22 ottobre 2019
Aggiornato 10:30
Pd e Fi soffrono dello stesso male: truppe sul filo della ribellione

Renzi e Berlusconi, due leaders e cento correnti

E' in arrivo il tredicesimo Presidente della Repubblica, ed è tutto un susseguirsi di incontri, scontri, riunioni di corrente. Si tratta di decidere il protagonista indiscusso della politica italiana per i prossimi sette anni, e i motori di tutti i partiti si stanno scaldando. Ma l'unanimità d'intenti è ben lontana, sia dentro che fuori i partiti.

ROMA - E' in arrivo il tredicesimo Presidente della Repubblica, ed è tutto un susseguirsi di incontri, scontri, riunioni di corrente. Si tratta di decidere il protagonista indiscusso della politica italiana per i prossimi sette anni, e i motori di tutti i partiti si stanno scaldando. Ma l'unanimità d'intenti è ben lontana, sia dentro che fuori i partiti: in Forza Italia si è arrivati anche alle mani, e nel Pd il Presidente del Consiglio deve fare i conti con tutte le correnti del suo partito. Ecco, a confronto, le spaccature dei dem e quelle dentro Fi.

PUGILATO IN FORZA ITALIA TRA BRUNETTA E VERDINI – Il clima è sempre più teso, ed ecco una rissa in Forza Italia. Anzi, un quasi k.o.: come se si trattasse davvero di un incontro di pugilato. E i pugili, stavolta, sono Denis Verdini e Renato Brunetta: nient'affatto nuovi, a dire il vero, ad accese discussioni; ma stavolta sono passati praticamente alle mani, e per dividerli sono dovuti intervenire i colleghi forzisti. La miccia che ha fatto accendere la scintilla si deve all'eterna questione: sabotare o meno le riforme di Renzi. Renato Brunetta vorrebbe farle slittare a dopo l'elezione del tredicesimo Presidente della Repubblica, ma contro la sua proposta hanno votato Gelmini, Abrignani e d'Alessandro, da lui definiti rancorosamente: «verdiani». E, proprio durante il vertice a Palazzo Grazioli, è scoppiata la rissa, perché Brunetta ha attaccato direttamente il rivale accusandolo di essere un disonesto: «Sei un amico di Renzi e ci porterai a sbattere!». Secca la replica di Verdini: «Lo capisci o no che se non approviamo le riforme siamo fottuti?». E così, tra parolacce e improperi, i due son venuti alle mani.

BERLUSCONI COMBATTE CONTRO FITTO - Intanto, la corsa per il Colle mette ancor di più a dura prova la tenuta di Forza Italia. Per Silvio Berlusconi, a questo punto della sua partita, diventa fondamentale riuscire a tenere uniti i suoi sotto la comune bandiera, e soprattutto offrire il massimo contributo al Patto del Nazareno. L'ex Cavaliere ha già offerto a Matteo Renzi la sua disponibilità a votare un candidato appoggiato dal Pd, purché ritenuto super partes. Tuttavia, il gioco è piuttosto complicato perché dei forzisti ben 150 non rispondono più a lui, ma al dissidente Fitto che raccoglie favori anche altrove, oltre le linee guida del centrodestra. Sia a livello macro (con lo scontro Berlusconi-Fitto), che a livello micro (si pensi alla lite tra Brunetta e Verdini), di certo per Forza Italia non sarà facile mostrarsi unita e compatti davanti all'elezione del nuovo Capo dello Stato.

E RENZI CONTRO TUTTI - Anche dentro il Pd non tutti la pensano allo stesso modo, e questo lo si sapeva già da un po. Ma che venissero fuori cinque diversi candidati, uno per ognuna delle cinque correnti interne al Pd, non se lo aspettava quasi nessuno. Gli ex democristiani, riuniti sotto la cordata dei popolari, legati a Lorenzo Guerini – braccio destro di Renzi – vorrebbero Sergio Mattarella; i giovani turchi riconducibili al ministro Andrea Orlando e al presidente del Pd, Matteo Orfini, vorrebbero invece Anna Finocchiaro o Giuliano Amato. L'area riformista, che fa riferimento a Pier Luigi Bersani, vorrebbe presumibilmente Romano Prodi, che sarebbe il prediletto anche del tiratore libero Pippo Civati. I renziani più fedeli, invece, aspettano che l'ordine arrivi dall'alto, ma cosa ci sia nella testa di Matteo Renzi per ora nessuno lo sa, salvo immaginare che potrebbe trattarsi anche di Walter Veltroni.

SONO TROPPE LE CORRENTI NEL PD - Il nutrito numero di correnti che si incontrano e si scontrano nel Partito Democratico certamente non regala sonni tranquilli al premier, che dovrà riuscire nell'impresa di mettere più o meno tutti d'accordo. La corrente più consistente è proprio quella bersaniana, cioè l'area riformista: sono almeno un'ottantina di parlamentari, tra Camera e Senato. I più agguerriti, invece, sono quelli di «Sinistra Dem» che a Matteo Renzi non vorrebbero fare concessioni di alcun tipo: Gianni Cuperlo, Stefano Fassina, Alfredo D'Attorre e Davide Zoggia daranno battaglia coi loro sessanta affiliati. Anche i «civatiani» e i «lettiani» daranno del filo da torcere al Presidente del Consiglio, perché possono contare su una quarantina di voti che potrebbero essere decisivi. L'unica cosa certa è che, sia a destra che a sinistra, l'unanimità per l'elezione del tredicesimo Presidente della Repubblica è ben di là lontana da venire.