22 settembre 2019
Aggiornato 12:30
Atene in fiamme

L'ipocrisia dell'Europa che offre aiuti alla Grecia dopo averla saccheggiata

Gli incendi hanno provocato oltre cento morti in Grecia. Storia di una catastrofe annunciata in un paese letteralmente messo in ginocchio dall'Ue

ATENE - Non esiste un relazione diretta tra le politiche di austerità imposte alla Grecia, dai vari organismi sovranazionali che l'hanno spolpata, e gli incendi di questi giorni che stanno incenerendo una parte del paese. E, ovviamente, chi lo sostiene va incontro agli strali bempensanti di coloro che non vogliono vedere, di coloro che vogliono rimuovere. Da Marco Licinio Crasso, a Cosimo de Medici, passando per Jan Coen e Pizzarro per arrivare a Soros i grandi saccheggiatori della storia, tramite l'usura o altro, hanno sempre avuto l'ossessione del senso di colpa, da espiare attraverso grandi opere propagandistiche, spesso mascherate da filantropia.Come sostiene l'antropologo David Graeber » i grandi saccheggi sono sempre seguiti da piccolo ma spettacolari redistribuzioni autocelebrative»: quindi, più si ruba, più si saccheggia un popolo, maggiore la pretesa di essere percepito come benefattori si allarga. Un ristretto numero di di individui domina la Grecia grazie ai piani di ristrutturazione nazionale imposti dal 2012. Portati avanti da un governo socialista, anzi di estrema sinistra. A cui però non viene in mente, in queste ore, di dire: «Se avessimo avuto più risorse, se il paese non fosse stato saccheggiato, non staremmo fronteggiando questa catastrofe». Ma si limita a dare la colpa agli incendi "dolosi", come se la colpa di un'apocalisse simile fosse di qualche squilibrato.

Ma è davvero solo colpa degli incendi dolosi?
La tecnica, di scaricare le colpe sui singoli episodi derivanti dal naturale squilibrio umano, è nota. Lo scorso autunno, quando un pezzo del Piemonte fu divorato per settimane dai roghi il governo diede la colpa agli incendi "dolosi". L'origine delle disgrazie greche, e delle fortune degli invisibili speculatori e banchieri, non viene messa in relazione: ma nel momento del bisogno, della tragedia, lo speculatore buono non esita a mostrarsi generoso. I miliardi, come noto, non bastano: gli usurai vogliono essere amati. Suonano così vagamente disgustose e ipocrite le parole di Angela Merkel e Jean Claude Junker, che si prostrano di fronte alle fiamme che inghiottono centinaia di vite. La domanda, per quanto retorica, è da porre: qual è la differenza tra i programmi di aggiustamento strutturale e gli incendi che stanno carbonizzando la Grecia? Così come le offerte di aiuto, di canadair, di squadre di vigili del fuoco in arrivo da tutto il mondo. Come se la Grecia non avesse abbastanza personale da dispiegare: il problema è che non ci sono i soldi per pagarli. Così mentre, giustamente, l'attenzione è focalizzata sull'apocalisse di fiamme che circonda Atene, e non solo, a cui vengono dedicate pagine e pagine, si sorvola su altri fattori di morte e distruzione in Grecia.

Le fiamme che divorano, da anni, la Grecia
Edizioni speciali e titoli a nove colonne in cui si spiega come e perché quasi l'ottanta per cento della popolazione greca non ha accesso ad un'assicurazione sanitaria? Zero. Edizioni speciali per i continui tagli allo stato sociale? Zero. Edizioni speciali per la vendita dell'intero patrimonio pubblico? Zero. Edizioni speciali per l'aumento del debito in virtù delle manovre imposte dalla Trojka? Zero. Secondo i dati della banca centrale greca, la mortalità infantile nel Paese è salita dal 2,65% nel 2008 al 4% nel 2014. Aumentati anche i malati di AIDS e epatite C, insieme al numero di suicidi - che negli ultimi tre anni è aumentato del 35,7%. Dato 2015.
Dopo otto anni di manovre strutturali le famiglie a rischio povertà sono 789 mila su un totale di 4,1 milioni di famiglie. La Grecia sopravvive grazie ai sussidi sociali del governo, dato che l'economia è stata distrutta. Il Washington Post,  solo poche settimane spiegava bene come sia finita la crisi in Grecia: «La crisi economica greca è finita soltanto per chi non vive in Grecia. La ripresa di cui si vantano le autorità europee non esiste. E il Fondo monetario prevede, con ottimismo, che nel 2023 la Grecia sarà del 12% più povera di quanto lo fosse nel 2007, prima della crisi. Questo implica che tornerà al livello pre-recessione nel 2030, o giù di lì. Hanno fatto un deserto, e lo hanno chiamato ripresa».

Questa è la Grecia che brucia
Lo ricorda perfino Federico Fubini sul Corriere della Sera: "L’ultimo taglio al ministero della Protezione civile, dal quale dipendono i vigili del fuoco in Grecia, è arrivato con il quattordicesimo pacchetto di austerità a primavera dell’anno scorso. L’area della sorveglianza antincendio ha perso allora 34 milioni di euro, distribuiti fra il personale e i mezzi». In tutto, come si legge sempre sul Corriere, i milioni tolti alla protezione delle foreste dalle fiamme sono cento. Gli scioperi dei pompieri si sono susseguiti nel tempo, raggiungendo l'apice nel 2017. Le responsabilità di Alexis Tsipras, da cui perfino il capo della sinistra francese Jean Luc Melanchon ha preso le distanze, sono evidenti. Ma ancor più evidente è l'ipocrisia di chi, oggi, pensa di lavarsi la coscienza offrendo qualche aiuto, e molta propaganda.