Gasdotto TAP

Tap, via libera del Consiglio di Stato. Ecco cosa rischiamo col gasdotto in Salento

Il Consiglio di Stato ha respinto gli appelli proposti dal Comune di Melendugno e dalla Regione Puglia nei confronti della sentenza del Tar sul Trans Adriatic Pipeline

(EPA/ARMANDO BABANI)

LECCE – Via libera al TAP. Il Consiglio di Stato ha respinto gli appelli proposti dal Comune di Melendugno e dalla Regione Puglia nei confronti della sentenza del Tar sul Trans Adriatic Pipeline che avevano causato il blocco dei lavori. Ora l’ultima parola spetta al ministero dell'Ambiente in merito alla legittimità dei permessi per espiantare 215 ulivi. Poi i lavori del gasdotto potranno riprendere. Ma l'opera presenta diverse criticità e rischia di danneggiare irrimediabilmente una delle perle del Salento.

Il Consiglio di Stato respinge i ricorsi
Le ruspe sono pronte. Tra le proteste dei cittadini e degli amministratori locali, sradicheranno i 215 ulivi che si trovano sul percorso del gasdotto, lungo la costa di San Foca – Melendugno, per procedere alla realizzazione del TAP. Dopo i rallentamenti dei lavori nei giorni scorsi, dovuti alla protesta locale, la IV Sezione del Consiglio di Stato ha infatti respinto gli appelli proposti dal Comune di Melendugno e dalla Regione Puglia, ribadendo quanto era già stato espresso dal Tar del Lazio nel febbraio 2016: ovvero che la valutazione d'impatto ambientale (Via) era stata rilasciata dal ministero dell'Ambiente dopo aver vagliato tutte le altre undici possibili alternative di approdo.

Il governo non sente ragioni
Alla fine, il ministero dell'Ambiente aveva infatti convenuto che il sito di San Foca fosse il punto migliore dove far transitare il gasdotto. Così la pronuncia del Consiglio di Stato mette la parola fine alle speranze dei cittadini e degli amministratori di Melendungno, che volevano spostare il progetto nell'area industriale di Brindisi. Della proposta di cambiare sito si era fatto portavoce anche il governatore della Puglia, Michele Emiliano. Ma il governo nazionale, noncurante delle possibili ripercussioni negative del TAP sul territorio, sull'ambiente e sulla popolazione locale, intende concludere l'opera a stretto giro nel sito predefinito, come ribadito recentemente dallo stesso ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda.

Le ragioni del comitato NO TAP
La costruzione del TAP, tuttavia, è una faccenda complessa che merita un approfondimento. In gioco non c'è solo l'interesse strategico nazionale, ma anche quello di alcune importanti multinazionali (la società costruttrice è la Trans Adriatic Pipeline AG, ma al consorzio del tratto italiano parteciperanno anche la Renco Spa, la Enereco Spa, la Max Streicher Spa e la Saipem Spa). Il gasdotto sarà lungo 870 chilometri e servirà a trasportare in Europa circa 10 miliardi di metri cubi di gas all'anno dall'Azerbaigian attraverso la Grecia e l'Albania. L'Unione europea lo considera uno dei dodici corridoi fondamentali per il conseguimento degli obiettivi di politica energetica comunitaria. Ma il comitato NO TAP la ritiene, invece, «un'opera inutile e dannosa da molti punti di vista». Innanzitutto per l'impatto che avrebbe sull'ambiente.

Le conseguenze sull'ambiente e sul territorio
Melendugno è un gioiello del Salento, meta turistica di punta soprattutto nella stagione estiva e cuore pulsante dell'economia del territorio. La costruzione del gasdotto potrebbe distruggere l'ecosistema e l'habitat naturale perché richiede pesanti sbancamenti marini lungo uliveti e siti archeologici. Inoltre potrebbe danneggiare l'economia locale, perché è plausibile credere che il turismo possa subire un pesante contraccolpo. I tubi del TAP passerebbero sotto la spiaggia e l'effetto di questa impattante struttura potrebbe indurre i turisti a cambiare destinazione. Vale poi la pena considerare anche l'aspetto finanziario del progetto, perché il suo costo potrebbe essere traslato sulle tasche dei contribuenti italiani ed europei.

Un buon affare per costruttori e investitori
Il TAP è stato infatti inserito nella lista dei «progetti di priorità europea» e per questo è candidato a ricevere prestiti a tassi agevolati dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo sviluppo, come pure da altre istituzioni finanziarie pubbliche (la Cassa Depositi e Prestiti ad esempio). Il consorzio costruttore potrà finanziare l'opera emettendo e vendendo sui mercati finanziari dei titoli di debito (i cosiddetti «project bond europei») con un rating particolarmente alto, proprio grazie all'aiuto delle istituzioni di cui sopra. Sarà un buon affare per i costruttori, per le istituzioni dell'Unione europea, per gli investitori e gli speculatori finanziari. Ma potrebbe non esserlo affatto per i cittadini comunitari, che pagheranno l'opera con i loro soldi. Ad oggi non è possibile sapere a quanto ammonterà il costo finale del gasdotto, né quello delle sue varie parti.

Da dove viene il gas che compreremo
C'è, infine, un'altra questione, più squisitamente etica, da considerare. Il TAP trasporterà il gas dall'Azerbaigian e probabilmente dal Turkmenistan fino in Europa, dando vita a flussi economici in entrata verso due paesi che sono retti da governi autoritari e corrotti, responsabili di violare costantemente i diritti civili della popolazione. Comprare questo gas significa avallare questa violazione di diritti umani in corso da anni. In conclusione, possiamo affermare che il progetto del TAP presenta non poche criticità, e che la sostenibilità ambientale, l'economia del territorio, i diritti dei cittadini europei e quelli di altri popoli rischiano di essere sacrificati sull'altare di una presunta strategia energetica nazionale, ma soprattutto degli interessi delle multinazionali e dell'Unione europea.