26 gennaio 2020
Aggiornato 13:00
Fusione Popolare di Vicenza e Veneto Banca

Veneto Banca, S&P declassa il rating dei subordinati

L'agenzia di rating americana ha abbassato il rating dei subordinati di Veneto Banca a causa della possibile ricapitalizzazione precauzionale e dell'elevata probabilità dell'intervento dello Stato nel capitale dell'istituto

MONTEBELLUNA – Standard & Poor's ha abbassato il rating dei bond subordinati di Veneto Banca. Lo ha annunciato con una nota lo stesso istituto di Montebelluna.

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S&P abbassa il rating dei subordinati di Veneto Banca
Standard & Poor's ha retrocesso a «C» il rating degli strumenti ibridi di Veneto Banca. Secondo l'agenzia di rating americana – una delle Big Three con Moody's e Fitch – i bondi subordinati in questione sono debiti di natura altamente speculativa, come riporta il quotidiano Milano Finanza. Il rating dell'istituto di credito, invece, è stato confermato a «B/B» con outlook negativo. La decisione di S&P è stata determinata dalla «maggiore probabilità dell'attivazione del supporto governativo alla ricapitalizzazione della banca».

Le conseguenze della ricapitalizzazione precauzionale
Infatti è stato proprio l'amministratore delegato Fabrizio Viola, come noi del Diariodelweb avevamo già avuto modo di sottolineare, a dichiarare recentemente che la probabilità dell'ingresso dello Stato nel capitale Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza – vicine alla loro fusione – è «elevata». Secondo la normativa comunitaria, però, la ricapitalizzazione precauzionale comporta oneri a carico di azionisti e titolari di bond subordinati. Proprio queste conseguenze sugli strumenti ibridi hanno indotto S&P a retrocedere il loro rating giudicandoli maggiormente rischiosi.

Troppe sofferenze bancarie in pancia
Ricordiamo che le due banche venete sono in attesa del confronto con la vigilanza bancaria europea, che dovrà stabilire l'entità della ricapitalizzazione necessaria al rilancio degli istituti di credito. Prima della fusione, però, Popolare di Vicenza e Veneto Banca devono provvedere allo smaltimento di circa 10 miliardi di euro di sofferenze bancarie. E' la conditio sine qua non per la riuscita dell'operazione. Allo stesso tempo, il matrimonio delle due banche venete non è affatto privo di criticità e da esso dipende gran parte dell'economia del territorio.

Un «pozzo senza fondo»
Entrambe hanno un income ratio (il rapporto tra i costi operativi e il margine di intermediazione) sopra il 90% (la media europea è intorno al 68%). In parole povere significa che hanno costi di gestione molto alti e che spendono più di quello che guadagnano. In gergo vengono definite per questo «stargate»: pozzi senza fondo. Per rientrare delle perdite le due banche dovranno ricorrere a una drastica riduzione del personale. Non a caso gli esuberi di Bpvi coinvolgeranno nel prossimo futuro circa un quarto dei suoi dipendenti totali. Evidentemente, risolvere tutti questi problemi strutturali non sarà affatto semplice e credere che basti la fusione per provare a nasconderli sotto il tappeto come polvere è solo un'illusione.