27 giugno 2019
Aggiornato 04:30
Crisi Bpvi e Veneto Banca

Banche venete, dietro il diktat di Bruxelles potrebbe esserci lo zampino della Merkel

Il tempo stringe per Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. La soluzione sembra vicina, ma qualora dovessero fallire sarebbero in molti a guadagnarci oltre confine

Dietro la richiesta di Bruxelles sulle banche venete potrebbe esserci lo zampino della Germania.
Dietro la richiesta di Bruxelles sulle banche venete potrebbe esserci lo zampino della Germania. ( ANSA )

VICENZA – Il tempo stringe per le due banche venete e il vicedirettore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, al convegno Unione Bancaria e Basilea chiede di fare presto. Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca insistono sullo stesso territorio e qualora dovessero fallire le ricadute in termini di disoccupazione e crisi economica sarebbero disastrose per il Nord Est del nostro Paese. Sono a rischio circa 11mila posti di lavoro e una parte consistente delle imprese nazionali che rappresentano un quota considerevole del Pil italiano. Nonostante l'intervento del Fondo Atlante – che vale la pena ricordare ha già iniettato 2 miliardi e mezzo nel buco nero delle banche venete – il destino della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca è più ondivago che mai. E ora è nelle mani di Bruxelles. O forse della Germania.

Lo zampino della Merkel dietro il diktat dell'UE
Dietro l'intransigenza mostrata da Bruxelles, che ha chiesto un altro miliardo di euro di soldi privati per dare il via libera alle ricapitalizzazione precauzionale dei due istituti, potrebbe esserci lo zampino di Angela Merkel. Come scrive su Libero Nino Sunseri, secondo questa ricostruzione, nient'affatto fantascientifica, l'obiettivo della Germania sarebbe quello di mettere le mani sul ricco tessuto imprenditoriale del Nord Est del nostro Paese. Un tesoro a buon mercato qualora l'affaire delle due banche venete dovesse finire male. La stessa tesi è esposta su Insider Business diretto da Giovanni Pons, ex firma di Repubblica.

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L'erede di Mario Draghi sarà tedesco
In particolare, ad agevolare la digestione delle imprese italiane da parte di quelle tedesche sarebbe proprio la decennale collaborazione tra le stesse cementata da anni di forniture. Il fallimento di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca metterebbe in ginocchio tutta la Regione e sarebbe facilissimo per i tedeschi – come pure per i francesi, ma qui i loro interessi non sono così preponderanti come quelli della Germania - allungare le mani oltre confine e concludere buoni affari. Vale inoltre la pena sottolineare che Angela Merkel sta lavorando duro affinché l'erede di Mario Draghi alla Bce sia proprio il tedesco Jens Weidmann, il governatore super-falco della Bundesbank, e che il dossier di Mps è ancora aperto.

L'intransigente Germania alla riscossa
La situazione del Monte Paschi Siena è molto diversa da quella delle due banche venete. In primis perché Mps è una banca di interesse sistemico e quindi difficilmente potrà essere lasciata fallire. Questo non vale per Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, che per Bruxelles potrebbero diventare la Caporetto del credito d'Italia dando vita al primo bail in dell'Unione europea allo scopo di ricordare ai banchieri di tutto il continente che le regole comunitarie vanno rispettate. Della serie: siamo costretti ob torto collo a salvare Mps, ma non faremo lo stesso per le due banche venete. Il risultato sarebbe però una catastrofe per lo Stivale, che sta cercando faticosamente di uscire dalla crisi economica con una ripresa quantomai fragile e sensibilmente esposta a shock esterni come questo.