Banche

Carige, via libera al piano «lacrime e sangue»: tagliati mille dipendenti e 120 filiali

La banca prevede un ritorno all'utile nel 2018 e punta a soddisfare le richieste di Bruxelles, ma il nuovo piano industriale non sarà indolore soprattutto per i lavoratori

Al via i licenziamenti di massa del nuovo piano industriale di Banca Carige.
Al via i licenziamenti di massa del nuovo piano industriale di Banca Carige. (ANSA)

GENOVA – Via libera al nuovo piano industriale 2017-2020 di Banca Carige. La banca prevede «un ritorno a un risultato economico positivo nel 2018» e punta a soddisfare «integralmente» le richieste di Bruxelles. Come deciso dalla Bce, lo stock dei crediti deteriorati dell'istituto finanziario dovrà ridursi dai 7,5 miliardi di euro del 2016 a 5,5 miliardi entro la fine del 2017 per arrivare a quota 3,7 miliardi entro il 2019. Ma il nuovo piano del ceo, Paolo Fiorentino, ha optato per un'accelerazione rispetto al piano dello scorso febbraio di Guido Bastianini, tanto che il closing delle dismissioni è previsto adesso da Carige tra la fine del 2017 e marzo 2018. Il «Transformation program» che promette di riabilitare l'istituto finanziario sia agli occhi dei risparmiatori che a quelli di Bruxelles, tuttavia, non è indolore. Il piano industriale prevede anche la riduzione di circa mille dipendenti e la chiusura di circa 120 filiali.

Al via i licenziamenti di massa in banca Carige
Nei licenziamenti di massa sarà coinvolto circa il 20% del personale della banca e il 20% degli sportelli. Le cifre in questione vengono chiarite nelle slide di presentazione del piano industriale che punta a una riduzione del 23% dei costi operativi entro il 2020. I dipendenti scenderanno così dai 4.742 di inizio luglio 2017 (erano 4.873 a fine 2016) ai circa 3.900 a fine piano mentre le filiali passeranno dalle 518 di inizio luglio (dato che sconta già 58 chiusure nel corso dell’anno) a 455 a fine piano. Il piano del ceo Paolo Fiorentino ha aumentato i tagli di oltre il 100% rispetto a quelli previsti nel piano di Bastianini.

Una strada tutta in salita per recuperare la fiducia
La strada per la guarigione, però, è ancora lunga e in salita. La dismissione dei crediti deteriorati potrebbe lasciare una voragine nei conti dell'istituto perché per rispettare le scadenze di Francoforte la banca dovrà abbassare il prezzo di cessione delle sofferenze. Da qui il timore degli azionisti che possa rendersi inevitabile un aumento di capitale. Ancor più difficile sarà cercare di far dimenticare ai clienti e ai mercati quella brutta faccenda dell'arresto dell'ex vicepresidente dell'Abi ed ex presidente del Cda di Carige, Giovanni Berneschi – da oltre vent'anni alla guida della banca genovese -, avvenuto circa tre anni fa in seguito a un'indagine della Procura di Genova che gli ha imputato le accuse di associazione a delinquere, truffa aggravata e riciclaggio.