7 dicembre 2019
Aggiornato 17:00
Tassi troppo bassi

Perché la Germania, padrona d'Europa, ora attacca la Bce e Mario Draghi

Tra Berlino e Francoforte lo scontro è aperto. La Bce ha deciso di prolungare il Quantitative easing almeno fino a marzo 2017, ma dalla Germania arrivano reazioni durissime. Ecco cosa rischiano le banche e le compagnie assicurative tedesche

La cancelliera tedesca, Angela Merkel.
La cancelliera tedesca, Angela Merkel. Shutterstock

BERLINO – Tra Berlino e Francoforte è scontro aperto per il prolungamento del QE. La Bce ha ribadito che il quantitative easing proseguirà fino a marzo 2017, o anche oltre se necessario, ma il banchiere centrale tedesco, Jens Weidmann, e il ministro delle Finanze di Angela Merkel, Wolfgang Schaeuble, hanno duramente criticato la politica monetaria espansiva del governatore Mario Draghi. Perché la Germania, padrona d'Europa, ora se la prende con la Bce? Quali interessi tedeschi sono in ballo?

Lo scontro aperto tra Berlino e Mario Draghi
Sale la tensione tra Berlino e Francoforte. La Bce ha confermato l'intenzione di prolungare il quantitative easing almeno fino a marzo 2017 per combattere l'inflazione, ma non ha escluso che il piano di acquisto dei titoli pubblici e privati possa proseguire anche oltre «qualora fosse necessario». Durissime le reazioni in Germania, e non solo dalle parti di Alternative für Deutschland. Anche il banchiere centrale tedesco, Jens Weidmann, e il ministro delle Finanze di Angela Merkel, Wolfgang Schaeuble, si sono scagliati contro le scelte di politica monetaria del governatore Draghi. Come mai la Germania, padrona d'Europa, ora se la prende con la Bce? Cosa temono i tedeschi?

Cosa rischiano le banche e le compagnie assicurative tedesche
La verità è che i colossi del credito tedesco e le compagnie assicurative teutoniche hanno i piedi d'argilla e rischiano di collassare a causa dei tassi (troppo) bassi perpetrati dalla banca centrale europea. Mentre Mario Draghi cerca di combattere la deflazione con i tassi sotto zero, questi mettono a dura prova tutte le forme di previdenza e colpiscono in modo particolare quelle made in Germany. Infatti, il modello di business delle banche e delle compagnie assicurative tedesche le rende particolarmente vulnerabili ed è per questo che stanno esercitando forti pressioni sui politici e sui media per contrastare le manovre espansive della Bce.

L'allarme lanciato dal Fondo monetario internazionale
Il problema delle compagnie assicurative tedesche – che occupano un ruolo di primo piano nell'economia nazionale – è che il loro business si fonda su polizze vita a rendimento garantito, ma con gli attuali tassi d'interesse non riescono più a far fronte agli impegni assunti con i clienti quando i tassi erano più alti. Se il costo del denaro continuerà a mantenersi basso troppo a lungo, nel giro di qualche anno tutto il comparto assicurativo della Germania potrebbe collassare. Tanto che perfino il Fondo monetario internazionale ha recentemente lanciato l'allarme sugli effetti collaterali dei tassi bassi sulle assicurazioni tedesche. Ma non finisce qui. Perché anche le banche tedesche rischiano grosso. E soprattutto Deutsche Bank.

I tassi bassi fanno tremare anche Deutsche Bank
Il colosso del credito teutonico ha almeno 32 miliardi di euro investiti in titoli tossici. E, come se non bastasse, ha puntato il tutto per tutto su una scommessa persa in fatto di tassi d'interesse: quelli troppo bassi aggravano ulteriormente la sua posizione scoperta sui prodotti subordinati esponendola alla tempesta in arrivo come una zattera in mezzo al mare. Basti pensare che la perdita di Deutsche Bank (LEGGI ANCHE "Chi ha più derivati in portafoglio in Europa è Deutsche Bank quindi chi comanda è Deutsche Bank") relativa al quarto trimestre del 2015 è stata pari a un quinto dell'intero debito greco (proprio quello al centro di una delle crisi più difficili dell'intera storia comunitaria). Ma, di fronte al flagello dei tassi bassi, tutte le banche tedesche faticano a restare in piedi. Per questo alcune di loro hanno deciso di tassare i depositi dei loro clienti per tutelare i margini di profitto erosi dal costo del denaro sotto zero.

La Germania e quel tesoretto da 122 miliardi di euro
A fare da apripista è stata una piccola banca cooperativa della Baviera, la Raiffeisen Gmund, che ha fatto parlare di sé annunciando l'introduzione di un tasso d'interesse negativo sui depositi privati che superano i 100.000 euro (LEGGI ANCHE "Banche e tassi, ecco perché i tedeschi preferiscono le casseforti casalinghe e l'economia internazionale rischia grosso"). Ecco perché la Germania, padrona d'Europa, improvvisamente è diventata il nemico numero uno di Mario Draghi e della Bce. Ma vale la pena sottolineare che proprio grazie alla politica dei tassi bassi il paese ha messo da parte un vero e proprio tesoretto risparmiando diversi miliardi di euro di interessi sul debito pubblico. Negli ultimi otto anni, e precisamente dal 2008 al 2015, la Germania ha incassato ben 122 miliardi di euro, frutto della differenza fra le cedole previste e quelle effettivamente pagate, grazie ai tassi bassi adottati per combattere la deflazione (LEGGI ANCHE "Mario Draghi e la Germani, come l'Europa arricchisce solo i tedeschi"). Insomma, anche quando ci perde, la Germania (stra)vince sempre. Alla faccia di tutti gli altri paesi dell'Eurozona.