18 ottobre 2019
Aggiornato 04:00
Bolle speculative

Il segreto dietro la «prudenza» di Mario Draghi: crack finanziario in autunno?

Il Fondo monetario internazionale ha rivisto al rialzo le stime della crescita economica italiana, ma molti economisti temono che nei prossimi mesi possano esplodere delle bolle finanziarie

Il banchiere centrale Mario Draghi è intervenuto al Forum delle banche centrali a Sintra.
Il banchiere centrale Mario Draghi è intervenuto al Forum delle banche centrali a Sintra. ANSA

WASHINGTON – Il Fondo monetario ha rivisto al rialzo le previsioni sulla crescita italiana ed europea. Ma il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, resta prudente e per il momento preferisce mantenere la barra a dritta sul quantitative easing sostenendo ancora la ripresa economica dell'Unione europea con gli stimoli monetari del programma di acquisto dei titoli di stato. Il comportamento del banchiere centrale lascia presagire che all'orizzonte possano palesarsi delle minacce impreviste. E forse non è un caso se molti economisti ritengono che in autunno si verificherà un grande crack finanziario capace di destabilizzare tutta la finanza globale. All'origine della possibile esplosione della gigantesca bolla speculativa ci sarebbero le azioni sopravvalutate delle imprese «ad alta tecnologia» e i mostruosi quantitative easing delle banche centrali.

Dietro le cifre del Fondo Monetario Internazionale
Secondo gli ultimi dati del Fondo Monetario Internazionale, la crisi economica sembra ormai quasi alle nostre spalle. Nonostante i problemi cronici che affliggono il Belpaese, come la crisi delle banche e del debito pubblico in aumento. Problemi tutt'altro che archiviati e che, invece, rischiano di peggiorare nel prossimo futuro. Ma c'è bisogno di un po' di ottimismo per tenere in piedi il governo Gentiloni e contenere le tensioni sociali che attraversano il Paese da Nord a Sud. Soprattutto, le istituzioni economiche internazionali – leggi Fmi, Bce e Fed – devono necessariamente scongiurare il pericolo più grave: il dilagare del panico sui mercati finanziari. Una volta dato il via all'effetto domino, infatti, tornare indietro sarebbe impossibile e le conseguenze disastrose in tutti i contenenti. Perciò si parla tanto di ripresa economica, anche se diversi economisti denunciano da tempo i sinistri scricchiolii nella finanza globale.

Finanza ipertrofica a Wall Street
Basti pensare che oggi il 44% dei gestori di fondi, sondati dalla Bank of America, ci dicono che le azioni delle imprese ad «alta tecnologia» - quelle della Silicon Valley per capirci - sono sopravvalutate così tanto da aver perso i riferimenti con l'economia reale. L'andamento dei profitti non corrisponde più ai numeri di Wall Street e la finanza ipertrofica ne ha preso il posto. Ma non finisce qui. Alcuni economisti vedono un pericolo imminente anche nelle grandi bolle create banche centrali con i loro quantitative easing, come quello della Banca centrale europea, che continua a stampare moneta. E intanto negli Stati Uniti d'America stanno crollando le vendite nei negozi fisici: -5,3%. E' il calo più rapido degli ultimi cinque anni. Il sintomo evidente di un'economia che inciampa, nonostante i numeri di Wall Street.

Il debito pubblico italiano continua a crescere
Il tutto mentre oltreoceano, l'Unione europea fa ancora i conti con la crisi più dura della sua storia. E trema sotto il peso del debito pubblico greco e di quello italiano. Vale la pena sottolineare infatti che ben mille miliardi di debito pubblico italiano hanno rendimenti negativi. Ma è una situazione paradossale, poiché dovrebbero essere altissimi visto il rischio che corre chi decide di prestare denaro all'indebitatissimo Stato italiano. E gli istituti di credito dello Stivale hanno nel loro ventre oltre 253 miliardi di questo gigantesco debito pubblico nazionale. Se la crisi del debito dovesse fare di nuovo capolino nel Belpaese potrebbe travolgere tutto il sistema bancario contagiando anche gli altri istituti di credito comunitari in poco tempo. Perché il tasso di interdipendenza del settore bancario europeo è troppo alto per evitare il contagio. Uno scenario da apocalisse. Ecco perché Mario Draghi preferisce mantenere un atteggiamento prudente. E crediamo, visti i pericoli che potrebbero palesarsi all'orizzonte, che stavolta non abbia torto.