17 ottobre 2019
Aggiornato 10:00
Mondializzazione senza scampo

Germania e Cina con enormi surplus commerciali: inizia da Parigi la deglobalizzazione?

Il surplus cinese è di 196,4 mld di $, pari al 1,4% del PIL cinese. In Germania è di 289 mld di $, ovvero il 8,3% del PIL nazionale. Un gigantesco trasferimento di ricchezza che, forse, la Francia, con il supporto degli Usa, vuole fermare

La Cina di XiJinping e la Germania di Angela Merkel vantano giganteschi surplus commerciali, inizia dalla Francia la de globalizzazione?
La Cina di XiJinping e la Germania di Angela Merkel vantano giganteschi surplus commerciali, inizia dalla Francia la de globalizzazione? ANSA

PARIGI - Il surplus cinese, nei primi sei mesi del 2017, è stato di 196,4 mld di $, pari al 1,4% del PIL: una corsa che non accenna ad arrestarsi. Nei giorni precedenti alla pubblicazione del dato il segretario del Pcc (Partito Comunista Cinese), nonché presidente della Repubblica popolare cinese, Xi Jinping, ha dovuto fronteggiare le rimostranze del presidente Usa Donald Trump: è evidente che un tale surplus, in continua espansione da più di quindici anni, rappresenta un immenso drenaggio di capitali da parte della Cina e della sua economia basata sul capitalismo sotto stretta tutela dello stato. Inoltre, per evitare il «pericolo» di fuga di capitali, il governo cinese sta ponendo pesanti vincoli agli investimenti all’estero del suo sistema economico: le immense masse di capitali che giungono in Cina, restano intrappolate entro i confini della grande muraglia. E’ un processo di globalizzazione economica, al di là delle spettacolari acquisizioni dei simboli dell’occidente – come le squadre di calcio italiane – che prevede il flusso mono direzionale delle risorse economiche. La Cina importa capitali e lavoro ed esporta beni e disoccupazione. Questo il senso delle cifre importanti che da anni si susseguono.

Germania senza freni
A riguardarci molto più da vicino è il dato che proviene dalla Germania: 289 miliardi di euro, pari al 8,3% del PIL tedesco. Un cifra stratosferica, che rende evidente il cannibalismo economico che il paese governato da Angela Merkel, opera sull’Europa Unita. Non solo: salta agli occhi il rapporto tra i surplus dei due giganti: quello tedesco è pari a tre volte e mezzo quello della Cina. Da dove arriva questo enorme afflusso di capitali dall’estero? Cina e Germania hanno, nel tempo della trasformazione dal primario al terziario avanzato, difeso la propria industria. Ovviamente la Cina ha avuto terreno facile grazie al suo sistema giuslavorista che di fatto ha istituito la schiavitù salariata. Per altro non una novità storica. La Germania ha ottenuto lo stesso risultato, anzi migliore, grazie alla svalutazione perpetua avuta all’atto del passaggio dal marco all’euro. E, in misura minore, dai vari piani Hartz che hanno scardinato il mercato del lavoro creando un sistema occupazionale ultra precario. La Germania, come noto, è divenuta la patria del lavoretti: lo stesso modello culturale che soggiace all'italico Jobsact.

Verso la de globalizzazione?
Lo squilibrio di queste cifre manifesta i limiti del processo economico che da circa venticinque anni egemonizza il mondo capitalistico. Se è vero che centinaia di milioni di esseri umani sono usciti dalla povertà assoluta, è lapalissiano che tale redistribuzione non è dovuta a una equilibrata redistribuzione della ricchezza attraverso il lavoro. Semplicemente la working classe europea, e nord americana, ha visto trasferire in altri continenti la sua capacità produttiva. In nome di trasformazioni tanto vane quanto sconfitte dalla storia, e dalla statistica: la rigenerazione dei tessuti produttivi attraverso le valorizzazioni culturali e territoriali, terziario avanzato, non hanno sostituito il plusvalore che creava l’industria. In poche parole: in Italia, ma vale anche per la Francia o la Spagna, e in parte anche per l’Inghilterra, i posti di lavoro persi – o trasformati in precari – dall’industria pesante non sono stati rimpiazzati dalla cosiddetta «economia immateriale». Il capitalismo avanzato, da alcuni bizzarri filologi denominato «cognitivo», porta ad un progressivo svuotamento della società. Non bastano centri commerciali dove consumare compulsivamente, non bastano i turisti che arrivano nel bel paese, e men che meno basta la cosiddetta green economy.

Macron e la nazionalizzazione delle banche: in Italia
La Francia di Macron pare aver invertito la rotta di questo processo, avviandosi sul sentiero della de globalizzazione economica. A fronte dell’imbarazzante neocolonialismo commerciale della Germania - da molti anni i tedeschi violano ogni parametri inerenti i surplus commerciali -, la Francia ha deciso di statalizzare parzialmente la sua economia. La nazionalizzazione dei cantieri navali di Saint Nazaire chiama direttamente in causa l’Italia, ma il messaggio è per la Germania che continua a violare le regole, richiamando sempre tutti al rispetto delle regole. Macron, dopo aver tagliato le spese militari, ha affossato la Torino – Lione, altro schiaffone all’Italia che non sa mai da che parte stare. Il presidente monarca francese ha deciso quindi di salvare la sua industria, ovvero la classe lavoratrice. L’Italia ha deciso di salvare le banche, ovvero i banchieri. La de globalizzazione, se fondata sul primato nazionale dell’industria, potrà quindi fermare gli enormi surplus di Cina e Germania, e rilanciare un processo più equilibrato e giusto?