18 maggio 2021
Aggiornato 04:00
Il Pil frena

Def, Renzi e Padoan tagliano le stime sulla crescita

Il Governo, nella nota di aggiornamento del Def, ha tagliato le stime sulla crescita del Pil e aumentato quelle sul debito pubblico nazionale. Poiché Bruxelles esclude la flessibilità, all'Esecutivo non resta che puntare su una manovra espansiva

ROMA – Il Governo ha partorito, dopo una lunga e sofferta gestazione, la nota di aggiornamento del Def e ha dovuto accettare un peggioramento delle stime di crescita del prodotto interno lordo, l'aumento del deficit e quello del debito pubblico.

Meno crescita e più debito
«Siamo stati super prudenti», ha detto il premier Matteo Renzi in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri per la presentazione della nota di aggiornamento del Def. «Siamo andati con grandissima attenzione, utilizzando numeri prudenti. Verificheremo se questi numeri, come io credo e spero, saranno corretti al rialzo», ha aggiunto il presidente del Consiglio. Per Palazzo Chigi è un colpo durissimo. L'Esecutivo ha dovuto accettare di rivedere al ribasso le stime di crescita del Pil contenute nel Documento di Economia e Finanza.

Sale il rapporto deficit-Pil
Meno crescita, dunque. Ma non solo. Deficit e debito pubblico in aumento. I numeri parlano chiaro. Nel 2016 il Pil frena allo 0,8% - in linea con le previsioni delle principali istituzioni nazionali e internazionali - mentre per l'anno prossimo il Pil peggiora e si ferma allo 0,6%. Il rapporto deficit-Pil, perciò, si attesterà al 2,4% nel 2016 e dovrebbe scendere al 2% nel 2017 (in netto aumento rispetto all'1,8% che era stato indicato nella precedente versione del Def).

Il governo punta a una manovra espansiva
Il debito pubblico a fine anno salirà al 132,8% e il calo (che era stato promesso dal governo Renzi a Bruxelles) sarà ob torto collo rimandato all'anno prossimo. Quello italiano è un quadro a tinte fosche, ma l'Esecutivo punta a una manovra espansiva per arrivare all'1% di crescita del prodotto interno lordo. Accettare una stima al di sotto dell'1%, infatti, per il governo sarebbe una sconfitta in partenza, soprattutto in vista degli importanti appuntamenti politici nazionali (il 4 dicembre si vota per il referendum sulla riforma costituzionale).

Juncker: Niente flessibilità bis
Inoltre, il premier, Matteo Renzi, punta a usare lo 0,4% di extra-deficit al quale si può ricorrere in circostanze eccezionali. E' il caso, per l'Italia, delle dolorose circostanze dell'emergenza migranti e del terremoto che ha sconvolto il Centro del paese. Sono circa 6,4 miliardi. Ma l’extra-deficit è condizionato: il «compromesso» dovrà essere approvato dal Parlamento e da Bruxelles. Quanto alla flessibilità, nulla da fare. Jean-Claude Juncker, di fronte al Parlamento europeo, il 22 settembre scorso ha detto chiaramente che l'Italia ha già avuto flessibilità per 19 miliardi nel 2016 e che non c’è alcuna possibilità di un bis.