26 aprile 2019
Aggiornato 04:30
Il M5S condanna le sanzioni alla Russia

Grande: «Forse non moriremo di freddo, ma di fame»

Putin chiude il rubinetto del gas a sei Paesi membri dell'Unione europea. La Russia annuncia una nuova «via del gas» che passi per la Turchia, evitando la rete ucraina. Marta Grande, deputata M5S, ritiene che per l'Italia non sembrano esserci problemi concreti da questo punto di vista, ma stiamo pagando il prezzo delle sanzioni di Bruxelles sull'import-export.

ROMA - «Il punto è che ci sono ripercussioni di carattere politico per delle decisioni che l'Unione europea ha preso ma che non necessariamente rispecchiano gli interessi dei Paesi membri». A parlare a DiariodelWeb.it è la deputata grillina Marta Grande, che commenta la mossa del leader russo Vladimir Putin di interrompere del 60% le forniture di gas diretto all'Europa, soffermandosi sull'importanza della Russia sull'economia nostrana, non solamente sull'energia.

I DANNI COLLATERALI DELLE SANZIONI - «Il problema in questa situazione – continua la deputata – sta nel ruolo strategico che la Russia ha costruito negli ultimi anni. L'Italia sta portando avanti una linea che è controproducente rispetto ai propri interessi. Noi del Movimento 5 Stelle chiedemmo all'allora ministro Mogherini quali sarebbero state le ripercussioni energetiche sul nostro territorio e dal Ministero degli Esteri risposero che non ci sarebbero stati problemi. Ma adesso qualche problema c'è». Non si riferisce all'aspetto prettamente energetico, Grande, ma a tutto ciò che le sanzioni imposte al Paese guidato da Putin comportano per i Paesi dell'Ue. Il problema del gas è la punta dell'iceberg, che cela, però, difficoltà concrete che l'Italia è costretta ad affrontare da quando Bruxelles ha condannato l'azione della Russia nell'ambito della crisi ucraina attraverso le sanzioni. «L'Italia, ad esempio, per quanto riguarda l'import-export ha perso e sta perdendo moltissimo, proprio in virtù della decisione di portare avanti queste sanzioni alla Russia, che avranno poi degli effetti negativi sull'economia nazionale, già fortemente danneggiata», afferma la deputata a cinque stelle, «il discorso è molto più ampio» e comprende anche la questione energetica, «anche la sicurezza energetica chiaramente va in qualche modo rivista in maniera organica a livello nazionale».

NIENTE RISCHI PER L'ITALIA, FORSE - L'Italia rischia di rimanere a secco di gas? «Dai dati che abbiamo in questo momento, sembra che la questione non riguardi in questo caso l'Italia», commenta Marta Grande, «non ci dovrebbero essere veri e propri rischi, anche perché questo oleodotto non conduceva esattamente in Italia. Il gas che giunge in Italia passa, infatti, anche dal Nord Europa, non per l'Ucraina. Quello che poi succederà nei prossimi mesi, le ripercussioni di questa situazione non le conosciamo ancora». È certo che – secondo la deputata – l'attrito di questi giorni tra Putin e l'Unione europea non gioca a nostro favore: «Non sappiamo fino a che punto questa tensione diplomatica e politica possa continuare a minacciare la sicurezza energetica ma anche economica del nostro Paese. Sicuramente siamo preoccupati».

IL MOVENTE DI PUTIN - L'Ucraina starebbe rubando il gas russo. Questa la motivazione alla base della scelta del leader russo di chiudere i rubinetti del gas diretto in Europa via Ucraina. Le stime parlano del 60%. Vladimir Putin taglia a sorpresa i rifornimenti di gas e sei Paesi in Europa restano a secco. Grecia, Macedonia, Bulgaria, Romania, Croazia e Turchia restano al freddo, mentre il resto dell'Europa resta a vedere.

L'ECO DELLA FRUSTA DI BRUXELLES - Quanto sta accadendo è un chiaro risvolto della crisi ucraina, ancora irrisolto e motivo di preoccupazione per tutto il continente, oggi. Si tratta senza dubbio dell'eco di quanto deciso da Bruxelles in merito alla crisi tra la Russia e il Paese di Petro Poroshenko. Le sanzioni imposte dall'Unione europea e dagli Stati Uniti a Putin stanno avendo ripercussioni importanti sull'economia dei Paesi dell'Ue. Non solo export, dunque, ma anche energia: la scelta improvvisa del primo ministro russo di interrompere le forniture di gas naturale evidenziano una sterzata importante nelle relazioni internazionali. I membri Ue, dunque, iniziano a pagare le conseguenze delle scelte prese dall'alto. L'implicazione degli altri Paesi europei alla crisi ucraina è campanello d'allarme di una degenerazione dei fatti. La crisi investe più due soli Paesi e formalmente le diplomazie di tutti gli altri. Ora la crisi interessa appieno la vita concreta di milioni di cittadini europei, che, da un momento all'altro, in pieno inverno, si ritrovano senza gas.

LA NUOVA «VIA DEL GAS» - È bene sottolineare, però, che si aggirano attorno al 40% quelle esportazioni di gas verso l'Europa e la Turchia che passano per i territori del Paese di Poroshenko, ma l'amministratore delegato di Gazprom, Alexey Miller, ha recentemente annunciato l'intenzione della Russia di spostare le forniture di gas dall'Ucraina alla Turchia, attraverso la creazione di una rete che passerebbe sotto il Mar Nero. I 63 miliardi di metri cubi che attualmente fanno della Russia il maggior esportatore mondiale di petrolio non passerebbero più per la rete ucraina, dunque.

LO SCETTICISMO DELL'UE - A rispondere al progetto esposto da Miller è stato il direttore generale dell'Unione energetica della Commissione europea, Maros Sefcovic, che si è detto «molto sorpreso» rispetto alle parole del Ceo di Gazprom, sottolineando l'impossibilità concreta da parte della Russia di far passare un'enorme quantità di gas naturale solo ed esclusivamente attraverso l'ipotetica rete turca, senza toccare l'Ucraina. Il ministro dell'Economia russo, Alexander Novak, ha prontamente ribattuto alle perplessità di Sefcovic, e, in occasione di una conferenza stampa a Mosca seguita a un incontro con il direttore generale dell'Unione energetica della Commissione europea, ha affermato che «la decisione è stata presa. Stiamo cercando di diversificare e di eliminare il rischio di Paesi inaffidabili che hanno provocato problemi negli ultimi anni, inclusi i consumatori europei». Ad avvalorare le parole del ministro, ancora quelle dell'amministratore delegato di Gazprom, che sottolinea: «Abbiamo informato i nostri partner europei, e ora dipende da loro se vogliono contribuire al piano, costruendo infrastrutture, iniziando dal confine tra la Turchia e la Grecia. […] Non ci sono altre opzioni».

IL GELO - Tirando le somme, sei Paesi dell'Ue sono al freddo e presto la stessa sorte potrebbe toccare anche agli altri. L'Unione europea chiede a Putin di rivedere la scelta presa, invitando il leader a riaprire i negoziati per un accordo sull'energia con l'Ucraina. Intanto il gelo sembra scendere anche sui rapporti tra l'Ue e Russia.