17 ottobre 2019
Aggiornato 08:00
La sete di energia del vecchio continente

La diplomazia del gas di Putin

L'Ungheria ha annunciato di voler raggiungere un nuovo accordo di lungo periodo con la Russia per l'importazione di gas naturale. Quest'anno infatti scadrà il contratto firmato nel 1996. Intanto Mosca ha fatto sapere ad Atene di essere disposta ad aiutare economicamente il Paese, che sarà il nuovo rubinetto verso l'Ue una volta ultimato il «Turkish Stream»

BUDAPEST – L'Ungheria ha annunciato di voler raggiungere un nuovo accordo di lungo periodo con la Russia per l'importazione di gas naturale. La notizia è stata data dal primo ministro ungherese, Viktor Orban, durante il suo consueto messaggio alla Nazione del venerdì alla radio di Stato Mr1.

I LEGAMI ENERGETICI FRA UNGHERIA E RUSSIA - Per Budapest si tratta di un'importante partita per diversi motivi. Innanzitutto nel 2015 scadrà il contratto firmato nel 1996 con Mosca per ricevere gas dalle due direttive Bergovo (con ingresso dall'Ucraina) e Baumgarten (da Slocchia e Austria). Per gestire questo accordo bilaterale, due anni era stata creata una società ad hoc, la Panrusgaz, con quote suddivise fra Gazprom Export (russa) e Mol Group (ungherese). Successivamente la Mol aveva ceduto nel 2006 le sue partecipazioni alla tedesca E.ON Ruhrgas International AG. Oggi fa parte della Panrusgaz anche la Centrex Hungaria Zrt (internazionale a maggioranza russa). A febbraio è prevista una visita ufficiale del presidente russo, Vladimir Putin, in Ungheria (e anche della cancelliera tedesca, Angela Merkel) e Orban ha espresso l'intenzione di affrontare il tema. Per l'Ungheria la questione dell'approvvigionamento energetico è di vitale importanza, come ha imparato nel 2009, quando Mosca decise di bloccare temporaneamente le proprie esportazioni di gas verso l'Ucraina. Quell'anno le industrie del Paese accusarono seriamente il colpo e il governo decise di implementare notevolmente le proprie riserve di gas. Oltre al gas Budapest fa ampio affidamento all'energia nucleare prodotta dalla centrale di Paks, costruita durante gli anni in cui era sotto influenza sovietica, che garantisce circa il 40% del fabbisogno di elettricità del Paese. Anche qui il ruolo giocato dalla Russia è centrale, visto che è da lì che arriva gran parte dell'uranio utilizzato per renderla operativa.

L'UCRAINA E L'OPZIONE GRECIA - In vista del faccia a faccia con Putin il premier ungherese ha lanciato segnali, se non contraddittori, almeno ambivalenti. Da un lato Budapest è stata una delle capofila fra le capitali dell'Unione europea a schierarsi per la revoca delle sanzioni imposte a Mosca per il sostegno alla causa separatista nell'est dell'Ucraina (con Austria, Italia, Cipro, Slovacchia, Francia e Repubblica Ceca). D'altra parte invece dopo tre mesi di stop ha riaperto l'esportazione di gas verso Kiev (verso la quale aveva chiuso i rubinetti già dal 25 settembre 2014). L'annuncio è stato dato dall'ucraina TSO Ukrtransgaz, che ha comunicato che riceverà 2,7 milioni di metri cubi di gas al giorno da parte dell'ungherese FGSZ. D'altro canto bisogna ricordare che l'Ungheria ha mal digerito l'annullamento del progetto di gasdotto «South Stream», che la vedeva coinvolta in tutti i possibili tracciati previsti. Il governo ungherese era più volte entrato in contrasto con l'Ue per difendere l'infrastruttura, che avrebbe permesso a Mosca di esportare il proprio gas naturale aggirando l'Ucraina. Ora la Russia ha annunciato che al posto di «South Stream» realizzerà il «Turkish Stream», di concerto con Ankara, e che il suo gas arriverà in Europa attraverso il «rubinetto» Grecia.

MOSCA OFFRE SOSTEGNO AD ATENE - La Russia inoltre ha fatto sapere ad Atene di essere disposta ad aiutare economicamente il Paese, dopo che il nuovo governo ellenico guidato da Alexis Tsipras si è opposto a nuove sanzioni europee - par la cui approvazione serve l'unanimità - nei confronti di Mosca: lo ha affermato il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov, intervistato dall'emittente televisiva Cnb. Il rappresentante del governo russo ha detto che si tratta per ora di un'offerta del suo Paese: «Possiamo immaginare qualunque cosa, dunque se una tale richiesta venisse sottoposta al governo russo la prenderemmo certamente in considerazione, valutando anche tutti gli aspetti dei rapporti bilaterali fra Grecia e Russia». Il neo ministro delle Finanze greche, Yanis Varoufakis, ha precisato che il suo esecutivo non ha voluto tanto protestare contro la decisione dei leader Ue che lunedì avevano parlato di voler estendere le sanzioni verso la Russia, ma per il fatto che nel comunicato ufficiale questa posizione venisse definita «unanime», quando il suo governo non ne era nemmeno stato informato. Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, aveva dato per scontata l'approvazione di Atene senza interloquire con il nuovo premier Tsipras. Contro Atene si è pronunciato anche il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, che ha avvertito: il governo greco non è stato eletto per boicottare le sanzioni contro la Russia.