Esteri | Crisi Grecia

Al mercato degli esseri umani: Tsipras prende i migranti tedeschi se la Merkel gli taglia il debito

Migranti come merce di scambio: Tsipras offre un'ancora di salvezza alla cancelliera tedesca, in cambio chiede sconti sul debito

Il premier greco Alexis Tsipras con la cancelliera tedesca Angela Merkel
Il premier greco Alexis Tsipras con la cancelliera tedesca Angela Merkel (EPA/OLIVIER HOSLET)

BERLINO - La sgradevole sensazione che i migranti siano una merce di scambio. Il dubbio che sulle spalle di chi soffre si giochi una partita dai contorni inquietanti, che coinvolge poteri finanziari, banche, carriere politiche che rischiano di crollare, dopo decenni, e altre che potrebbero resuscitare quando ormai si consideravano perdute. I migranti messi sul mercato, al miglior offerente? I migranti come i rifiuti nucleari? Il primo ministro greco, Alexis Tsipras, lo scorso 21 giugno ha ottenuto il congelamento dei debiti Efsf per 10 anni e una riserva di aiuti da 24 miliardi di euro: un grande risultato, sostiene. In cambio, si è detto disponibile a firmare un accordo con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, per facilitare la cessione alla Grecia di richiedenti asilo giunti in Germania. Questi sono, in definitiva, gli accordi tra «volenterosi». Espressa in questi termini, altri e più sobri sono difficili da individuare, la vicenda appare piuttosto brutale. La Germania vende, a caro prezzo, i suoi migranti alla Grecia.

Migranti in cambio di debito
Peggio: la Germania vende - vorremmo trovare un altro verbo ma è impossibile - i suoi migranti in cambio di uno sconto del debito greco, valutato dai maggiori analisti mondiali, il Fmi, in ogni caso non restituibile. Talmente fuori scala da essere considerato, di fatto, inesigibile, ma in grado di imporre la svendita dell'intero patrimonio sociale, pubblico e privato, sul mercato. Dopo tre anni di «aggiustamenti strutturali» e austerità, il debito pubblico greco è aumentato al 181% del Pil, circa 295 miliardi di euro. Ma chi detiene i bond greci? Secondo il Wall Street Journal, 131 miliardi di euro spettano all’European Financial Stability Facility (EFSF) , l’antesignano dell'European Stability Mechanism (Esm), il Fondo salva stati europeo, che ne detiene altri 30 miliardi, per un totale di ben 161 miliardi di euro. E' facile quindi comprendere la ragione dell'accordo tra Tsipras e la Merkel.

Il greco salva la tedesca
Siamo probabilmente di fronte a una sindrome di Stoccolma, perché in questo modo la cancelliera tedesca ottiene una via di scampo proprio da Alexis Tsipras: i due furono oggetto di una umiliante resa, il premier greco nei confronti di Angela Merkel, nel 2015, quando il referendum anti-Troika fu votato dalle urne ma cancellato proprio dal leader di Syriza. Il mercato delle vacche che si sta prospettando nel continente europeo appare contrario a ogni morale. E, nel centro di questo nuovo mercato, vi sarebbe la logica che prevede la contrattazione che mette in relazione esseri umani e debito pubblico. Solo alcuni giorni fa il premier Tsipras aveva indossato la cravatta, per la prima volta nella sua vita, nel momento in cui il suo Paese usciva, solo in parte, dal piano di sorveglianza della Troika e tornava sul mercato del debito. Da tre anni infatti la Grecia non aveva la possibilità di vendere il suo debito pubblico, privata quindi della possibilità di attrarre risorse finanziare: che, peraltro, sono strettamente necessarie per ripianare capitale e interessi. E non già per investire, se non in minima parte e con manovre prettamente mediatiche, stato sociale e investimenti pubblici.

Crisi politica rimandata in Germania
«Dobbiamo trovare un modo, nel quadro del diritto internazionale, per condividere il peso e non avere questa posizione ingiusta per i Paesi in prima linea, ma anche per la Germania, perché non è giusto che tutte queste persone vadano in Germania, perché credo che questo sia un problema europeo»: queste lo parole di Alexis Tsipras, che traggono fuori dal pantano politico la cancelliera tedesca Angela Merkel. La quale, dopo lo stallo avuto durante l'ultimo vertice europeo sul tema dei migranti, si trova in grave difficoltà interna con l'alleato. Andreas Nahles, della Spd «non esclude» nuove elezioni. Ora le acque sembrano più calme, ma la coalizione potrebbe arrivare a collassare dato che il ministro degli interni tedesco, capo politico della Csu, ha un approccio molto restrittivo nella gestione del flussi migratori: in netto contrasto con la componente Cdu, nonché socialdemocratica.