18 dicembre 2018
Aggiornato 22:30

Il caso Renzi-De Benedetti non è chiuso: il giudice tiene aperta l'indagine

Il gip respinge la richiesta d'archiviazione. La vicenda ruota intorno a una telefonata dell'ingegnere in cui parla di un colloquio con l'ex premier (entrambi non indagati)

Matteo Renzi con Carlo De Benedetti
Matteo Renzi con Carlo De Benedetti (Maurizio Degl'Innocenti | ANSA)

ROMA – I pubblici ministeri di Roma avevano chiesto più volte l'archiviazione, ma non hanno convinto il giudice per le indagini preliminari, Gaspare Sturzo. Che, infatti, ha deciso l'esatto contrario: il caso sulla presunta soffiata di Matteo Renzi a Carlo De Benedetti resta aperto, e il prossimo 14 dicembre si terrà un'ulteriore udienza per ascoltare di nuovo tutte le parti in causa.

Quella fatidica telefonata
Né l'ex premier e segretario del Pd, né l'ex presidente del gruppo Espresso-Repubblica sono mai stati indagati in questa vicenda. Ma coinvolti sì, eccome: per via di una telefonata intercettata all'unico indagato, il broker finanziario Gianluca Bolengo, e acquisita dalla Guardia di finanza. È il 16 gennaio 2015 e proprio De Benedetti chiama al telefono Bolengo incaricandolo di acquistare i titoli di sei banche popolari per conto dell'azienda Romed, di cui era presidente. Il motivo? Lo spiega lo stesso Ingegnere nel corso della conversazione: «Il governo farà un provvedimento sulle popolari per tagliare la storia del voto capitario nei prossimi mesi una o due settimane», confida al suo interlocutore. E poi gli chiede: «Volevo capire una cosa (incomprensibile) salgono le popolari?». Bolengo gli risponde sicuro: «Se passa un decreto fatto bene salgono». E l'imprenditore rassicura nuovamente: «Passa, ho parlato con Renzi ieri, passa». De Benedetti, evidentemente, sapeva ciò di cui stava parlando: perché solo quattro giorni dopo, in effetti, il governo Renzi approva la riforma delle banche popolari, obbligando le prime dieci a trasformarsi in società per azioni e quotarsi in borsa. Risultato: da quella operazione De Benedetti incasserà una plusvalenza di 600 mila euro.

In attesa di pronunciamento
Beninteso, sia l'ex premier che l'Ing smentiscono di avere trasmesso o ricevuto informazioni riservate, e come detto la procura di Roma (come anche la Consob) non ravvisa a loro carico nessun reato, né tantomeno l'insider trading. Il motivo lo spiegano nella loro richiesta d'archiviazione: le due «informazioni privilegiate» in questione sarebbero state la scelta di usare un decreto legge e la data di questo decreto. Invece «a utilizzare in modo del tutto generico e, palesemente, senza connotazione tecnica, la parola 'decreto'» è stato Bolengo, e sulla data De Benedetti non è preciso, parla dei «prossimi mesi». In compenso il broker finisce indagato per ostacolo alla vigilanza e, appunto, nonostante la richiesta d'archiviazione sarà sentito di nuovo, insieme ai pm, dal giudice. A quel punto potrebbe effettivamente essere archiviato, oppure mandato a processo. Sugli eventuali reati, in tutta questa vicenda, infatti, il giudice deve ancora esprimersi...