6 dicembre 2019
Aggiornato 06:00
Tsipras pronto a diventare lo sbocco europeo per il metano di Mosca

Il gas russo prende la via della Grecia

«Supportiamo il Tap; il gasdotto porterà benefici alla Grecia e aiuterà l’Europa», ha dichiarato ieri il neo ministro dell'Energia ellenico, Panagiotis Lafazanis. Per l'Italia è un'opera strategica. Lo Stivale è il terzo ed ultimo Paese interessato dal tracciato, che da Atene si snoda per l'Albania e approda in Puglia, rendendolo un vero e proprio nodo energetico europeo.

ROMA - «Supportiamo il Trans adriatic pipeline (Tap); il gasdotto porterà benefici alla Grecia e aiuterà l’Europa», ha dichiarato ieri il neo ministro dell'Energia ellenico, Panagiotis Lafazanis. Il nuovo governo greco guidato da Alexis Tsipras ha quindi confermato la sua intenzione di diventare il primo Paese di sbocco nell'Unione europea per il gas proveniente dalle infrastrutture che passano dalla Turchia, fra le quali ci sarà il «Turkish stream», il vettore del metano russo che prenderà il posto di «South stream». Se nel caso del «​Turkish stream» il ruolo dell'Italia è ancora tutto da definire, come ha spiegato nei giorni scorsi l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, per il Tap invece è chiaro. Lo Stivale è il terzo ed ultimo Paese interessato dal tracciato, che dalla Grecia si snoda per l'Albania e approda in Puglia, rendendolo un vero e proprio nodo energetico europeo.

PER L'ITALIA È INFRASTRUTTURA STRATEGICA - Per il governo italiano si tratta di un'infrastruttura «strategica» e di «interesse nazionale» per trasportare gas naturale «dai giacimenti dell'area del Caspio, in particolare dalla seconda fase di sviluppo del giacimento azero di Shah Deniz II, nel Mar Caspio, verso l'Europa», ha spiegato il viceministro dello Sviluppo economico, Claudio De Vincenti. De Vincenti ha risposto a un'interrogazione di Davide Crippi, del Movimento 5 stelle (M5s), che ha posto il problema se «i cittadini» che «prima devono sopportare i danni derivanti dall'aver costruito un'opera di scarsa utilità e successivamente ne dovranno sopportare il costo, come già accaduto in passato per altre opere infrastrutturali formalmente attribuite a investitori privati». Ad avvalorare la sua tesi Crippi ha portato l'esempio «del rigassificatore di Livorno, dichiarato strategico, e per il quale i consumatori dovranno pagare 83 milioni di euro solamente per il 2015 o gli interconnector privati per l'energia elettrica dall'estero, sovvenzionati in tariffa elettrica per diverse centinaia di milioni di euro». Il vice ministro però ha sottolineato che il tragitto del Tap in Italia è definito come «interconnector» (struttura di transito, ndr), quindi «non è inserito nella Rete Nazionale dei Gasdotti e non gode – ne potrà godere – di alcun fattore di garanzia legato al sistema regolato disciplinato dall'Aeegsi, con incidenza sulle tariffe di trasporto gas, a carico della collettività». In aggiunta, ha concluso De Vincenti il Tap, «così come ogni altro progetto di metanodotto al di fuori della rete nazionale presentato da una società privata, prevede che, in quanto tale, il rischio di non utilizzo rimanga a carico del proponente, così come la remunerazione dell'investimento non grava né direttamente sulla collettività attraverso le tariffe, né in altro modo sul bilancio dello Stato».

