21 febbraio 2020
Aggiornato 05:30
L'analisi

Chi ha più derivati in portafoglio in Europa è Deutsche Bank, quindi comanda Deutsche Bank

Il più grande portafoglio derivati appartiene a Deutsche Bank. Qui vi spieghiamo perché questo meccanismo sta in piedi, e perché alla fine chi comanda è sempre la Germania

BRUXELLES - Le regole dell’Unione Europea probabilmente le ha scritte Chuck Palahniuk, autore del celebre romanzo «Fight Club». La prima regola del Fight Club Ue potrebbe essere questa: l’Unione Europea è una cosa – nessuno sa dire cosa – fondata sui derivati tossici: chi ha più derivati tossici comanda. La seconda e ultima regola del Fight Club Ue: chi ha più derivati in portafoglio in Europa è Deutsche Bank, quindi comanda Deutsche Bank. Fine. Le parole pronunciate da Mario Draghi «Lavoriamo per l’euro, non per Berlino» confermano l’esistenza di queste regole. Peccato che l’euro sia la moneta di Berlino.

I derivati in mano a Deutsche Bank
La notizia è nota: il più grande portafoglio derivati – ma tecnicamente sarebbe meglio parlare di posizione scoperta, anche se è un po’ meno elegante per i raffinati linguaggi dei banchieri centrali dell’Unione Europea – non appartiene allo Stato greco, o italiano, o tedesco: appartiene a Deutsche Bank. Ovvero una sorta di Mps teutonica moltiplicata per mille, guai compresi, avente un’esposizione pari a 70mila miliardi.

«Se devi fare un debito, fallo enorme»
Qualche numero può creare un rapporto dimensionale che spieghi la gravità di questa voragine. La Grecia ha un debito pari a 30 miliardi di euro. La perdita di Deutsche Bank nel quarto trimestre del 2015 è stata pari a 6 miliardi di euro, un quinto dell’intero debito greco. Sono previsti entro il 2018 trentamila licenziamenti. Il debito pubblico dell’Italia è pari a 2.167 miliardi di euro. Il Pil della Germania è pari a un ventesimo del portafoglio derivati presenti dentro Deutsche Bank. Come insegna nel suo splendido libro l’antropologo sociale Davide Graber, «Debito, i primi 5000 anni» (Il saggiatore), da quando è stato inventato il concetto di debito monetario, a partire quindi dai sumeri, vale solo una regola: se devi fare un debito devi farlo enorme, gigantesco, fuori scala. Se farai così, sarai padrone del tuo creditore.

Deutsche Bank padrona della Germania
Con i derivati il principio è uguale. Infatti, solo nell’ottobre del 2015, mentre le banche italiane arrancavano, Deutsche Bank superava in scioltezza gli stress test dell’Eba (European Bank Authority). Strano, perché solo tre mesi prima la Fed statunitense sentenziò che Deutsche Bank non sarebbe sopravvissuta ad una crisi finanziaria. Deutsche Bank è quindi, di fatto, padrona dello Stato Tedesco, della Bce, e di tutti gli stati dell’Unione europea. Tutti chiamati allo sbatter di tacchi in presenza di un loro preciso ordine. Ma in cosa si materializza questo imperium?

Il vero obiettivo del crollo dei listini europei
Solo due mesi fa i sussurri sulla situazione patrimoniale della banca tedesca hanno scatenato un crollo dei listini europei del 20%. Il messaggio era chiaro: questo è l’assaggio, se non si trova una soluzione politica in sede Ue ai guai finanziari di Deutsche Bank trasciniamo il mondo all’inferno. Ma il tracollo finanziario sul titolo aveva un obiettivo preciso: confezionare delle nuove regole comunitarie che permettano alla banca tedesca di fare come se nulla fosse, alterando quelle giù esistenti. Sono le regole di Basilea III, che dovrebbero creare un contesto più o meno paritario per tutti gli istituti bancari che fanno parte della Ue.

Cosa c'è dietro a Basilea III
Gli accordi di Basilea tendono a mitigare il rischio di crisi sistemiche del settore bancario. Sono convenute dai presidenti delle Banche centrali. Basilea III, il più importante perché successivo ai grandi collassi del 2007 e 2008, aveva il compito di rafforzare la struttura patrimoniale delle banche. In particolare una regola risulta(va) indigesta per lo status quo di Deutsche Bank: la presenza di un livello massimo di leva finanziaria, pari al 3% delle attività in bilancio e fuori bilancio, inclusi i derivati. Una regola quindi semplice: se hai dei derivati, dato che sono pericolosi per tutti, questi devono essere coperti totalmente.

La nuova proposta di calcolo di bilancio che salva DB
Con queste norme Deutsche Bank rischiava di diventare una banca ad alto rischio di crisi. Non solo per i settantamila miliardi di euro emessi, immondizia che qualcuno si è preso, ma per i 32 miliardi, sempre di derivati, che qualche hedge fund – homo omini lupus – le ha piazzato. Tutti classificati livello 3, cioè spazzatura. Per Deutsche Bank, come per molte altre banche, questo pacchetto significava poderosi aumenti di capitale – nel caso migliore – che avrebbero abbattuto il valore del titolo, già sceso del 50% nei primi mesi dell’anno. Ma l’Unione Europea è il ring di Fight Club e quindi Deutsche Bank è corsa ai ripari, attraverso il suo uomo al governo, il ministro di ferro Wolfgang Schauble. Il cui sprezzante cinismo evidenzia l’ordito morale di cui è composta l’Unione europea. Nel silenzio generale, il Comitato di Basilea ha annunciato che la proposta di un calcolo in bilancio privo della leva di quota di copertura non è più previsto. Le nuove regole saranno confacenti ai bisogni tedeschi, riprodurranno quindi il sistema di calcolo della leva oggi attuato da Deutsche Bank. In parole semplici: i derivati possono rimanere scoperti.

L'aumento delle crisi sistemiche
Questo passaggio ovviamente aumenta il rischio di crisi sistemiche del settore bancario. Perché le nuove regole cucite su misura sui bisogni di Deutsche Bank legittimano un uso spregiudicato delle leve finanziarie maggiormente pericolose, e rafforzano le dinamiche economiche loose-loose che, come noto, si concludono sempre con il collasso dei sistemi. Perché tutte gli istituti finanziari da oggi non sono saranno legittimati ad attuare i truffaldini sistemi di copertura di Deutsche Bank, ma saranno obbligati a farlo se vorranno rimanere sul mercato. E il primo che cadrà trascinerà tutti gli altri. A fronte della gravità della situazione resta il silenzio di tutti i governi della Ue, in particolare di quello francese e italiano: tutti lanciati verso il baratro.