7 dicembre 2019
Aggiornato 22:00
Tre decadi di disuguaglianza

Christine Lagarde vive in un universo parallelo: signore e signori ecco a voi il paradiso della globalizzazione

Per la teoria del multiverse esistono infiniti universi paralleli e in quello della direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, chiudere le frontiere è sbagliato e la crescita globale è troppo bassa. Ma ecco cosa sta succedendo realmente

La direttrice del Fondo Monetario Internazionale Chistine Lagarde
La direttrice del Fondo Monetario Internazionale Chistine Lagarde Shutterstock

ROMA – Per la teoria del multiverse esistono infiniti universi paralleli e non c'è dubbio che la direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, viva in un mondo diverso dal nostro. Ma ecco cosa sta succedendo nel nostro universo e perché è in corso, silenziosa e inesorabile, una vera e propria selezione naturale della razza umana.

La teoria del multiverse
La teoria del multiverse è piuttosto semplice: non esiste un unico universo, ma infiniti universi paralleli dove possono esistere leggi della nature diverse. In linea teorica gli infiniti universi paralleli si possono intersecare in alcuni punti, magari attraverso buchi spazio temporali. Ebbene, noi e Christine Lagarde, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, viviamo su universi diversi e paralleli. Non può esserci dubbio in proposito, dopo aver sentito le spericolate parole con cui difende, anzi rivendica, quarant'anni di globalizzazione. E si scaglia anche contro i politici che minacciano i mercati con idee protezionistiche. Illustriamo di seguito l’universo in cui vive la signora Lagarde, economista ed ex nuotatrice di sincronizzato ad alti livelli.

Lagarde: Chiudere le frontiere è sbagliato
Il mondo è un paradiso e tutto va bene da quarant'anni. «La storia ci dice chiaramente che chiudere le frontiere e aumentare il protezionismo non è un'efficace ricetta politica», ha spiegato Lagarde, aggiungendo che tutti i «Paesi che hanno provato questo percorso hanno fallito». Ricordiamo bene questo passaggio: «Tutti i paesi che hanno provato hanno fallito.» Il mercato, al di là della globalizzazione capitalista, è quindi un arido deserto fatto di povertà e miseria. Dopo essersi lamentata perché inspiegabilmente moltitudini di uomini e donne, nel mondo, guardano sempre con maggiore sospetto all’apertura indiscriminata dei mercati ad ogni tipo di traffico, si è lanciata in un accorato appello a favore del Ttip e del Trans Pacific Partnership.

La crescita globale è troppo bassa
«Sono fiduciosa che vi sia un’inversione di tendenza nella percezione di queste operazione – ha sostenuto l’ex nuotatrice – ma serve che vengano spiegate bene.» Infine si è lamentata perché la crescita globale è troppo bassa e da troppo tempo, suggerendo surrettiziamente di porre termine ai vigorosi aiuti delle banche centrali che da anni inondano il sistema bancario di denaro. Un vero proclama neoliberale, una richiesta di una maggiore dose di derogolamentazione del mercato, di riforme e di coraggio da parte di un mondo che non comprende, anzi non vede, i lapalissiani benefici che da quarant'anni appunto si riversano sulle vite dei cittadini europei, in particolare.

La scelta della Gran Bretagna
Tutto questo avviene nell’universo di Christine Lagarde, dove per altro vivono altri bizzarri personaggi: Barack Obama, Hillary Clinton, la giuria che assegna il premio Nobel per l’economia, Wolfgang Schauble, Angela Merkel, molto spesso transitano i leader socialisti europei, in primis Renzi e Hollande. Un tempo vivevano anche gli economisti Stiglitz e Krugman, oggi invece cittadini, almeno a livello teorico, di un altro universo: il nostro. Cosa succede quindi qui da noi, nel paradiso della globalizzazione? E’ necessario fare un salto in Gran Bretagna per capirlo, in quel paese che per primo ha trasformato il pensiero filosofico di von Hayek e Voeckler, il primo noto economista, il secondo noto super falco della Fed statunitense, in materia. Paese che, nonostante questa manna pluriennale, ha deciso di uscire dalla Unione europea.

Il paese più diseguale del pianeta
La Gran Bretagna è il paese più diseguale del pianeta. Non una nazione africana, una dittatura medio orientale, non gli stati che permettono, anzi impongono, come la Cina, ai propri lavoratori la schiavitù. No, il paese dove esiste il maggior divario tra ricchi e poveri è la Gran Bretagna, quella della Brexit, un paese che ora, secondo il terrorismo finanziario mediatico, dovrebbe passare dal paradiso dei balocchi all’indegna povertà. Peccato che la maggior parte dei sudditi di sua maestà già viva in condizioni di povertà estrema. L’associazione Oxfam ha pubblicato sul quotidiano Indipendent uno studio sulla condizione economica inglese. Non indicatori interpretabili, ma dati duri su chi mangia e chi no.

E' in atto una selezione naturale della razza umana
Sono numeri molto pesanti: l’uno per cento più ricco della popolazione britannica possiede oggi un patrimonio di venti volte superiore a quello del 20 per cento più povero della nazione, ovvero 634mila cittadini britannici, ossia l’un per cento con il maggior reddito, ha un valore di venti volte superiore a quello dei 13 milioni di britannici più poveri. Il 10% più ricco della nazione possiede il 54% della ricchezza nazionale, il 20% più povero appena lo 0,8% (LEGGI ANCHE "Disuguaglianze, ecco perché noi italiani stiamo diventando sempre più poveri"). Queste le parole che si possono leggere nel rapporto: «Tre decadi di grave ineguaglianza hanno prodotto un profondo impatto, portando le persone a credere che non hanno alcun ruolo nella società e facendole sentire escluse dalle opportunità economiche e politiche. Comunque la si pensi, la Brexit fa sperare molte persone che ci sia una rottura con queste dinamiche». Lo studio dimostra, se ce ne fosse bisogno, che la classe media, la piccola borghesia, sta subendo un inesorabile processo di proletarizzazione. Forse sarebbe il caso di cominciare a guardare la realtà per quello che è: nel nostro universo, parallelo a quello di Christine Lagarde e soci, una progressiva, e voluta, selezione naturale della specie umana è in atto.