21 ottobre 2019
Aggiornato 18:00

Ex M5S sull'elezione di Mattarella: «C'è l'ombra della compravendita dei voti»

Una settimana fa fuoriuscivano dal Movimento 5 Stelle, oggi i nove parlamentari ex grillini depositano un esposto in Procura a Roma ipotizzando il reato di corruzione per una presunta compravendita di voti nelle elezioni del presidente della Repubblica.

ROMA - Nove deputati eletti nel Movimento 5 Stelle e ora non iscritti ad alcun gruppo parlamentare hanno depositato un esposto in Procura a Roma ipotizzando il reato di corruzione per una presunta compravendita di voti nelle elezioni del presidente della Repubblica. Nell'atto, depositato dall'avvocato Claudio Coratella nell'ufficio 'primi atti' della cittadella giudiziaria di piazzale Clodio, si fa riferimento a quanto andato in onda nel corso del programma «Servizio Pubblico» del 29 gennaio scorso.

IN NOVE CONTRO IL SISTEMA - I nove onorevoli sono Walter Rizzetto, Aris Prodani, Marco Baldassarre, Gessica Rostellato, Mara Mucci, Sebastiano Barbanti, Samuele Segoni, Tancredi Turco ed Eleonora Bechis. In particolare si cita l'intervista fatta dal programma tv all'onorevole Paolo Nicolò Romano nella quale lo stesso affermava che gli era stato fatto leggere, «da parte di un altro parlamentare del Movimento, un messaggio sul telefono dal quale emergeva chiaramente un sistema di compravendita di voti in cambio di un posto come sottosegretario».

IL DUBBIO DELLA COMPRAVENDITA DI VOTI - Nel documento depositato a piazzale Clodio dai 9 parlamentari ex del M5s si fa riferimento all'intervista durante la quale Romano ha affermato: «Mi hanno fatto leggere un messaggio, si parlava di dieci persone in cui veniva offerto un posto da sottosegretario». Il giornalista poi chiede - si ricorda - se i messi sono stati visti. «Questi sì, li ho visti, letti, mi sono stati fatti leggere da colleghi che sono tuttora 5 Stelle, non sono tra i fuoriusciti per cui non voglio assolutamente accusare i dieci di essere stati comprati o... Però, diciamo, volevo segnalare queste pressioni a cui siamo sottoposti».

IPOTESI CORRUTTIVE - I denuncianti affermano che «le condotte indicate, se confermate» prefigurano «più ipotesi corruttive» come quella contraria ai doveri di ufficio o induzione a dare e promettere utilità. I parlamentari chiedono ai magistrati romani di volere «accertare, attraverso l'audizione dell'onorevole Romano e l'acquisizione dei messaggi inviati e ricevuti da colui che verrà indicato come ricevente del messaggio in oggetto».