19 agosto 2019
Aggiornato 15:30

Milan, il derby e i dolori del giovane Pippo

Si avvicina il gran giorno del primo derby da allenatore per Inzaghi e tanti dubbi turbano i sonni del neo allenatore rossonero. Infortuni, reduci dalle nazionali, giocatori in forma precaria e soprattutto il cambio di allenatore e modulo degli avversari, domenica sera a San Siro si giocherà un incontro delicatissimo per entrambe le squadre.

Negli ultimi giorni ha iniziato a circolare sul web una foto di Inzaghi con espressione sbigottita e la disascalia recitava testuale: «Ecco la faccia di Inzaghi subito dopo la notizia dell'esonero di Mazzarri».

Si fa per gioco, naturalmente, ma mica poi tanto. Perché l’esonero del tecnico ex-Napoli da parte del presidente Thohir ha scombussolato non poco i piani del nuovo tecnico milanista. Pippo Inzaghi aveva studiato con cura l’Inter di Mazzarri (non che ci fosse poi granchè da studiare vista la qualità delle ultime prestazioni nerazzurre) ed aveva approntato tutte le contromosse giuste per castigare i rivali di Naviglio e condannare definitivamente il collega livornese. E invece è arrivata la sorpresa: cambio della guardia sulla panchina interista e tutto da rifare per il tecnico rossonero.

Contro la difesa a tre, marchio di fabbrica di Mazzarri, i giochi di formazione sembravano fatti con l’assegnazione del ruolo di punta centrale a Jeremy Menez, abilissimo nel ruolo di falso (o vero) nueve, pronto a rientrare, risucchiare i centrali nerazzurri e consentire l’inserimento dei centrocampisti del Milan. Roberto Mancini invece è un fedele assertore della difesa a 4 e tutto ciò ha costretto Inzaghi ad un necessario rimescolio di programmi tattici  in vista del derby.

Il primo dubbio è quello che probabilmente accompagnerà Inzaghi per tutto il corso della stagione: punterà comunque sul francese al centro dell’attacco, oppure preferirà schierare un centravanti di ruolo? E in questo caso toccherà al titolare (o presunto tale) Fernando Torres, ancora una specie di pesce fuor d’acqua in questa squadra, oppure si darà finalmente via libera a Giampaolo Pazzini, uomo derby per eccellenza, se non altro per averlo giocato più volte e con entrambe le maglie?

Una volta scelto l’uomo da schierare al centro dell’attacco, poi Inzaghi dovrà pensare a chi mettergli accanto e anche qui la lista è numerosa: c’è il giapponese Honda, apparso un po’ appannato dal super lavoro delle scorse settimane ma pur sempre il capocannoniere del Milan; c’è il rinfrancato El Shaarawy, tornato finalmente al gol e rivisto ai suoi livelli anche in Nazionale; e poi la rivelazione della stagione Jack Bonaventura, unico vero inamovibile dello scacchiere rossonero; magari proprio Menez, se il ruolo di centravanti non venisse assegnato a lui; per non parlare di Niang che scalpita in panchina come un puledro imbizzarrito, in attesa di un’occasione per tornare a mangiare l’erba di San Siro.  Come appare evidente, dalla cintola in su il Milan ha solo l’imbarazzo della scelta…la grande abbondanza.

I problemi veri per super Pippo arrivano da centrocampo e difesa: Nigel De Jong sembra sulla via del recupero, ma in caso di forfait dell’olandese (tornato malconcio dalla spedizione con la sua nazionale) ci sarà da coprire il ruolo di vertice basso davanti alla difesa. Il ballottaggio riguarda il ghanese Essien e il giovane olandese Van Ginkel, ma non è escluso che possano essere schierati entrambi nell’undici titolare, magari affiancati dal rientrante Muntari, in modo da consentire a Poli di poter essere schierato sulla linea dei difensori al posto dell’altro infortunato eccellente, Ignazio Abate.

Le speranze di recuperare il biondo terzino rossonero non sono ancora evaporate del tutto, ma Inzaghi sta continuando gli esperimenti. Nell’ultimo allenamento è stato provato perfino Adil Rami sulla fascia destra, con Alex e Mexes al centro e De Sciglio a sinistra. L’alternativa potrebbe essere il colombiano Zapata, anche lui costretto al trasloco forzato dal centro a destra.

Curioso che si preferisca utilizzare un giocatore fuori ruolo, piuttosto che spostare De Sciglio a destra e schierare Armero (preso ad agosto proprio per questo motivo) sulla sua fascia di competenza. La risposta ufficiale è che il colombiano non offre adeguate garanzie in copertura, ma non è che l’ex udinese rappresenti una novità nel panorama calcistico: ormai ha 28 anni compiuti e le sue caratteristiche tecniche sono ben note.

Allora perché è stato preso? Misteri delle oscure strategie di mercato di Galliani.