8 marzo 2021
Aggiornato 19:00
nel rapporto annuale

Crisi, Bce: «Ecco i 4 rischi che minano la stabilità finanziaria dell'Ue»

Il rapporto annuale della BCE sulla stabilità finanziaria sottolinea che l'incertezza politica è una zavorra per l'economia del continente, e mette in rilievo i quattro fattori di rischio più importanti per l'unione monetaria. Il Fondo Atlante da solo non basta

ROMA - Il rapporto annuale della BCE sulla stabilità finanziaria parla chiaro. L'accresciuta incertezza politica, derivante anche dal rischio Brexit e dall'avvicinarsi delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, «può rappresentare una zavorra sulla fiducia di imprese e consumatori e, in definitiva, sulla crescita economica».Ma non finisce qui. Ecco quali rischi oggi corre l'economia del continente.

Il rapporto annuale della BCE
Nel rapporto annuale sulla stabilità finanziaria, la Bce sottolinea che «le prospettive di crescita appaiono in grado di resistere nella maggior parte dei paesi avanzati, ma i rischi di indebolimento permangono». Tra questi si contano gli effetti dei crolli del petrolio, le sfide per garantire la sostenibilità dei conti pubblici sul lungo termine e il rischio di «riassestamento delle valutazioni sull'affidabilità creditizia». In alcuni Paesi vi sono anche vulnerabilità sui prezzi dell'immobiliare.

L'incertezza politica è una zavorra per l'economia
Inoltre l'accresciuta incertezza politica, derivante dal rischio Brexit e dalle elezioni presidenziali negli Usa, rappresenta  «una zavorra sulla fiducia su imprese e famiglie e, in definitiva, sulla crescita economica». Ma secondo la BCE sono quattro i principali fattori di rischio che incombono sulla stabilità finanziaria dell'area euro. Il primo è costituito da «ulteriori incrementi dei premi di rischio e tensioni finanziarie, che potrebbero essere innescati da stress nei mercati emergenti e dal persistere di bassi prezzi delle materie prime». Questo rischio è in aumento.

I quattro fattori di rischio
E anche il secondo fattore è in crescita: «le basse prospettive di redditività di banche e assicurazioni, con le attività di intermediazione che sono ulteriormente frenate dall'irrisolto problema dei crediti deteriorati». In aumento più moderato, invece, è il terzo elemento chiave di rischio sulla stabilità finanziaria: «gli accresciuti timori sulla sostenibilità dei debiti pubblici e privati (nel settore non bancario), nel contesto di bassa crescita economica e incertezza politica». Infine, il quarto elemento, che invece appare stabile, è nella «prospettiva di tensioni nel settore del fondi di investimenti, amplificate da rischi sulle liquidità e con ricadute sull'intero settore finanziario».

Il Fondo Atlante non basta
In questo senso, la creazione del Fondo Atlante in Italia - nato proprio per facilitare lo smaltimento dei crediti deteriorati delle banche - rappresenta uno «sviluppo positivo», secondo l'istituzione monetaria e comunitaria. Ma in generale «in vari Paesi servono altri progressi rilevanti per abbassare i crediti deteriorati a livelli gestibili», avverte la BCE nel suo rapporto annuale sulla stabilità finanziaria. Le banche con livelli più elevati di crediti deteriorati (Npl, o Non performing loans), infatti, tendono ad erogare meno prestiti. Perciò «è necessario compiere progressi più rapidi nella loro gestione».