9 dicembre 2022
Aggiornato 04:00
Il vertice UE di Bruxelles

Caro energia, ecco cosa ha deciso il vertice UE

Le accese discussioni al vertice di Bruxelles fra i capi di Stato e di governo dell'UE hanno prodotto delle conclusioni approvate da tutti gli Stati membri che contengono formule di compromesso non sempre di facile lettura.

Ursula von der Leyen
Ursula von der Leyen Foto: Unione Europea

BRUXELLES - Le accese discussioni al vertice di Bruxelles fra i capi di Stato e di governo dell'Ue, dedicate da ieri pomeriggio fino alle due di stamattina alle risposte ai forti rincari energetici, hanno prodotto delle conclusioni approvate da tutti gli Stati membri che contengono formule di compromesso non sempre di facile lettura. Quello che è chiaro è che i leader hanno dato effettivamente il «mandato» alla Commissione e al Consiglio dei ministri dell'Energia (che si riunisce una prima volta il 25 ottobre, e poi il 18 novembre) per proporre una serie di misure e soluzioni concrete, accennate a grandi linee nelle conclusioni.

Il Consiglio europeo, si legge, «invita» il Consiglio Ue e la Commissione «a presentare urgentemente decisioni concrete» sulle proposte della Commissione e misure aggiuntive che vengono elencate di seguito. Questa formulazione è significativa per due ragioni: innanzittutto, perché non è vaga e ambigua come quella delle bozze iniziali delle conclusioni, in cui si leggeva che il vertice Ue affidava al Consiglio dei ministri e alla Commissione un mandato limitato a «esplorare» o a «esaminare» le proposte sulle nuove misure; in secondo luogo, perché la lista delle stesse misure da proporre non è stata tagliata, eliminando la menzione del «price cap», come volevano i paesi che continuano a opporvisi, e in particolare la Germania.

Queste decisioni, precisano le conclusioni del Consiglio europeo, dovranno essere presentate «dopo averne valutato l'impatto in particolare sui contratti esistenti e la non incidenza sui contratti a lungo termine, e tenendo conto dei diversi mix energetici e delle circostanze nazionali».

Vengono quindi elencate le misure:

  1. Acquisti congiunti di gas da parte dei paesi membri (e di consorzi delle loro imprese private) su base volontaria, eccetto che per un aggregazione obbligatoria della domanda per un volume equivalente al 15% dei bisogni di riempimento dei depositi di stoccaggio di ogni paese. Gli Stati membri non hanno comunque l'obbligo di accettare, alla fine, i contratti negoziati congiuntamente.
  2. Entro l'inizio del 2023, l'instaurazione di «un nuovo parametro di riferimento, complementare» all'attuale indice Ttf ("Title Transfer Facility") di Amsterdam, che rifletta più accuratamente le condizioni del mercato del gas, attribuendo al gas naturale liquefatto (Gnl) il giusto peso che ha assunto oggi nelle importazioni europee, dove ha sostituito in gran parte il metano russo proveniente dai gasdotti.
  3. Un «corridoio di prezzo dinamico temporaneo sulle transazioni di gas naturale per limitare immediatamente gli episodi di rialzo eccessivo dei prezzi"; si tratta, in sostanza, del «price cap» sul mercato all'ingrosso del gas, chiesto dall'Italia e da una quindicina di altri Stati membri, ma osteggiato fino alla fine dalla Germania e pochi altri, in particolare Olanda e Austria.
    La prevista creazione di questo «corridoio dinamico», tuttavia, è sottoposta a una lunga serie di condizioni, già contenute nella proposta della Commmissione del 18 ottobre: non deve pregiudicare gli scambi di gas fuori borsa ("out of the counter"); non deve mettere a repentaglio la sicurezza dell'approvvigionamento di gas dell'Unione; deve dipendere dai progressi compiuti nell'attuazione degli obiettivi nazionali di risparmio di gas e non deve comportare un aumento complessivo del suo consumo; deve essere concepito in modo da non impedire i flussi di gas intra-Ue basati sul mercato; non deve pregiudicare la stabilità e l'ordinato funzionamento dei mercati dei derivati energetici; deve tenere conto dei prezzi di mercato del gas nei diversi mercati organizzati nell'Unione.
  4. Un quadro temporaneo Ue per porre un tetto al prezzo del gas usato per la generazione di energia elettrica, che includa un'analisi dei costi-benefici di questa misura, e che impedisca un aumento del consumo di gas. Andrà inoltre affrontato l'impatto finanziario e quello sulla distribuzione, e in particolare sui flussi di elettricità sovvenzionata al di là dei confini dell'Ue, nei paesi vicini (come Svizzera e Regno Unito, integrati nel mercato elettrico europeo.
  5. Accelerazione della semplificazione delle procedure autorizzative al fine di introdurre più rapidamente le installazioni per la produzione di energie rinnovabili e le reti per il loro trasporto, anche con misure di emergenza.
  6. Misure di solidarietà energetica in caso di interruzione dell'approvvigionamento del gas a livello nazionale, regionale o dell'Unione, in assenza di accordi bilaterali di solidarietà.
  7. Infine, la controversa questione dei finanziamenti europei per affrontare le conseguenze della crisi energetica, e anche per finanziare gli investimenti necessari alla transizione verde. Qui si accenna a «soluzioni comuni europee», ma in modo vago e ambiguo.

Serviranno, si legge nelle conclusioni, misure per «mobilitare gli strumenti pertinenti a livello nazionale e dell'Ue» al fine di proteggere «le famiglie e le imprese, e in particolare le più vulnerabili nelle nostre società», e anche per «preservare il mercato unico e condizioni di parità» al suo interno. Il Consiglio europeo sottolinea l'importanza di uno stretto coordinamento e di «soluzioni comuni a livello europeo, ove appropriato», conclude il documento.

(con fonte Askanews)