolastico. E nuove tasse, in particolare sugli immobili di proprietà, quindi su buona parte degli italiani.

La Francia intanto combatte in Libia per il petrolio
Il secondo fronte aperto a Bratislava è invece con la Francia, ed è inerente al fronte libico dove si battaglia per il controllo dei pozzi petroliferi del nord, Raf Lanuf e Sidra, conquistati pochi giorni fa dal generale Haftar. Raid condotti dalle forze aeree di Tobruk e da un «paese straniero» – così citano le fonti – avrebbero respinto alcuni giorni fa l’attacco delle truppe del governo di Tripoli, riconosciuto dalla comunità internazionale, guidato da Fayez Serraj. Un piccolo indizio può far capire chi sia il «paese straniero»: i velivoli che hanno bombardato le truppe governative sono dei Mirage, notoriamente caccia francesi. Risulta quindi sempre più evidente che in Libia la Francia sta combattendo una guerra per il controllo dei siti petroliferi del nord. Le milizie governative si sono ritirate a causa di una potenza di fuoco soverchiante. La situazione, ovviamente, è molto delicata, perché dimostra la vera essenza dell’Unione europea. Lo spirito di Ventotene cade sui campi di battaglia dove si procede a suon di bombardamenti, come nelle lontani fasi storiche coloniali. Il territorio libico conteso in queste ore. La mezzaluna petrolifera vede presenti da decenni ingenti investimenti italiani nel settore degli idrocarburi.

Renzi ce la farà a resistere?
L’Italia, quindi, si trova costretta nell’angolo dal direttorio franco-tedesco che impone austerità con la Germania, e sviluppa politiche economiche molto aggressive, al limite del confronto armato diretto. La via d’uscita inquadrata dal presidente del Consiglio potrebbe essere quella più adeguata: un confronto finale, duro, perché ormai l’Italia non ha più nulla da perdere. Lo farà? Tornano alle mente i sorrisetti durante una conferenza stampa di cinque anni fa tra Sarkozy e la Merkel che affondarono mediaticamente il governo di Silvio Berlusconi e consegnarono il paese al tutoraggio di Mario Monti e Elsa Fornero. Renzi però si trova nella peggiore situazione possibile: sotto attacco in casa per i risultati economici deludenti, necessita di lanciare un messaggio di dignità ed orgoglio alla popolazione. Sicuramente il suo ministro dell’economia Padoan, imposto da Napolitano, non vuole sforare il rapporto deficit-Pil: ma così sarà nuovamente costretto ad una manovra regressiva, con forte incidenza sui consumi interni, che avviteranno il processo deflattivo.