15 novembre 2019
Aggiornato 01:00
Crisi Bpvi e Veneto Banca

Popolare di Vicenza, Veneto Banca, i risparmiatori e lo scacco matto al Governo di Intesa

Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca marciano a passo spedito verso la liquidazione coatta amministrativa. Intesa San Paolo è pronta ad acquistare la parte sana delle due banche al prezzo simbolico di un euro. Ma che fine faranno i soldi dei risparmiatori?

Banche Venete: vertice Gentiloni-Padoan a Palazzo Chigi
Banche Venete: vertice Gentiloni-Padoan a Palazzo Chigi ANSA

VICENZA – Il sipario sta per chiudersi su Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. La strada destinata alle due banche venete è ormai tracciata ed è quella della liquidazione coatta amministrativa, come noi del Diariodelweb avevamo anticipato già qualche settimana fa. La Banca d'Italia sta per nominare i commissari liquidatori e saranno loro a dare inizio alle procedure di separazione degli asset tra «good» e «bad» bank, come previsto dall'offerta d'acquisto presentata da Intesa San Paolo. La prima banca d'Italia, infatti, ha posto come condizione per accettare di salvare le due ex popolari del Veneto quella di acquistare solo la parte sana degli istituti di credito, per giunta all'irrisorio prezzo simbolico di un euro. (Non come il Santander, che pagò la stessa cifra per salvare tutto il Banco Popular e promettendo anche un aumento di capitale da 7 miliardi di euro per sostenere l'operazione con le sue sole forze). Ed ora che fine faranno i risparmi degli azionisti e obbligazionisti di banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca?

Verso la liquidazione coatta amministrativa
Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha cercato di rassicurare gli animi al termine dell'ultimo vertice Ue di Bruxelles annunciando che presto il Governo varerà il decreto per risolvere la crisi delle due moribonde banche venete. Il premier ha garantito che il dialogo con le istituzioni comunitarie è costante e serrato: «Stiamo seguendo la situazione, in continuo contatto tra il ministero del'Economia, le autorità finanziarie italiane ed europee». In ogni caso, «mi sento di confermare totalmente le garanzie per i risparmiatori e i correntisti», ha aggiunto Gentiloni. L'ipotesi della ricapitalizzazione precauzionale inseguita per svariate settimane sembra ormai tramontata e con essa l'incubo del bail in. Tuttavia, la risoluzione della crisi delle due banche venete non sarà indolore. Né per il governo, né per i risparmiatori.

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La «good bank» e la «bad bank»
Vale la pena sottolineare, infatti, che nella «bad bank» verranno trasferiti tutti i crediti deteriorati delle ex popolari e tutto l'onere dei contenziosi legali ancora aperti con gli azionisti che non hanno voluto aderire alle offerte di acquisto dei mesi scorsi. E dovrà essere il Tesoro, con 3,5 miliardi di euro di soldi pubblici, a finanziare lo scorporamento della banca cattiva per permettere a Intesa San Paolo di acquistare la parte sana delle aziende. E se è vero, come ha detto il presidente emerito Giovanni Bazoli per celebrare l'intervento salvifico di Intesa, che «oggi un banchiere non può occuparsi solo della sua banca, ma deve guardare anche alle altre perché viviamo in un sistema così interrelato che quello che avviene su una banca si ripercuote sulle altre», è altrettanto vero che per Carlo Messina questo è un grande affare. E che la prima banca d'Italia è riuscita de facto nell'impresa di fare scacco matto al Governo.

Cosa ne sarà dei soldi dei risparmiatori?
A Intesa San Paolo gli onori (e i profitti futuri), al Tesoro solo gli oneri. Ma che ne sarà a questo punto dei soldi dei risparmiatori? La procedura della liquidazione coatta amministrativa prevede che non cambierà nulla per i clienti che hanno beneficiato di un prestito da parte di una delle banche venete: perché il loro debito sarà ceduto a Intesa San Paolo che ne assicurerà la continuità. Analogamente, nessun impatto è previsto per i correntisti. Assai diverso, invece, il destino dei soldi degli azionisti e degli obbligazionisti di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Le perdite dei due istituti, infatti, verranno almeno parzialmente coperte azzerando i risparmi degli azionisti e dei proprietari di obbligazioni subordinate. Solo per i titolari dei titoli junior potrebbe essere previsto un rimborso qualora riescano a dimostrare di aver subito una vendita fraudolenta («misselling»). Ma per conoscere meglio i dettagli sarà necessario aspettare ancora.