13 novembre 2019
Aggiornato 20:00

Milan, impasse Galliani: «Ibra e Romagnoli? Piange il telefono»

Preoccupa l’immobilismo della dirigenza rossonera, ormai da diversi giorni senza novità di rilievo nelle trattative che dovrebbero rinforzare la squadra di Mihajlovic. Alla luce del calendario, impegnativo fin dalla prima giornata per i rossoneri, sarà il caso di dare un’accelerata alle varie operazioni. E spunta un piano B per il difensore.

MILANO - È un’estate strana per i tifosi rossoneri, caratterizzata da sbalzi di umore ed emozioni forti come non capitava da anni. Prima la conferma, alla luce della positiva trattativa tra Silvio Berlusconi e Bee Taechaubol (a proposito, l’uomo d’affari è sbarcato ieri a Milano e già oggi potrebbe incontrare il presidente onorario) per la cessione del 48% del pacchetto azionario rossonero, di una ritrovata disponibilità economica così da tornare competitivi sul mercato. Poi l’inizio con i fuochi d’artificio, ma tutti esplosi  tra le mani di un impreparato Adriano Galliani (inutile ricordare l’esito sconcertante delle trattative per Kondogbia e Jackson Martinez, entrambi praticamente dati per nuovi acquisti del Milan e poi finiti rispettivamente all’Inter e all’Atletico Madrid). Poi ancora la redenzione dell’ad con gli acquisti in rapidissima successione - indispensabili per calmare una piazza in fermento - di Bertolacci, Bacca e Luiz Adriano. E adesso un preoccupante silenzio che inizia ad essere assordante.

Per Ibra e Romagnoli trattative in stallo
Da ormai troppi giorni si continua a parlare sempre delle stesse trattative, quella per Alessio Romagnoli, bloccato dalla Roma che pretende la cifra spropositata di 30 milioni di euro, e quella per Zlatan Ibrahimovic, che in realtà non è più nemmeno una trattativa, visto che l’accordo tra l’entourage dello svedese pare ormai raggiunto da un pezzo, ma fin quando Ibra non avrà il via libera dal Paris Saint Germain è destinato a rimanere nel cassetto di Galliani.
Ecco il vero problema di questo scorcio di estate rossonera: nessun passo in avanti, nessun segnale concreto di lavori in corso, nessun aggiornamento sostanziale e soprattutto nessuna strategia alternativa per mettere a disposizione di Sinisa Mihajlovic gli innesti necessari per rendere il Milan di nuovo competitivo, al pari di Juventus, Inter, Roma e Napoli.

Manca ancora un regista
Che, se vogliamo essere onesti fino in fondo, non possono essere solo il difensore centrale di piede mancino richiesto a gran voce dal tecnico serbo e l’uomo in grado di spostare gli equilibri di qualsiasi squadra al mondo (ovviamente Zlatan Ibrahimovic). Il Milan, inutile negarlo, avrebbe bisogno come il pane di un centrocampista di qualità, talento, creatività, fosforo, capace di prendere in mano la squadra e far girare il velocemente pallone, praticamente tutto ciò che è mancato ai rossoneri da quando Nigel De Jong è stato piazzato nel ruolo di centrocampista centrale davanti alla difesa. Per carità, nulla contro il roccioso olandese, capace di sputare sangue in mezzo al campo per la sua squadra e i suoi compagni, ma non può essere certo lui a dover far girare la squadra come un orologio.
Alla base di tutto c’è un sostanziale equivoco tattico: l’ex City ha sempre dato il meglio quando ha avuto un centrocampista centrale accanto in grado di svolgere i compiti di impostazione mentre lui intanto sradicava il pallone dai piedi degli avversari. Ecco perché il movimento più naturale di De Jong con il pallone tra i piedi è cercare il compagno più vicino e liberarsi della sfera con un passaggio di tre metri. Ovvio che al Milan non possa bastare un compitino del genere ed è per questo che Mihajlovic è chiamato a trovare in fretta una soluzione alternativa, dall’impiego di Montolivo come vertice basso oppure alla richiesta ufficiale di un regista di centrocampo con tutti i crismi.

Trattative bloccate da quando Galliani è in Cina
A contribuire a questo stato di pericolosa empasse, oltre al viaggio-vacanza di Adriano Galliani in Cina con la squadra che ha naturalmente distolto l’ad dal suo lavoro di unico uomo-mercato rossonero («Ibra e Romagnoli? Piange il telefono…» le parole dell’ad), anche l’assenza pressoché totale di strategie alternative agli obiettivi sbandierati con così tanta e pericolosa enfasi. Ma se nel caso di Ibrahimovic la mancanza di un piano B può essere comprensibile - sfido chiunque a trovare nel mondo un calciatore così dominante come lo svedese - per quanto riguarda Romagnoli sembra essere diventata una sorta di boomerang. La Roma infatti, preso atto del desiderio del Milan di mettere le mani solo sull’ex doriano, continua a tenere alta l’asticella della richiesta (30 milioni), mentre Galliani è fermo sulla sua offerta di 25.

Si pensa ad Astori, ma a quel punto meglio restare così
E così, preso atto di una situazione che rischia di incancrenirsi sull’intransigenza reciproca, al Milan potrebbero aver individuato la soluzione tampone in caso di fallimento della missione-Romagnoli. Se dovessero continuare i problemi nella trattativa con la Roma, i rossoneri potrebbero infatti virare su Davide Astori che sarebbe quindi il colpo last minute del Condor Galliani.
Inutile dire che un acquisto del genere sarebbe pressoché inutile. Con tutto il rispetto per il difensore del Cagliari, Mihajolovic ha bisogno di qualcuno in grado di aumentare il tasso tecnico della difesa e potenziare un reparto che al momento non offre adeguate garanzie. Decisamente non il profilo di Davide Astori.
Se l’unica opzione di intervento fosse questa, a quel punto forse sarebbe meglio restare così, tenendo Mexes, Alex, Paletta, Zapata e magari rischiare il tutto per tutto con Rodrigo Ely.