16 giugno 2019
Aggiornato 00:30
Il magma mercatista Ue continua

Brexit, storia di una «punizione esemplare»: collasso delle Borse = collasso dello stato sociale

Il primo dato interessante è che nel dopo Brexi le Borse europee hanno perso quanto guadagnato dal momento dell'omicidio di Joe Cox. Peccato che, a perdere, siano stati i piccoli, cioè noi cittadini comuni

ROMA – Dopo la Brexit, puntuale è arrivata la punizione esemplare e collettiva verso i piccoli risparmiatori europei, asiatici e statunitensi: il crollo dei listini azionari e il rialzo, leggero, dei vari spread con il bund tedesco. Dopo ore di contrattazioni è accaduto quanto sentenziato da molti economisti nelle settimane precedenti il voto: «Se vincerà Brexit, la preoccupazione principale sarà quella di evitare il contagio politico, e il modo più facile per farlo sarà dare all’Inghilterra una punizione esemplare».

Le Borse europee hanno perso quanto guadagnato dal momento dell'omicidio di Joe Cox
Ma cos'è questa punizione esemplare, questa piaga biblica? In termini monetari le Borse europee hanno perso esattamente quanto avevano guadagnato dal momento in cui un pazzo aveva schiacciato il grilletto della sua pistola e ucciso la deputata laburista Joe Cox. Fino al momento dello sparo i valori azionari erano sempre stati in calo, come evidenziato da tutti i cali. Nell’attimo in cui la povera deputata anti-Brexit muore, i mercati tornano positivi e guadagnano nelle cinque sedute antecedenti il voto circa il 12%: quanto perso a Milano, ad esempio. Né più, né meno. Ombre sempre più sinistre si allungano su tale omicidio quindi, giunto con tempismo e precisione: ma questa è un’altra storia, di cui, evidentemente, nessuno vuole parlare, tranne pochissimi, come noi che ve l'abbiamo raccontato in questo articolo.

I sondaggi diffusi a urne aperte: una truffa alla luce del sole
Come nessuno vuole parlare dei sondaggi diffusi a urne aperte che davano vincente il fronte favorevole alla permanenza nell’Unione europea dell’Inghilterra: ultima rete per pescare un po’ di pesci piccoli, quelli che si sono precipitati a comprare sui massimi e hanno ottenuto le perdite maggiori. Una truffa alla luce del sole, riconosciuta da tutti, denunciata da nessuno. Ma la propaganda che prevede l’apocalisse su tutto e tutti non tiene conto dei numeri reali, dei dati, della materia di cui si compone la storia.

Perché gli spread sono rimasti bassi?
Ad esempio gli spread, che di solito funzionano come un fucile a pallettoni puntato contro chi osa pensare qualcosa di diverso dalla visione ideologica Deutsche Bank/Bce, sono rimasti scarichi: una piccola fiammata al mattino, tanto per far sfogare i piccoli investitori, e poi ecco la regolare ritracciatura. Pare che i vari spread siano stati tenuti bassi da interventi massicci della Bce. Ovviamente è crollata la sterlina, del 10% sul dollaro e del 6,6% sull’euro.

Chi ha perso non sono stati i grandi investitori, ma i piccoli
Una punizione un po’ ridicola questa, perché potrebbe perfino avvantaggiare l’economia britannica e penalizzare quella europea. Come del resto i volumi certificano che in tutte le Borse europee non sono stati i grandi investitori a muoversi, ma i piccoli, in un’attività di trading emotiva e speculativa. Piccoli che hanno venduto quanto avevano comprato una settimana fa. I valori azionari risultano lontanissimi dai minimi del 2011-2012, periodo della grande tempesta finanziaria inventata per far fuori Berlusconi e il suo governo, quando il Ftse giunse sulla resistenza di 13mila punti. Il giorno dopo la Brexit Milano, ad esempio, ha chiuso a 17.134 punti. Interessante notare che i mercati peggiori sono stati: Atene (-13%), Milano (-12%) e Madrid (-7%), ovvero i paesi dove più forti sono le spinte anti Unione europea. Con perdite forti ma non eccezionali le altre piazze. Curiosamente nessuno fa notare che la piazza londinese ha ceduto un misero 4,5%.

La «punizione esemplare» non andava all’Inghilterra, ma ai Paesi «vassalli» governati dalla troika
Doveva abbattersi il diluvio universale su Londra, è caduta una pioggerellina. Questo perché l’obiettivo della «punizione esemplare» non andava ovviamente all’Inghilterra, il cui peso politico ed economico le permette di fare quello che le pare. Ma ai piccolini che da tempo hanno piegato la testa ma sono attraversati da profondi sentimenti di rivolta anti-Bce e anti-Merkel. Paesi vassalli governati dalla troika tramite curatori fallimentari autoctoni, tipo Tsipras e Renzi, che non devono nemmeno pensare di seguire la via inglese.

Nessuna alternativa allo status quo: la dissoluzione degli Stati dentro il magma mercatista Ue deve proseguire
Se c’è una cosa apprezzabile della dittatura europea che stiamo subendo è la genuinità, la mancanza di ipocrisia, di chi ci impone questo mondo in cui gli unici valori possibili sono quelli del mercato e della speculazione. Quindi nel mirino ci siamo noi: e infatti il nostro governo, nonché il monarca in carica in persona Giorgio Napolitano, hanno subito rassicurato i nostri padroni: prima tacciando di ignoranza chi ha votato la Brexit, poi accusandoli di fascismo e razzismo, infine sentenziando che certe scelte non possono essere prese dal popolo attraverso un voto. Quest’ultima parte è passata sui media senza colpo ferire, come se nulla fosse. Sempre nel solco dell’assoluta trasparenza culturale e dell’assenza di ipocrisia, finanziari e politici hanno quindi ricordato che non c’è alcuna alternativa allo status quo: la dissoluzione degli Stati dentro il magma mercatista Ue deve proseguire.

Collasso delle Borse = collasso dello stato sociale
Ora cosa accadrà sui mercati finanziari? Probabilmente Italia, Grecia, Spagna e Francia subiranno ancora qualche punizione esemplare. Parallela aumenterà la pressione mediatica, il terrorismo fatto con i titoli dei giornali anziché con le Rpg esplosive: mezzi diversi, stessi risultati. Perdite a doppia cifra avute ieri sui bancari, se protratte nel tempo, significano, ad esempio, il collasso dello stato sociale per molti comuni: perché, come nel caso di Intesa San Paolo, mettono sotto pressione la fondazione bancaria, primo azionista con il 9.5%, Compagnia di San Paolo, ovvero l’istituzione che tiene insieme i servizi e la ricerca in una città come Torino. Fondazione che «regala» ogni anno 140 milioni di euro alla città, soldi derivanti dalla buona salute economica della banca madre. Ovvero quanto è stato tagliato in questi anni dallo stato centrale grazie ai vari patti siglati con la Ue. È un mondo distopico quello in cui ci hanno precipitato. Il resto si normalizzerà in qualche settimana, e le perdite del dopo Brexit ritracceranno, soprattutto su mercato come Francoforte, New York, Londra: le piazze vere, quelle che contano.