21 agosto 2019
Aggiornato 08:30
Economia

Fincantieri-Stx, perché la proposta francese è un pericoloso cavallo di Troia

L'accordo tra Francia e Italia sul caso Fincantieri-Stx per la nascita di un polo militare europeo è vicino. Ma siamo davvero sicuri che sia una buona offerta per il Belpaese?

Il premier Paolo Gentiloni incontrerà a fine mese a Lione il presidente francese Emmanuel Macron.
Il premier Paolo Gentiloni incontrerà a fine mese a Lione il presidente francese Emmanuel Macron. ANSA

ROMA – L'accordo tra Francia e Italia sul caso Fincantieri-Stx è vicino. Dopo l'ultimo faccia a faccia tra il ministro dell'Economia italiano, Pier Carlo Padoan, e il suo omologo francese, Bruno Le Maire, la nascita di un polo europeo a guida franco-italiana della cantieristica militare sembra quasi cosa fatta. Il governo Gentiloni è pronto a sotterrare l'ascia di guerra dopo l'umiliazione subita solo qualche mese fa, perché Emmanuel Macron decise unilateralmente di venir meno ad accordi presi con l'Esecutivo nostrano per tutelare gli interessi del suo Paese, in cambio di quello che viene già celebrato dai media come un grande successo politico ed economico. Ma siamo davvero sicuri che la proposta dei francesi sia una così buona offerta per lo Stivale? E che questa maxi alleanza militare non si trasformi in un cavallo di Troia destinato a mettere ko l'industria della Difesa italiana? Non sarebbe la prima volta, d'altronde, che i francesi ci giocano un brutto tiro. Ma il nostro Governo non sembra preoccuparsene.

La proposta francese all'Italia
La proposta avanzata dal ministro dell'Economia francese è quella di dar vita a un Polo europeo della cantieristica navale formato da Naval Group e Fincantieri suddiviso in due rami, uno per la produzione di navi mercantili e di uso civile e l'altro per la produzione di navi militari. A Fincantieri andrebbe la gestione del nuovo cantiere industriale Saint Nazaire-Fincantieri per la produzione mercantile (ma attenzione, perché la proprietà resterebbe comunque francese), mentre a Naval Group andrebbe il controllo del ramo militare (guarda caso quello più redditizio). Come sottolinea Damiano Trieste su Difesaonline.it, qualora l'accordo andasse in porto la Francia incasserebbe due importanti vittorie.

Cosa rischia il Belpaese
Innanzitutto riuscirebbe a salvare dal fallimento i cantieri di Saint Nazaire, attualmente messi piuttosto male, grazie all'aiuto economico di Fincantieri. E in più metterebbe le mani sull'Industria Navalmeccanica militare italiana. Uno degli ultimi gioielli di famiglia del Belpaese. E le conseguenze sul fronte occupazionale non tarderebbero a presentarsi qui da noi. Poiché il rapporto di forza tra Naval Group e Fincantieri è sbilanciato in partenza sul fronte militare, il nostro destino sarà quello di diventare dei subfornitori di Macron. E in poco tempo avrà luogo probabilmente la dismissione di alcuni importanti cantieri navali siti sul territorio dello Stivale.

Conflitto di interessi
Per non parlare degli effetti collaterali su Leonardo: sapevate che Thales (multinazionale specializzata nei settori dell'Aeronautica e della Difesa, nonché principale concorrente di Leonardo) possiede il 15% di Naval Group? E' probabile, come conseguenza della nuova leadership militare franco-italiana, che la produzione di Thales sarà favorita rispetto a quella di Leonardo. In poche parole, la Francia fa asso piglia tutto e riesce in un'impresa che sarebbe impossibile se alla guida del Belpaese ci fosse un Governo un poco più attento all'interesse nazionale: piegare sotto la sua leadership un fastidioso concorrente europeo. E l'Italia?

Chi ci guadagna e chi no
A guadagnarci probabilmente sarebbe soprattutto l'amministratore delegato di Fincantieri Spa, Giuseppe Bono. Pare infatti che il ministro francese Bruno Le Maire abbia paventato la possibilità che la guida del nuovo polo franco-italiano del settore civile fosse espressione di Fincantieri, anche senza la maggioranza della proprietà. Un contentino per il Governo italiano, ma bocconcino appetitoso per Bono al quale verrebbe garantita una poltrona di tutto rispetto alla veneranda età di 73 anni. Sarà per questo che Fincantieri è diventata così collaborativa con i francesi negli ultimi tempi? Non ci è dato saperlo. Ma forse il Governo preferisce chiudere un occhio per non inimicarsi uno dei più importanti complessi cantieristici navali d'Europa a ridosso delle prossime elezioni. Chissà. Una sola cosa è certa. L'Italia e la Francia sono – e resteranno – paesi concorrenti sia economicamente che per quanto riguarda la politica estera. L'affaire Mediaset, il caso Fincantieri e l'intervento a gamba tesa di Macron sulla questione libica ce l'hanno ricordato chiaramente. Ignorare che questo nuovo accordo possa essere in realtà un cavallo di Troia significa spalancare le porte a una possibile colonizzazione economica del nostro Paese.