22 ottobre 2019
Aggiornato 11:30
L'affaire di Intesa San Paolo

Banche venete, Messina: «A noi nessun regalo dal Tesoro». Davvero?

All'indomani dell'acquisto da parte di Intesa San Paolo della parte sana delle ex popolari venete al prezzo simbolico di un euro, l'ad Carlo Messina dice la sua

L'amministratore delegato di Intesa San Paolo, Carlo Messina, ha rilasciato un'intervista a La Repubblica.
L'amministratore delegato di Intesa San Paolo, Carlo Messina, ha rilasciato un'intervista a La Repubblica. ANSA

MILANO – All'indomani dell'acquisto da parte di Intesa San Paolo della parte sana delle due ex popolari venete, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, al prezzo simbolico di un euro, l'amministratore delegato della prima banca d'Italia ha rilasciato un'intervista a La Repubblica per difendere il suo istituto dalle accuse mosse dalla stampa nelle scorse ore. Sono in molti, infatti, a credere che il Natale sia arrivato con largo anticipo quest'anno in quel di Torino. Vale la pena ricordare a questo proposito che la gigantesca mole di sofferenze bancarie e le perdite future per i contenziosi legali delle due banche venete verranno dirottate su una «bad bank» che non intaccherà in alcun modo il patrimonio di Intesa, che invece potrà usufruire di aiuti pubblici per portare a buon fine il suo intervento.

Messina: Natale non è ancora arrivato
«No, guardi, il Natale per Intesa Sanpaolo arriverà anche quest'anno il 25 dicembre», chiarisce Carlo Messina aggiungendo un attimo dopo che «noi stiamo facendo un'operazione che aiuta risparmiatori, clienti e dipendenti in territori importanti e che contribuisce anche a rafforzare il sistema creditizio e l'Italia». Secondo l'amministratore delegato della prima banca d'Italia, non c'è stato «nessun regalo» perché Intesa ha deciso di intervenire solo dopo essere stata chiamata direttamente dall'advisor del Tesoro a partecipare a un'asta alla quale hanno aderito anche «altre primarie banche internazionali». In particolare Bnp-Paribas, Crédit Agricole e Unicredit, che sono giusto andate a dare un'occhiata.

Condizioni particolarmente favorevoli
Messina ci tiene a precisare che da Intesa è arrivata «l'unica offerta completa», ma resta il fatto che le condizioni dell'accordo sono particolarmente favorevoli alla prima banca d'Italia: un'offerta – null'altro che simbolica – di un solo euro per acquistare la parte sana di due importanti banche del Nord Italia, una dote da ben 5 miliardi di euro versata dallo Stato italiano a garanzia dell'operazione e del salvataggio dei due istituti di credito e una clausola risolutiva nel contratto che garantisce a Intesa la possibilità di ritirarsi in qualsiasi momento e senza danno alcuno qualora degli imprevisti rendessero meno conveniente l'intervento della banca nel salvataggio della Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Un vero affare per Messina, che tuttavia ribatte spostando l'attenzione su «cosa sarebbe successo senza la nostra offerta».

Il «regalo» del Tesoro a Intesa San Paolo
Lo scenario descritto dall'amministratore delegato è quantomeno apocalittico: «corsa agli sportelli delle banche venete, con effetto domino su altri istituti» e una crisi economica senza precedenti che avrebbe preso in ostaggio l'intero territorio su cui insistono le ex popolari venete. Messina ricorda anche che se le due banche venete fossero fallite, lo Stato avrebbe perso i 10 miliardi di euro messi a garanzia dei titoli emessi dalle venete. «10 miliardi di soldi pubblici in fumo - ribatte l'ad di Intesa -. Molto più dei 5 miliardi di euro che lo Stato versa adesso, con un conto approssimativo». Tutto vero, signor Messina. Senza l'intervento di Intesa, per le banche, i lavoratori, i risparmiatori, il territorio, lo Stato italiano e l'intera Unione europea sarebbe potuta andare peggio di così. Ma Intesa San Paolo ci guadagna, eccome se ci guadagna. E il termine «regalo» resta probabilmente il più azzeccato che si possa utilizzare per descrivere le condizioni particolarmente vantaggiose del salvataggio delle ex popolari venete ad opera della prima banca d'Italia.