PER L'UE BISOGNA DIVERSIFICARE FONTI - Come abbiamo visto la funzione del Tap è quella di diversificare l'approvvigionamento energetico europeo, portando nel Vecchio continente metano (10-12 miliardi di metri cubi l'anno, incrementabili fino a 20) proveniente dal giacimento offshore di Shah Deniz, nelle acque territoriali dell'Azerbaijan. Grazie al Tap infatti si potrà contare su una minor dipendenza da due aree altamente instabili, quali la Libia (dove il nostro Paese sta valutando in questa ore di chiudere l'Ambasciata per ragioni di sicurezza) e l'Ucraina (dalla quale non passerà più il gas russo, come ha fatto sapere Gazprom nelle settimane scorse). Il 6 febbraio prossimo si riunirà a Riga, capitale della Lettonia, la conferenza ministeriale dei Paesi membri dell'Ue, che ha in agenda proprio il tema dell'energia. Come ha riportato l'agenzia stampa Agi i ministri discuteranno dell'Unione dell'energia che «dovrà basarsi su cinque pilastri, a cominciare dalla sicurezza energetica, per continuare poi con il mercato interno dell'energia, l'efficienza energetica, la decarbonizzazione dell'economia, e la ricerca». Inoltre ha scritto sempre l'Agi, per quanto riguarda le fonti esterne, «la sicurezza energetica sarà rafforzata diversificando ulteriormente il portafoglio di fornitori, intensificando la cooperazione regionale (..), stabilendo partenariati strategici sull'energia con paesi produttori e di transito».

AMBIENTALISTI CONTRARI? - In Italia il progetto ha trovato una certa opposizione in Parlamento, contrari oltre al M5s anche Sinistra ecologia e libertà, ma soprattutto da parte della Regione Puglia e dal Comune di Melendugno che era ricorso al Tribunale amministrativo regionale (Tar) contro i carotaggi a terra da parte della società Tap in vista della realizzazione del gasdotto. A fine gennaio però è arrivato il verdetto del Tar che ha rigettato le questioni poste dall'amministrazione pubblica e che ha dato ragione all'azienda che ha sempre considerato illegittimo l'atto di sospensione dei lavori impostagli dal Comune. A questo punto quindi il cantiere pugliese dovrebbe essere operativo dal 2016 e la prima fornitura di metano dovrebbe arrivare all’inizio del 2020. I contrari, come il senatore di Sel Loredana De Petris hanno sollevato la questione ambientale perché «danneggerà gravemente una delle coste più belle della Puglia e dell'Italia», le sue parole. Di parere diverso però Legambiente, che si è detta favorevole al progetto, proponendo alcune sue osservazioni alla procedura di Valutazione impatto ambientale (Via). Il vicepresidente dell'associazione, Edoardo Zanchini ha spiegato: «Chiediamo alle istituzioni pubbliche di individuare, a partire dai progetti presentati o approvati che hanno ottenuto maggiore consenso, il punto di approdo dei gasdotti sul territorio pugliese. Così come avviene per la rete Snam, dove circola gas di diversi operatori, la stessa cosa può avvenire per la parte di tubo di attracco al territorio italiano. In questo modo si eliminerebbero le problematiche di consenso rispetto ai progetti di maggiore impatto e si potrebbe anche verificare quali di questi progetti sia realmente realizzabile».

LA CROAZIA PRONTA A SOSTITUIRCI - Nel caso in Italia non fosse proprio possibile far transitare il Tap, la Croazia ha già fatto sapere di essere più che interessata a farne deviare il percorso dlungo la via balcanica. Il ministro dell'economia di Zagabria, Ivan Vrdoljak, nel suo intervento al Brown Forum, ha spiegato che il suo Paese ha intenzione di investire 9 miliardi di euro nella partecipazione a 36 progetti internazionali che puntano a rendere la Croazia lo sbocco del nuovo gasdotto Tap. Vrdoljak ha spiegato che Zagabria potrebbe realizzare 516 chilometri di tubazioni per collegare il Tap alle reti dell'Europa sudorientale che si diramerebbero poi verso l'Ungheria e l'Ucraina, mettendo in rete tutte le grandi infrastrutture metanifere vecchie nuove che insistono sul quadrante est dell'Europa.