17 ottobre 2019
Aggiornato 13:01
Il ritorno della Troika

Grecia, nessuna pietà per Tsipras

L'Eurogruppo ha applaudito alle riforme del governo Tsipras, ma ha sbloccato solo una prima tranche degli aiuti promessi al paese. La Troika fa sapere che il resto verrà sborsato dall'Esm solo dopo un'altra accurata valutazione

Il premier greco Alexis Tsipras
Il premier greco Alexis Tsipras Shutterstock

ROMA – L'Eurogruppo applaude alle riforme del governo greco di Alexis Tsipras. Ma concede alla Grecia solo 1,1 miliardi di euro a fronte dei 2,8 miliardi che erano stati promessi al paese ridotto sull'orlo del collasso. I soldi, peraltro, serviranno esclusivamente a ripagare gli interessi sul debito greco ai creditori. I rapporti tra Alexis Tsipras e la Troika tornano a complicarsi (LEGGI ANCHE "Grecia: dove inizia la fine degli stati nazione per finanziare le banche").

L'Eurogruppo concede alla Grecia solo 1,1 miliardi su 2,8
La Grecia ha fatto i compiti a casa. E l'Eurogruppo ha applaudito alle riforme del governo Tsipras. Ma non è bastato. I ministri delle Finanze dei 19 paesi dell'Eurozona, riuniti per l'Eurogruppo in Lussemburgo, hanno sbloccato la seconda tranche di aiuti allo stato ellenico concedendo però solo 1,1 miliardi di euro a fronte dei 2,8 miliardi che erano stati promessi al paese. La troika fa sapere che il resto della tranche – 1,7 miliardi di euro - verrà sborsato dall'Esm solo dopo un'accurata valutazione, che si svolgerà alla fine del mese di ottobre, dei dati relativi al pagamento degli arretrati ai creditori da parte della Grecia.

Le riforme approvate dal governo Tsipras
L'accordo tra la Grecia e i partner europei sul terzo piano di aiuti, che prevede altri 86 miliardi di euro in cambio di un durissimo piano di riforme, è stato raggiunto nel luglio del 2015 dopo una lunga e sofferta trattativa con il governo di Alexis Tsipras. Ma ora i rapporti tra la Troika e la Grecia tornano a complicarsi. Il governo Tsipras non ha solo stretto la cinta. Ha sacrificato pensioni, salari e servizi ai cittadini per garantire all'UE un tasso di crescita del Pil pari al 2,7% (ricordiamo che in Italia siamo fermi allo zero virgola) dopo sette anni di recessione. La riforma delle pensioni approvata dal Parlamento ellenico taglia gli assegni previdenziali futuri e riduce ulteriormente le pensioni complementari.

Nuovo debito per pagare i creditori
Inoltre c'è in ballo la riduzione dei salari minimi per i giovani e sono state avviate molte privatizzazioni. Le famiglie del ceto medio e di quello basso hanno visto aumentare il carico fiscale del 337%, perdendo circa l’86% del reddito disponibile prima delle riforme. I tagli salariali e la disoccupazione nazionale – che si è assestata al 27 % - hanno determinato un drammatico peggioramento della salute della popolazione: le malattie croniche sono aumentate del 26% e la mortalità infantile è cresciuta del 50%. Il debito greco ammonta a 294,4 miliardi di euro, pari al 170% del Pil ellenico, ma è detenuto per il 70% dalla zona euro. Ora l'Eurogruppo ha concesso altri 1,1 miliardi di euro di aiuti al paese.

Nell'Unione Europea la legge non è uguale per tutti
Ma questi soldi sono destinati esclusivamente a finire nelle tasche dei creditori. In pratica, l'UE sta aiutando la Grecia a pagare i suoi debiti facendo nuovi debiti. Questi 1,1 miliardi di euro serviranno a pagare le banche tedesche e francesi e il Fondo monetario internazionale (450 milioni di euro sono destinati proprio al Fmi). Tutto questo mentre lo stesso istituto guidato da Christine Lagarde chiede da tempo un taglio del debito ateniese e la riduzione del surplus primario imposto al paese, perché considerato «irrealistico» (LEGGI ANCHE "Grecia: il Fmi ammette di averla sacrificata per salvare l'euro"). Vale la pena ricordare che, mentre Alexis Tsipras viene punito aver osato ribellarsi alla Troika, la Germania ha violato ancora una volta (è il sesto anno di fila) le regole comunitarie sull'avanzo commerciale (LEGGI ANCHE "Perché la Germania non è la locomotiva ma la zavorra d'Europa) e la Francia ha sforato il deficit di oltre il 3%. Ma nell'Unione Europea la legge non è uguale per tutti.