20 settembre 2018
Aggiornato 00:00

Veneto Banca, l'autodifesa di Gros-Pietro: non spetta a Intesa Sanpaolo risarcire gli azionisti

«Siamo assolutamente fiduciosi che nella sede adeguata questi tentativi di citazione verranno respinti» ha detto il banchiere
Il presidente del Consiglio di Amministrazione di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro
Il presidente del Consiglio di Amministrazione di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro (ANSA/GIORGIO BENVENUTI)

TORINO - «Mi aspetto che vengano poste le basi per una situazione di maggiore chiarezza nello svolgimento dell'attività bancaria. Per noi è importante avere chiarezza sugli obiettivi e sui comportamenti». Lo ha detto il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, interpellato a Torino, su cosa si attenda dalla relazione dalla Commissione bicamerale di inchiesta sulle banche. «Avere chiarezza può essere un fattore di accelerazione della crescita dell'Italia e della maturità finanziaria, un elemento su cui il paese ha qualche gap da colmare» ha aggiunto. 

«Tentativi di citazione verranno respinti»
Quando gli viene chiesto se si senta preoccupato dal fatto che Intesa Sanpaolo possa essere chiamata in causa come responsabile civile nell'ambito del processo Veneto Banca la sua risposta stizzita è quantomai sintomatica: «Assolutamente no»«Noi non abbiamo acquistato le banche venete, ma solo alcuni asset delle banche, come avviene in caso di fallimento o liquidazione. Siamo assolutamente fiduciosi che nella sede adeguata questi tentativi» di citazione «verranno respinti» ha detto il banchiere. «È comprensibile che chi ha perso i propri soldi tra i risparmiatori cerchi di riaverli, ma non è comprensibile che gli azionisti delle banche venete chiedano di essere risarciti dagli azionisti di Intesa» ha messo in chiaro Gros-Pietro.

L'accordo per sostenere il lavoro
Intanto, non potendo o volendo risarcire gli azionisti, nel mondo delle banche va in scena l'accordo tra l'Abi e i sindacati del credito per ampliare le funzioni del fondo per l'occupazione (Foc), come previsto dall'ultimo rinnovo contrattuale. «Sviluppando sinergie in materia di politiche attive per l'occupazione - sottolinea l'Abi - viene implementata l'operatività del Foc in connessione al fondo di solidarietà per la riconversione e riqualificazione professionale, per il sostegno dell'occupazione e del reddito del personale e del credito». Ancora una volta - sostiene l'associazione bancaria - «relazioni sindacali dialettiche e costruttive» hanno consentito di rafforzare uno strumento bilaterale dedicato alla creazione e al sostegno della buona occupazione anche a difesa dell'occupabilità delle persone. «Necessità accentuata dal bisogno di nuove mansioni professionali dettate dai cambiamenti in atto. Questo passa innanzitutto da un potenziamento delle prestazioni del fondo, grazie all'impiego di risorse private senza alcun carico per la finanza pubblica».

Cosa prevede l'accordo
L'accordo, spiega l'Abi, «sulla base delle risorse disponibili rafforza la possibilità di intervenire su profili che vanno dalla rioccupazione dei lavoratori alla solidarietà espansiva, dalla riconversione e riqualificazione professionale a ulteriori iniziative per agevolare l'occupazione giovanile». L'intesa prevede il «sostegno alla rioccupazione dei lavoratori che hanno perso il posto di lavoro (destinatari delle prestazioni emergenziali del fondo di solidarietà Abi), attraverso specifici incentivi all'assunzione; l'istituzione di una piattaforma per incrociare domanda e offerta di lavoro, inizialmente limitata ai bancari che hanno perso il posto di lavoro; il sostegno al reddito per i lavoratori che accettano il part-time in prossimità della pensione, con garanzia della contribuzione piena ai fini pensionistici, in cambio di assunzione di giovani (solidarietà espansiva)». Previsto anche «il finanziamento della formazione da riqualificazione-riconversione per fronteggiare possibili eccedenze di personale» e si punterà a «favorire percorsi qualificati di alternanza scuola-lavoro attraverso un contributo spese alle aziende che sostengano la conoscenza del mondo del lavoro da parte dei giovani».

Obiettivo: ricambio generazionale
Per l'Abi «le parti hanno centrato un obiettivo fondamentale per usare tutti gli strumenti di natura contrattuale che favoriscano anche un ricambio generazionale più rapido e senza tensioni occupazionali». In questa direzione, nel 2012-2017 «il Foc ha già finanziato tra assunzioni e stabilizzazioni 17.655 domande di prestazione per un impegno complessivo di spesa di oltre 135 milioni di euro. Questo a fronte di circa 17mila uscite dalle aziende, nello stesso periodo, tramite il fondo di solidarietà e il relativo assegno straordinario, registrando un numero pressoché corrispondente di assunzioni-stabilizzazioni».