28 ottobre 2020
Aggiornato 17:30
Negoziati arenati

Hard Brexit vicinissima

Anche questo round finale, peraltro con la presenza diretta del premier inglese Boris Johnson e della presidente della Commissione Ue Ursula Von Der Leyen, sembra avviato a un nulla di fatto

Il Premier britannico, Boris Johnson
Il Premier britannico, Boris Johnson ANSA

Il capo negoziatore dell'Ue per la Brexit, Michel Barnier ha detto a Bruxelles che «Non ci sono stati progressi significativi» nell'ultima tornata di trattative in videoconferenza con i negoziatori britannici, svoltasi questa settimana, sulle relazioni future con il Regno Unito; ma soprattutto ha accusato esplicitamente il governo di Londra di «arretrare» («backtracking», ndr) rispetto agli impegni che il primo ministro Boris Johnson aveva sottoscritto nell'ottobre scorso con la «Dichiarazione politica» allegata al Trattato di recesso.

Presentando i risultati del round negoziale appena concluso durante una conferenza stampa trasmessa online a Bruxelles, Barnier ha affermato: «E' mia responsabilità dire la verità; e la verità è che non ci sono stati questa settimana non ci sono stati progressi significativi».

Il negoziatore capo ha spiegato che si era deciso di concentrare le discussioni su quattro punti cruciali di blocco: l'accordo stabile sulla pesca (che Londra semplicemente non vuole, preferendo negoziare ogni volta delle intese annuali); il «level playing field» a livello economico e commerciale, evitando situazioni di dumping e concorrenza sleale con il mantenimento di norme compatibili su aiuti di Stato, ambiente e clima, tassazione e norme sociali; la cooperazione giudiziaria e di polizia, con le norme rispetto dei diritti fondamentali; e infine la «governance» del futuro parteniariato fra Ue e Regno Unito, ovvero i meccanismi per controllare la corretta applicazione delle sue regole.

Su nessuno di questi punti, ha riferito Barnier, ci sono stati passi avanti. E' vero, ha riconosciuto il capo negoziatore dell'Ue, che da parte di Londra c'è stato l'impegno a rispettare la Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo, stabilita nel quadro del Consiglio d'Europa di cui il Regno Unito resta membro anche dopo la Brexit, ma, ha puntualizzato, «resta la questione di come riflettere quest'impegno nel nostro accordo».

«Dall'inizio del negoziato - ha constatato Bernier - non ci sono stati progressi significativi, e non penso che potremo continuare in questo modo eternamente, tanto più che i britannici rifiutano di estendere il periodo transitorio», per continuare le trattative se necessario. «Noi su questo punto - ha ricordato - siamo rimasti sempre aperti a una possibile proroga di uno e due anni come prevede l'Accordo di recesso, e la nostra porta resta aperta. Ma senza una decisione comune, il Regno Unito uscirà dal mercato unico e dall'Unione doganale entro sette mesi».

«Se si tiene conto del tempo necessario per le ratifiche, ci servirà un accordo su un testo giuridico completo al più tardi il 31 ottobre, entro cinque mesi. Dobbiamo utilizzare questo tempo nel miglior modo possibile"

Barnier ha prospettato un possibile miglioramento delle trattative se si riuscirà finalmente, dopo la fine di giugno, a organizzare delle riunioni fisiche dei due team negoziali. «Penso che sarà molto più facile ed efficace», ha osservato, aggiungendo che ha proposto di aggiungere per i prossimi round di colloqui «dei formati più ristretti e più concentrati per lavorare intensamente sui punti più difficili. Spero - ha detto -,che questo potrà iniettare una dinamica più politica sugli 11 tavoli negoziali».

Ma, ha puntualizzato il negoziatore capo Ue passando dal francese all'inglese, «la mancanza di progressi non è dovuta al nostro metodo, ma alla sostanza. Dobbiamo rispettare i nostri impegni se vogliamo andare avanti. Ci siamo impegnati in questi negoziati sulla base della Dichiarazione politica comune» allegata al Trattato di recesso, «che stabilisce chiaramente i termini del nostro futuro partenariato. Questo documento è disponibile in tutte le lingue, incluso l'inglese. Non è difficile da leggere ed è una buona lettura. La Dichiarazione è stata negoziata dallo stesso primo ministro Boris Johnson, approvata dai leader dell'Ue in ottobre 2019, e ha il sostegno del Parlamento europeo».

«Per noi questo è e resta l'unico valido riferimento pertinente, in questo negoziato, per essere stato concordato da entrambe le parti. Eppure - ha sottolineato Barnier -, round dopo round le nostre controparti britanniche cercano di distanziarsi da questa Dichiarazione».

A questo punto, il capo negoziatore Ue ha menzionato quattro specifici punti della Dichiarazione politica, cominciando dal paragrafo 77 sui «robusti impegni per evitare distorsioni nel commercio e vantaggi sleali nella concorrenza», mantenendo «alti standard comuni applicabili nell'Ue e nel Regno unito» riguardo alla concorrenza, alle norme sociali e sul lavoro, sull'ambiente e sul clima, e sulle questioni di fiscalità pertinenti». Barnier ha poi citato i paragrafi 66, 82 e 118, relativi rispettivamente agli standard di sicurezza nucleare, alle norme contro il riciclaggio del denaro sporco e il finanziamento del terrorismo, e al quadro generale di «governance» degli accordi sulle relazioni future,ripetendo per quattro volte, su ogni punto: «Siamo molto lontani da quest'obiettivo».

