18 ottobre 2019
Aggiornato 02:30
Una commessa da 2,4 miliardi di euro

Saipem: riprendono i lavori nel Mar Nero

La controllata Eni ha ricevuto la notifica della sospensione di revoca delle attività, dalla South Stream Transport, per la posa delle tubature del gasdotto, congelato lo sorso dicembre dal governo russo. Le sue due posa tubi ferme in Bulgaria parteciperanno quindi alla costruzione di Turkish stream. Intanto gli Usa fanno pressioni ad Atene perché non faccia transitare il gas russo

ROMA – Saipem riprenderà i lavori nel Mar Nero. La società di ingegneristica di Eni ha ricevuto la notifica della sospensione di revoca delle attività, dalla South Stream Transport, azienda che le aveva affidato una commessa da 2,4 miliardi di euro per la posa delle tubature del gasdotto South stream, congelato lo sorso dicembre dal governo russo.

DA SOUTH STREAM A TURKISH STREAM - La notizia era nell'aria da tempo, in quanto Gazprom che ora detiene il controllo totale del consorzio per la costruzione del gasdotto dopo aver liquidato le aziende straniere (Eni, Wintershall ed Edf), stava continuando a pagare penali a Saipem per due navi posa tubi (Saipem 7000 e Castoro 6) ferme all'ancora in Bulgaria dopo la sospensione di South stream. Ultimamente poi si facevano sempre più insistenti le voci sulla partecipazione della controllata Eni al nuovo progetto russo di costruire un gasdotto alternativo, il Turkish stream, che proprio per la tratta nel Mar Nero avrebbe seguito a grandi linee il tracciato di South stream. Le indiscrezioni avevano trovato conferma lo scorso 27 aprile, quando l'amministratore delegato di Saipem, Umberto Vergine aveva annunciato che la sua compagnia era «in contatto con il cliente per passare al Turkish Stream. Siamo pronti a partire quando ci sarà la richiesta». In quell'occasione Vergine aveva sottolineato che Saipem aveva in portafogli contratti per 21 miliardi di euro, «incluso il progetto South Stream da 2,4 miliardi di euro che resta sospeso. Noi continuiamo il dialogo con il cliente (Gazprom, ndr) per la possibile realizzazione del Turkish stream».

LE PRESSIONI USA ALLA GRECIA - Intanto non appena Gazprom ha annunciato di aver firmato l'accordo con la Turchia per avviare i lavori per la posa delle tubature di Turkish stream, gli Stati uniti hanno incominciato a fare pressioni sulla Grecia perché non permetta il prolungamento del gasdotto lungo il suo territorio. Mosca infatti ha espresso più volte la su disponibilità ad Atene di finanziare la costruzione di tubature, che trasportino il metano di Turkish stream dal confine fra Grecia e Turchia a quello con la Macedonia. Da Washington è partito verso la penisola Ellenica Amos J. Hochstein, del dipartimento di Stato, per convincere il premier Alexis Tsipras a non legarsi troppo al Cremlino, anche per non rischiare di essere visto come un Paese «pericoloso» agli occhi degli investitori internazionali. Il diplomatico americano, intervistato dal New York Times, ha spiegato che nel caso Atene si opponesse al prolungamento di Turkish stream, aiuterebbe l'Europa a ridurre la sua dipendenza energetica dal gas russo. Per Hocstein il gasdotto in Turchia «non è un progetto economico...si tratta solo di politica».

ATENE, VOGLIAMO POLITICA INDIPENDENTE - L'inviato a stelle e strisce ha aggiunto che Washington sta premendo affinché la Grecia abbracci invece il Southern Corridor, un progetto appoggiato dall'Occidente e che collegherebbe l'Europa alle scorte di gas naturale dell'Azerbaigian, anche attraverso il gasdotto Trans adriatic pipeline, che potrebbe incontrare difficoltà proprio in Grecia. «E' un progetto eccellente per la Grecia perché creerà un ammontare significativo di posti di lavoro», ha dichiarato. Il ministro per l'Energia greco, Panagiotis Lafazanis, dopo aver incontrato Hocstein ha replicato: «Vogliamo una politica energetica multi-livello ed indipendente e che sarà formata esclusivamente sulla base del nostro interesse nazionale, del popolo greco e ovviamente della cooperazione e della sicurezza energetica nella Regione e in Europa».