17 giugno 2019
Aggiornato 07:30
L'analisi del Centro studi Confindustria

La ripresa passa per la leva dei fondi europei

A disposizione del governo ci sono circa 20 miliardi di euro annui per i prossimi nove anni. E' quanto sottolineato dal Centro Studi di Confindustria negli ultimi Scenari economici. Peggiorano però le previsioni economiche per l'economia italiana. Da inizio crisi persi 2 milioni di posti di lavoro. Continua la restrizione del credito per le imprese.

ROMA - Il rilancio dell'economia italiana può essere sostenuto dal «rapido utilizzo dei fondi europei». A disposizione del governo ci sono, infatti, circa 20 miliardi di euro annui per i prossimi nove anni. E' quanto sottolineato dal Centro Studi di Confindustria negli ultimi Scenari economici.
C'è l'opportunità, secondo il Csc, di un «rapido e robusto rilancio degli investimenti: i ritardi della spesa del precedente ciclo, l'avvio del nuovo ciclo e le risorse nazionali per la coesione mettono nelle mani del governo nazionale e di quelli locali risorse pari a poco meno di 20 miliardi di euro l'anno per i prossimi nove anni». Una leva che può rivelarsi «decisiva per uscire definitivamente dalla crisi», osservano gli economisti di Confindustria.
Una nuova stagione di investimenti «può dunque essere avviata grazie all'uso mirato ed efficace dei fondi strutturali: all'Ue e ai Governi nazionali spetta la responsabilità di cogliere appieno, sul versante delle regole di bilancio pubblico e su quello della semplificazione, questa opportunità».

Peggiorano le previsioni economiche per l'economia italiana
Il Centro Studi di Confindustria ha tagliato le stime del Pil per il 2014 e per il 2015. Nel nuovo scenario è previsto un aumento del Pil dello 0,2% quest'anno contro il +0,7% calcolato a dicembre scorso e un incremento del Pil dell'1% l'anno prossimo dal +1,2% precedentemente stimato. «La maggior parte del ribasso per quest'anno si deve a quanto già avvenuto», hanno spiegato gli economisti di Confindustria.
Il recupero, dunque, «sarà lento e soggetto a rischi al ribasso».
La revisione della stima per il 2014, contenuta negli ultimi Scenari economici del Csc, dipende dal trascinamento ereditato dal 2013 (-0,1%, contro il +0,1% atteso allora) e dal «sorprendente calo nel primo trimestre» (-0,1%, contro il +0,3% previsto), che hanno portato la variazione acquisita a -0,2%. Il nuovo profilo disegnato dal Csc indica il ritorno a variazioni positive già dal secondo trimestre (con un +0,3% che incorpora un rimbalzo consistente che ancora nei dati di produzione non si vede), a un ritmo medio trimestrale dello 0,23%.
nche per il 2015 la stima è stata ritoccata all'ingiù perché «lo scollamento tra dati reali e indicatori qualitativi induce a tenere in maggior conto l'abbassamento del potenziale di crescita e a puntare su variazioni trimestrali più contenute sia quest'anno sia il prossimo; ciò, tra l'altro, riduce il trascinamento (a +0,3% da +0,4%)».

Consumi giù del 7,9%
Dall'inizio della crisi la spesa delle famiglie è calata complessivamente del 7,9%. Quest'anno i consumi saranno piatti (+0,1%), ma dal 2015 ci sarà la risalita (+0,8%).

Prosegue la restrizione del credito
La riduzione del credito per le imprese italiane è proseguita nei primi mesi di quest'anno. Ma c'è qualche segnale di attenuazione. Secondo il Centro Studi di Confindustria, nel complesso, lo stock di prestiti è calato del 10,8% in due anni e mezzo, per un totale di -99 miliardi di euro.
«La scarsità del credito ostacola l'operatività di molte aziende», denuncia il Csc negli ultimi Scenari economici. Sono tante le aziende che «non ottengono i prestiti che chiedono: nel manifatturiero a maggio erano il 15,2%, una percentuale più che doppia rispetto al 6,9% della prima metà del 2011».