«In tutte le aree - ha accusato il capo negoziatore europeo -, il Regno Unito sta tornando indietro rispetto agli impegni che aveva preso nella Dichiarazione politica».

Barnier ha quindi lamentato la mancanza di volontà da parte di Londra di concludere accordi sulla pesca e sulla Politica estera e di Difesa, e ha avvertito che l'Ue chiede «il piano rispetto» dell'Accordo di recesso, in particolare per quanto riguarda i diritti dei cittadini (ovvero la reciproca parità di trattamento per i diritti di residenza già acquisiti dai cittadini Ue nel Regno Unito e britannici nei paesi Ue) e i problemi che ancora esistono riguardo all'attuazione del protocollo sull'Irlanda.

«Sulla pesca ci eravamo impegnati a fare del nostro meglio per concludere e ratificare un nuovo accordo entro il primo luglio 2020. Sembra chiaro - ha constatato - che non raggiungeremo quest'obiettivo, considerando come stanno andando per il momento i negoziati in quest'area».

«Ricordo poi - ha continuato Barnier - che fin dall'inizio, nonostante lo avessimo concordato con il premier Boris Johnson nella nostra Dichiarazione politica, il Regno Unito non vuole neanche parlare della nostra cooperazione in Politica estera, sviluppo e difesa; e per dire la verità su questo, anche nella mia qualità di ex ministro degli Esteri francese, io ancora non capisco perché».

«Noi non possiamo accettare e non accetteremo - ha sottolineato ancora il capo negoziatore dell'Ue - questa marcia indietro rispetto alla Dichiarazione politica, e allo stesso tempo chiediamo il pieno rispetto dell'Accordo di recesso». (Segue)

Riguardo ai diritti dei cittadini, ha assicurato, «restiamo estremamente vigili, con frequenti scambi di informazioni» fra la Commissione e il governo britannico. Questo è stato l'unico punto, in tutto il suo discorso, in cui Barnier ha espresso il suo compiacimento per un risultato positivo già realizzato: «Siamo lieti di sapere che 3,1 milioni di cittadini dell'UE hanno già ottenuto lo status di residenza nel Regno Unito».

Restano tuttavia da verificare le situazioni specifiche dei «cittadini più vulnerabili che hanno difficoltà a presentare le domande digitali» all'amministrazione britannica. Inoltre, ha aggiunto il negoziatore capo europeo, «è importante che anche i cittadini dell'Ue residenti nel Regno Unito abbiano accesso alle prestazioni sociali in questi tempi difficili».

Resta ancora problematica la corretta attuazione del protocollo sull'Irlanda e l'Irlanda del Nord, su cui, ha detto Barnier «continuiamo ad essere estremamente vigili». Dopo aver giudicato «utile» il «Command Paper» pubblicato il 20 maggio, che presenta l'approccio del Regno Unito sulla questione, il capo negoziatore Ue lo ha criticato, affermando che «ci sono ancora molti dettagli da stabilire se vogliamo passare dalle aspirazione all'operatività, in linea con l'Accordo».

Inoltre, alcuni degli obiettivi enunciati dal «Command Paper» sono «incompatibili con gli impegni giuridici accettati dal Regno Unito nel Protocollo» sull'Irlanda; e questo riguarda in particolare l'obiettivo di «evitare le dichiarazioni di uscita sulle merci che si spostano dall'Irlanda del Nord alla Gran Bretagna», ha spiegato Barnier . Quindi, ha rilevato, «dobbiamo davvero lavorare di più sui dettagli tecnici. Solo un'attuazione precisa e rigorosa dell'Accordo di recesso può creare la fiducia di cui abbiamo bisogno per costruire il nostro futuro partenariato».

Nei prossimi giorni, ha continuato Barnier, la Commissione potrà informare il Consiglio europeo e il Parlamento europeo, e poi ci sarà la riunione di alto livello prevista dalla Dichiarazione politica, per far il punto sul negoziato», un incontro a cui dovrebbero partecipare il premier Boris Johnson e i almeno vertici delle istituzioni europee, se non anche gli altri leader dell'Ue.

«Dobbiamo ancora decidere la data e le modalità di questo incontro. E questo vale anche per i prossimi round negoziali, il primo dei quali probabilmente si svolgerà verso la fine di giugno o l'inizio di luglio. Ma è chiaro - ha sottolineato Barnier - che ci stiamo avvicinando rapidamente al momento della verità: ci aspettiamo che il Regno Unito rispetti i suoi impegni, per quanto riguarda sia il nostro Accordo di recesso, già ratificato, sia il contenuto preciso della Dichiarazione politica, che rimane e rimarrà la base e il quadro per il nostro negoziato».

«Se così sarà, e se sapremo mantenere il nostro rispetto reciproco, la nostra serenità e calma, come abbiamo sempre fatto da parte nostra restando vigilanti e determinati, non ho dubbi - ha affermato il capo negoziatore Ue - che troveremo, nel corso dell'estate o al più tardi all'inizio dell'autunno, un terreno d'intesa tra il Regno Unito e l'Unione europea. E quindi, finalmente, raggiungeremo un accordo sulla nostra partnership per il futuro», ha concluso.

(con fonte Askanews)