21 aprile 2021
Aggiornato 09:00
Fincantieri

Gentiloni si piega a Macron: l'accordo su Stx-Fincantieri è un disastro, e l'Europa gongola

Assetto societario e governabilità sono saldamente in mani francesi. Il nostro 66% diventa uno stringato 50% più uno, per di più in concesso solo in prestito. La Francia inoltre ha potere di veto. E in Europa l'asse franco-tedesco è sempre più forte.

LIONE - Dopo le tensioni dell’estate scorsa tra il governo francese e quello italiano sull’assetto societario che controllerà i cantieri navali di Saint Nazaire, ora scoppia la pace. Il vertice tra il primo ministro italiano Paolo Gentiloni e il presidente francese, Emmanuel Macron, ha prodotto  uno scontato esito positivo. La soluzione individuata permette a Fincantieri di controllare Stx al 51%, ma lasciando ufficialmente il capitale diviso in parti uguali. Il misero uno per cento che dovrebbe attestare il controllo da parte italiana è infatti un prestito - anche se sarebbe più opportuno dire «in affitto» - della durata di dodici anni. Il controllo di Fincantieri è quindi aleatorio, perché subordinato ad una serie di impegni societari che mettono in evidenza che lo Stato francese potrà recuperare il suo 1% in caso di tensioni prive di soluzione condivisa. All’Italia viene riconosciuta anche la facoltà di nominare il presidente nonché l’amministratore delegato.

Fincantieri perde una massiccia quota di capitale
Si tratta quindi di una facoltà di veto pura, che mette in mano della dirigenza francese di Saint Nazaire, la cui composizione sarà oggetto di forti tensioni, il vero potere decisionale. La bella dichiarazione di Paolo Gentiloni, inerente ad una soluzione «win-win» – vincono tutti, in antilingua – è solo retorica, come per altro messo ben in evidenza da alcuni commentatori: anche il quotidiano più vicino al governo, la Repubblica, in un editoriale di Massimo Giannini denuncia la pesante sconfitta ottenuta dall’Italia a Lione. Non solo: Fincantieri perde una massiccia quota di capitale, perché passa dal 66% al cinquanta più uno, per di più preso in affitto. Al termine dei dodici anni il misero uno per cento che dà la maggioranza, aleatoria, all’Italia tornerà in mano francese. Stx, ovvero gli storici cantieri di Saint Nazaire, erano in precedenza controllati da una società nord coreana che la mise in vendita e solo la Fincantieri fece un’offerta, acquisendone poi i due terzi del capitale. Le commesse certe, anche nel settore militare, daranno lavoro a migliaia di operai francesi per i prossimi nove anni.

Il lavoro resta in Francia. E la Tav?
Grazie alla nazionalizzazione avvenuta a luglio, nonché al nuovo equilibrio societario, la Francia ottiene la certezza che il lavoro rimarrà in Francia, mentre l’Italia perde la possibilità di portare ricche commesse a Monfalcone, Genova, Bagnoli ed Ancona. Non solo: i francesi hanno vietato espressamente il trasferimento di tecnologia all’estero, soprattutto in Cina, dove Fincantieri lavora. In cambio del magro affare spuntato dal matrimonio italo-francese nel settore della cantieristica, un accordo è stato trovato sull’annosa vicenda della Torino-Lione. A luglio, la ministra dell’ambiente francese, Elisabeth Borne, riportò la volontà del governo di una «pausa di riflessione sulla tratta internazionale», quindi sulla costruzione del costoso tunnel di base internazionale. Infrastruttura i cui costi ricadono in misura maggiore sul contribuente italiano, nonostante lo sviluppo della galleria sia prevalentemente in territorio francese. Una dichiarazione che lasciò di stucco il ministro Delrio, nonché il governo, ancora ad un'opera che ad oggi ha prodotto un piccolo tunnel geognostico. Oggi, probabilmente per indorare la pillola degli accordi di Saint Nazaire, il presidente Macron ha confermato la volontà di procedere nel progetto, senza però specificarne la tempistica, rimandata a successivi accordi che si dovranno raggiungere entro i primi mesi del 2018. 

La Francia detta la linea con la Germania
La Francia quindi prosegue nella sua politica egemonica in Europa, a suon di affari e dettami ideologici. L’asse franco-tedesco rimane, e per molti aspetti si rafforza. L’Italia paga la sua debolezza economica e politica. Noi dicemmo, con toni perentori, che volevano «la maggioranza di Stx»: quella che ci viene riconosciuta è una pura illusione per non mettere in difficoltà un governo, quello italiano, che deve vincere le prossime elezioni politiche. Umiliare Gentiloni, imponendo il 50% a testa,  sarebbe stato controproducente per Macron, per la Germania della Merkel, e soprattutto per l’intero assetto finanziario europeo.