30 maggio 2020
Aggiornato 04:00
Invasione di campo

Dall’Inter al Milan una bella lezione di mercato

Una volta era il Milan a dettare legge sul mercato. Basti pensare ai leggendari scambi Pirlo-Guly, Seedorf-Coco e perfino Simic-Umit. Di recente l’ultimo sgarbo dei rossoneri, l’acquisto di Bonaventura, a lungo inseguito dall’Inter. Adesso però è Thohir a fare la voce grossa sul mercato: Podolski, Shaqiri e ancora non è finita.

Era il tramonto dell’anno 2014, praticamente due settimane fa, quando il Milan soffiava all’Inter Alessio Cerci, mettendo ancora una volta in ambasce la dirigenza nerazzurra di fronte ai propri tifosi ed esaltando invece il popolo rossonero.

Sembra passata una vita. Da allora Thohir ha portato ad Appiano Gentile due ottimi giocatori quali Podolski e Shaqiri, rigenerando l’entusiasmo in casa Inter; dall’altra parte del Naviglio invece Gallini e co. sono rimasti fermi al palo dell’indecisione, a causa soprattutto dell’assoluta mancanza di disponibilità economica garantita dal patron Berlusconi.

Proviamo a ripercorrere gli ultimi giorni del mercato. L’operazione Cerci, definita da più parti un autentico capolavoro di Adriani Galliani, ha avuto l’effetto inatteso di pungere nell’orgoglio la dirigenza nerazzurra e scatenare la controffensiva indonesiana. L’immediata conseguenza è stata la conclusione lampo della trattativa per Podolski e soprattutto l’operazione Shaqiri, senza dubbio il più eclatante colpo di mercato fino a questo momento. 

La chiave per convincere il Bayern Monaco è stata proporre un prestito con obbligo di riscatto che ha tranquillizzato la dirigenza bavarese disposta così a dare l’ok al trasferimento. Stessa formula inoltrata qualche giorno dopo all’Atletico Madrid per provare a mettere le mani sul centrocampista Mario Suarez, provando di fatto a scipparlo ai coinquilini di San Siro che nel corso della trattativa-Cerci ci avevano fatto un pensierino. 

Ecco, questo vuol dire programmare, costruire, investire indipendentemente dai risultati.

Nello stesso momento il Milan ha iniziato a corteggiare selvaggiamente Mattia Destro e Galliani si è lanciato fino ad proporre un prestito, anche qui con obbligo di riscatto, ad una cifra trattabile attorno ai 15 milioni di euro. È sembrato il grimaldello giusto per forzare le resistenze di Sabatini e Garcia e consegnare così a Inzaghi il centravanti del futuro. Ma il vertice di mercato con Berlusconi ha mandato a carte quarantotto i piani dell’ad rossonero, perché il presidente onorario ha dato l’ok per l’operazione ma solo a patto di un prestito con diritto di riscatto. 

Le considerazioni finali sono semplici: al Milan nessuno è disposto ad investire sul futuro, quindi Destro potrebbe arrivare solo in prestito ed eventualmente essere riscattato se si entra in Champions, altrimenti sarebbe costretto a tornare alla base. Come se senza terzo posto, il futuro del Milan non esistesse più. Ormai in via Aldo Rossi si naviga a vista, senza più lo straccio di un progetto, altrimenti dopo Cerci e Destro, si porterebbero a casa Santon dal Newcastle e Baselli dall’Atalanta. Tutte operazioni più che fattibili e nemmeno troppo onerose. 

Ma è inutile farsi illusioni, agli sconsolati tifosi del diavolo, immalinconiti dalla inquietante piega presa dalla stagione in corso, non resta che guardare i vecchi album delle figurine e tirarsi su ricordando gli epici scambi orchestrati da Galliani tra Milan e Inter: Guglielminpietro per Pirlo, Coco per Seedorf, Umit Davala per Simic, Brncic per Brocchi. Una goduria ripensare a quei tempi, ma purtroppo l’unica panacea per sopravvivere alle ristrettezze di questa nuova era milanista.

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