13 novembre 2019
Aggiornato 18:30
Zero virgola

Pil, l'Istat schiaffeggia Renzi: «La crescita italiana si è ufficialmente interrotta»

La crescita italiana è scomparsa nello zero virgola dei dati Istat relativi al II trimestre del 2016. Tra le cause della brusca freanata ci sono le debolezze dell'industria e l'immobilismo dei consumi nazionali. Ecco le previsioni per i prossimi mesi

La crescita italiana si è ufficialmente interrotta.
La crescita italiana si è ufficialmente interrotta. Shutterstock

ROMA – La crescita italiana si è interrotta ufficialmente. Nel secondo trimestre del 2016 si è fermata allo zero virgola registrando una brusca battuta d'arresto per l'economia nazionale. Ma a preoccupare maggiormente gli economisti sono le prospettive per i prossimi mesi, perché la fase di turbolenza che il Belpaese sta attraversando non sembra affatto una nuvola passeggera.

La crescita italiana non c'è più
La nota mensile dell'Istat sull'andamento dell'economia italiana è impietosa. Dopo la flebile ripresa del prodotto interno lordo registrata nei mesi precedenti, nella seconda parte dell'anno la crescita italiana si è interrotta ufficialmente. La variazione del Pil su base congiunturale è stata nulla. Le cause? Secondo quanto riporta l'Istat nella nota mensile, la brusca frenata si deve «dal lato della domanda al contributo negativo della componente interna e dal lato dell'offerta alla caduta produttiva del settore industriale».

Le cause della brusca frenata
L'apporto degli investimenti e dei consumi finali nazionali è stato nullo. A pesare in misura maggiore, infatti, è soprattutto il contributo negativo della domanda interna. I consumi nazionali, che prima trainavano la ripresa, hanno subito una brusca battuta d'arresto. Quelli delle famiglie sono cresciuti solo dello 0,1% (sono praticamente immobili), mentre quelli della P.A. hanno addirittura subito una flessione dello 0,3% equivalente a quella degli investimenti fissi lordi.

I segnali di debolezza dell'industria
Quest'ultima è determinata principalmente dalla diminuzione della spesa per macchinari, attrezzature e altri prodotti (-0,8%). Ma il vero tallone d'Achille dell'economia nazionale al momento è l'industria. L'industria in senso stretto, infatti, ha mostrato importanti segnali di debolezza, registrando una riduzione significativa del valore aggiunto (-0,8% rispetto al primo trimestre). Non a caso, come avevamo già avuto modo di sottolineare, il clima di fiducia delle imprese e dei consumatori è peggiorato nel mese di agosto.

Le prospettive per i prossimi mesi
E per questo le attese del settore industriale per i prossimi mesi restano deboli. Per quanto riguarda, invece, il comparto dei servizi, le attività finanziarie e assicurative hanno segnato la diminuzione più marcata (-0,6%), anche se di intensità minore rispetto ai trimestri precedenti. A preoccupare maggiormente, però, non sono i dati relativi al secondo trimestre dell'anno, ma le prospettive per quelli futuri.

Brutte notizie per Mario Draghi
L'indicatore anticipatore dell'economia, infatti, rimane «negativo» a luglio, e questo suggerisce «un proseguimento della fase di debolezza dell'economia italiana» anche per i prossimi mesi. Inoltre, la nota mensile dell'Istat preannuncia uno scenario negativo per i prossimi mesi anche per quanto riguarda la lotta alla deflazione che la BCE sta portando avanti da tempo con le politiche monetarie espansive. Secondo l'istituto nazionale di statistica non c'è spazio per nessuna ipotesi di «recuperi significativi della dinamica dei prezzi».