20 giugno 2019
Aggiornato 19:00
Finanza

Banche venete, Consob punta il dito contro Bankitalia: «Non ci ha segnalato i problemi»

Il direttore generale dell'Authoriy, Angelo Apponi, è stato ascoltato questa mattina dalla Commissione d'inchiesta sul sistema bancario italiano e ha accusato la Banca d'Italia

La Consob accusa la Banca d'Italia per la crisi delle due ex popolari venete
La Consob accusa la Banca d'Italia per la crisi delle due ex popolari venete ( ANSA )

ROMA – La Consob punta il dito contro la Banca d'Italia. E non lesina accuse nemmeno contro le due ex popolari venete. Il direttore generale dell'Authoriy, Angelo Apponi, è stato ascoltato questa mattina dalla Commissione d'inchiesta sul sistema bancario italiano che sta indagando sulle responsabilità dei recenti crac finanziari nazionali. Apponi riferisce che la Consob non ha ricevuto alcuna informazione sul prezzo delle azioni al termine dell'ispezione condotta nel 2007. "Noi siamo stati informati - è l'accusa mossa dall'Authority a Bankitalia - delle tematiche relative al prezzo in maniera diversa per le due banche venete». Tanto che i bond subordinati emessi da entrambi gli istituti non sarebbero mai stati approvati dalla Consob. «Se avessimo avuto segnali di quella profondità che poi abbiamo ricevuto solo due anni dopo - ha messo in chiaro Apponi - avremmo reagito in maniera diversa».

Le accuse della Consob a Bankitalia
La Consob accusa Bankitalia di aver condiviso con l'Authority informazioni parziali che non avrebbero permesso alla stessa di cogliere i «segnali» della profonda crisi in cui versavano le due banche venete. Per quanto riguarda Veneto Banca, Apponi ha riferito che la Consob ha ricevuto da Bankitalia solo l'indicazione nel 2013 che il prezzo delle azioni dell'aumento di capitale era alto e che questa indicazione è stata quindi riferita da Consob ai risparmiatori. Solo nel luglio del 2015 Consob riceve da Bankitalia uno stralcio dell'ispezione del 2013 dove viene indicata la metodologia adottata da veneto banca per definire il prezzo delle azioni. Una metodologia che considerava, però, un arco temporale superiore all'orizzonte del piano e presupponeva una crescita dell'utile netto del 30%.

I bond emessi da Bpvi e Veneto Banca
Apponi sottolinea quindi che non è stata la Consob - ma una autorità estera - ad autorizzare i due bond subordinati emessi da BpVi e Veneto banca a fine 2015. Apponi ha ricordato che in caso di strumenti non equity, come le obbligazioni subordinate, infatti le norme comunitarie prevedono che il prospetto può essere approvato da una qualunque autorità estera sui mercati dove verrà realizzata l'offerta. Pertanto sia nel caso del bond da 200 milioni di BpVi sia nel caso di quello dello stesso importo di Veneto banca, il relativo «documento di offerta non è stato approvato da Consob».Inoltre, Apponi ha sottolineato che Consob non ha ricevuto informazioni da Bankitalia sugli aumenti di Bpvi nel 2001, 2008 e 2015, mentre nell'anno in corso la Consob ha ricevuto informativa dalla Bce di una sanzione a Bpvi.

Consob: Avremmo agito diversamente
L'Authority precisa inoltre che solo a fine 2014 c'è stata un'esplosione di esposti nei confronti di Veneto Banca e Bpvi e per questo la commissione ha deciso di avviare l'ispezione sui due istituti. «Fino al 2013 il flusso di esposti era a livelli fisiologici - precisa Apponi - 10 su Veneto Banca e 2 su Bpv. Nel 2014 su Veneto banca arrivano 111 esposti e 13 su Bpvi. Nel 2015 gli esposti su Veneto banca sono 171 e 111 su Bpvi». Apponi puntualizza che le reazioni della Consob «dipendono dal tipo di informazioni e dalla convergenza di indizi. E l’ispezione si fa quando esistono sufficienti indizi». L'Authority tiene quindi a precisare che «se avessimo avuto segnali di quella profondità avremmo reagito in maniera diversa».