28 ottobre 2021
Aggiornato 22:30
Rapporto Confcommercio

«Pil +5.9% nel 2021, rallenta a +4.3% nel 2022»

La ripresa dell'economia italiana è più intensa delle attese, ma la spinta data dal rimbalzo post-pandemico, da sola, non è ancora sufficiente a garantire prospettive di crescita robusta, diffusa e duratura

Pil +5.9% nel 2021, rallenta a +4.3% nel 2022
Pil +5.9% nel 2021, rallenta a +4.3% nel 2022 Pixabay

La ripresa dell'economia italiana è più intensa delle attese, ma la spinta data dal rimbalzo post-pandemico, da sola, non è ancora sufficiente a garantire prospettive di crescita robusta, diffusa e duratura. Sulla crescita lenta di lungo periodo e sull'attuale fase di riavvio del ciclo espansivo pesano, infatti, anche le debolezze strutturali della nostra economia, in particolare gli eccessi di fisco e burocrazia e i deficit nelle infrastrutture, nell'istruzione e nella giustizia. In questo scenario, le previsioni macroeconomiche per il 2021 e 2022 sono di un Pil a +5,9% e +4,3%, consumi +4,9% e +3,5%, occupati +1,3 milioni e +965mila. E' la fotografia scattata dal rapporto di Confcommercio, diffuso in occasione dell'assemblea annuale, sulla condizione economica dell'Italia dopo la pandemia.

Tra il 1995 e il 2019 il Pil reale pro capite del nostro Paese è cresciuto dello 0,6% medio annuo, mentre in Germania è cresciuto dell'1,4%. Ma, dalla fase più drammatica della crisi pandemica a oggi, l'economia italiana ha avuto una maggiore accelerazione, grazie prima alla corsa della manifattura e oggi allo sprint dei servizi di mercato.

Nel complesso, il biennio 2021-22 dovrebbe portare al pieno recupero della perdita di Pil subita nel corso della pandemia, anche se questo non consentirà di tornare sui livelli massimi del 2007. Obiettivo ancora lontano e per il cui raggiungimento sarà di fondamentale importanza utilizzare al meglio le risorse di Next Generation Eu e le azioni previste dal Pnrr.

Sul prossimo futuro c'è, inoltre, l'incognita rappresentata da possibili pressioni inflazionistiche, con prezzi che crescerebbero dell'1,9% medio nell'anno in corso e di oltre il 3% nel 2022. Ciò ridurrebbe il potere di acquisto, e quindi i consumi, delle famiglie, incidendo negativamente sulla ripresa.

Oggi il sentiment delle famiglie, su livelli storicamente molto elevati, è prevalentemente determinato dalle sensazioni riguardo al buon andamento dell'economia in generale, mentre stenta a migliorare sia la percezione della propria condizione sia l'aspettativa sul futuro. Le incertezze, secondo Confcommercio, non mancano.

Per le imprese, l'ottimismo «sembra legato alle buone condizioni per la prosecuzione del ciclo di investimenti: questa appare una buona premessa per realizzare la necessaria complementarità tra investimenti pubblici, sviluppati dalle risorse europee di Ngeu, e investimenti privati». Famiglie e imprese sono, comunque, «concordi nel ritenere l'aumento delle tasse, la perdita di posti di lavoro e l'aumento dei prezzi i principali ostacoli al consolidamento della ripresa economica».

(con fonte Askanews)