Prezzi in zona deflazione
La risalita sarà graduale e l'inflazione scenderà quest'anno allo 0,5% dal +1,2% del 2013 per poi risalire allo 0,9% nel 2015.
«La crescita dei prezzi - osservano gli economisti di viale dell'Astronomia - rimane sui ritmi attuali nei prossimi mesi per poi risalire molto gradualmente, sulla scia della ripartenza dell'economia italiana e della dinamica del Clup (costo del lavoro per unità di prodotto)». Un freno, poi, verrà nell'intero biennio dal calo della quotazione del petrolio tradotta in euro.
La brusca frenata della dinamica totale dei prezzi e le attese di ribassi da parte dei consumatori «alimentano il rischio deflazione nel Paese». Tuttavia il Csc esclude il «materializzarsi di una deflazione conclamata in Italia, ossia di un processo prolungato e generalizzato di riduzione dei livelli dei prezzi».

Dal Governo energia per cambiamenti significativi
Il governo Renzi ha impresso un «energico impulso» per «ottenere presto significativi cambiamenti».
«La turbolenza del quadro politico - osservano gli economisti di viale dell'Astronomia - rimane un freno, seppure in questa fase si sia molto attenuata e abbia preso corpo nel Paese l'aspettativa di importanti riforme, a cominciare da quelle istituzionali. Aspettativa che è fondata sull'energico impulso impresso dal governo per ottenere presto significativi cambiamenti».

Non serve manovra correttiva
Peggiora la situazione dei conti pubblici italiani nelle stime del Centro Studi di Confindustria.
Rallenta la discesa del deficit pubblico. Il deficit/Pil scende al 2,9% quest'anno, dal 2,7% precedentemente stimato, e al 2,5% nel 2015 dal 2,4%. Per il Csc, tuttavia, non serve e non è opportuna, una manovra correttiva.
Negli ultimi Scenari economici, gli economisti di viale dell'Astronomia prevedono che il deficit pubblico, «pur con un'economia così fiacca», si riduca. L'avanzo primario raggiunge il 2,6% del prodotto l'anno prossimo; al netto della componente ciclica sarà al 4,2%, sostanzialmente stabile. Il saldo strutturale, rilevante per gli impegni europei, risulterà in passivo per lo 0,9%. "Non appare né necessaria né opportuna alcuna manovra correttiva", osservano.
Il debito pubblico, a fine 2014, è previsto salire al 135,9% del Pil (era al 133,7% nella stima precedente) per poi calare al 135,1% dal 132% precedentemente calcolato. «La strada maestra per ridurlo - concludono - è il rilancio della crescita; la sola austerità è controproducente».

Da inizio crisi persi 2 milioni di posti di lavoro
In fumo quasi 2 milioni di posto di lavoro dall'inizio della crisi. Secondo Confindustria, dal 2007, sono andati persi 1 milione e 968mila Ula (Unità di lavoro equivalenti a tempo pieno). Ma dall'autunno il numero degli occupati comincerà ad aumentare. Tuttavia, il biennio 2014-2015 si chiuderà con 1 milione e 815mila Ula occupate in meno rispetto a fine 2007 (-7,2%).
Quanto al tasso di disoccupazione inizia a scendere dai massimi toccati nel primo trimestre di quest'anno, ma non cala sotto il 12,5% nel 2015 (al 12,6% nel 2014). Compresa la Cig sarà ancora pari al 13,5% alla fine del periodo Le retribuzioni di fatto nell'intera economia aumentano il potere d'acquisto: +2,4% cumulato nel 2014-2015 contro il +1,4% dei prezzi al consumo

Il mercato del lavoro resta debole
Sono 7,7 milioni le persone a cui manca il lavoro, totalmente o parzialmente. A lanciare l'allarme è il Centro Studi di Confindustria negli ultimi Scenari economici.
Nei calcoli del Csc, oltre alla forza lavoro non utilizzata, due gruppi vanno inclusi tra i senza lavoro, totali o parziali: gli occupati part-time involontari (2 milioni e 574mila nel primo trimestre 2014, +101,9% rispetto a sei anni prima) e i non-occupati che sarebbero disponibili a lavorare ma non hanno compiuto azioni di ricerca attiva perché scoraggiati (1 milione e 590mila individui, +59%) oppure perché stanno aspettando l'esito di passate azioni di ricerca (605mila, +87,3%).