17 ottobre 2019
Aggiornato 12:31
Il Paese chiede la fine delle sanzioni da parte di USA, UE e ONU

Iran: l'accordo sul nucleare è «fattibile»

Il capo negoziatore di Teheran, Abbas Araqchi alla vigilia della scadenza dell'ultimo round negoziale del gruppo 5+1 in corso a Losanna ha spiegato che «si sono trovate soluzioni su molti punti». Il premier israeliano Benjiamin Netanyahu: «Pericolo per l'intera umanità»

BERNA – Nucleare iraniano: un accordo è «fattibile» perché «si sono trovate soluzioni su molti punti». L'annuncio è arrivato dal capo negoziatore di Teheran, Abbas Araqchi alla vigilia della scadenza dell'ultimo round negoziale del gruppo 5+1 in corso a Losanna. Se i negoziatori si accorderanno si arriverà alla stesura del testo finale, comprendente anche gli aspetti tecnici e legali, entro la fine di giugno.

SEGNALI POSITIVI DA USA - «Stiamo ancora lavorando su uno o due temi, i colloqui sono nella loro fase finale e sono molto difficili», ha spiegato il diplomatico iraniano che ieri escluso che l'Iran possa accettare di immagazzinare le sue scorte di uranio arricchito all'estero, come richiesto dai negoziatori occidentali. Oggi i ministri degli Esteri di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Russia e Cina, oltre all’Alto rappresentante della politica estera dell’Ue Federica Mogherini si confronteranno con il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif. Un segnale che l'accordo sia in direttura d'arrivo è stato lanciato dalla delegazione americana, con il segretario di Stato John Kerry che ha annullato il suo rientro negli Usa per restare al tavolo delle trattative fino all'ultimo giorno di trattative, il 31 marzo. Esistono però ancora delle divergenze che riguarderebbero la durata dell'accordo tra i 5+1 e l'Iran; le ricerche e lo sviluppo delle centrifughe iraniane e infine la rimozione delle sanzioni (ovvero se debba essere immediata o graduale).

LE RICHIESTE DELL'OCCIDENTE - Da parte occidentale si vuole rallentare per almeno 10 anni il programma nucleare iraniano in modo che il Paese non possa accumulare quantità di uranio arricchito sufficienti a fabbricare una bomba atomica. In particolare la comunità internazionale punta a un «breackout time», il tempo necessario per produrre abbastanza uranio arricchito per una bomba atomica, per Teheran di un anno, così da poter scoprire e distruggere qualsiasi infrastruttura coinvolta, se l'Iran provasse a dotarsi di un arsenale atomico. Per limitare le capacità del Paese l'Occidente vorrebbe che riducesse le proprie centrifughe attive a 6mila (oggi ne ha 19mila di cui 10.200 operative), cifra non confermata dai negoziatori iraniani. Nell'accordo si dovrà specificare quali siti nucleari l'Iran sarà autorizzato a mantenere. In particolare non si vorrebbe toccare quello di Natanz, mentre i Paesi occidentali hanno chiesto che il reattore ad acqua pesante di Arak si trasformi in reattore ad acqua leggera. Questo reattore, in fase di costruzione, potrebbe produrre fino a 10 chilogrammi di plutonio l'anno. Teheran ha proposto di limitare la produzione di plutonio a un chilogrammo l'anno (ne servono 2 per fabbricare una bomba atomica). Inoltre è richiesto che l'Agenzia internazionale dell'Energia atomica (Aiea) venga autorizzata a condurre controlli nei siti nucleari iraniani senza preavviso (clausola già accettata dall'Iran tra il 2003 e il 2006 quando il dossier nucleare iraniano arrivò al Consiglio di sicurezza Onu).

TEHERAN VUOLE FINE SANZIONI - L'Iran, che vuole il «pieno diritto all'Energia nucleare con obiettivi pacifici», ha chiesto che vengano meno da subito le sanzioni economiche adottate da Stati Uniti, Unione europea e Onu, mentre le controparti hanno proposto una revoca graduale. Nello specifico i Paesi del 5+1 sarebbero pronti a revocare in tempi rapidi le sanzioni europee e americane che colpiscono in particolare il settore petrolifero e finanziario; le sanzioni adottate dall'Onu nel 2006 sarebbero invece rimosse passo dopo passo, nel corso di diversi anni, in base alle ispezioni e ai rapporti dell'Aiea.

ISRAELE, PERICOLO PER L'UMANITÀ - Intanto Israele continua a remare contro l'accordo. Il premier Benjiamin Netanyahu ha dichiarato che il testo in discussione è «peggiore di quanto Israele ha finora temuto e va fermato». Il primo ministro di Tel Aviv ha collegato, durante un consiglio dei ministri, la recente splosione di violenza in Yemen. Secondo l'israeliano le vittorie sul campo degli houthi, miliziani sciiti (come la maggioranza degli iraniani) che hanno preso la capitale Sanaa, è un'ulteriore prova che l'Iran sta cercando «di conquistare l'intero Medioriente», proprio quando «muove verso la nuclearizzazione. L'asse Iran-Losanna-Yemen è molto pericoloso per l'intera umanità. E deve essere fermato» ha concluso Netanyahu.