14 agosto 2020
Aggiornato 16:00
Invasione di campo

Milan, tutti colpevoli!

Il crollo contro il Palermo riporta a galla tutta una serie di problemi ormai atavici. Limiti economici, gestionali e tecnici, parzialmente oscurati dalla ventata di entusiasmo alimentata dall’avvento di Filippo Inzaghi sulla panchina del Milan, e adesso di nuovo sotto gli occhi di tutti. Ma di chi sono le maggiori responsabilità in questo disastro a tinte rossonere?

Mercoledì, giorno di Champions League. Per il Milan non più. Ormai a metà settimana le opzioni per i rossoneri sono solo due: o si guardano in tv le rivali battagliare nella più prestigiosa manifestazione calcistica continentale, oppure ci si dedica alle amichevoli, come quella di stasera contro gli argentini del San Lorenzo.

Una decisione davvero beffarda quella dei vertici rossoneri, piazzare l’ormai consueto Trofeo Berlusconi proprio nel giorno in cui la Roma si gioca le residue possibilità di passaggio del turno contro il Bayern, e va in scena Ajax-Barcellona, replica del match della scorsa stagione quando nel girone eliminatorio di Champions League c’era anche il Milan.

Bei tempi per i tifosi del diavolo, tempi che, stando a quanto i ragazzi di Inzaghi sono riusciti a mettere in mostra in queste prime 10 giornate di campionato, non torneranno così presto.

Come si temeva fin dall’inizio, malgrado le ottimistiche analisi delle prime giornate di campionato, sta venendo fuori la vera natura del Milan. Una rosa costruita senza capo né coda, frutto di un mercato a caccia di occasioni low cost anziché degli uomini necessari per costruire un progetto di squadra. E in mezzo Filippo Inzaghi, battezzato ferocemente «yes man» dai nostalgici di Clarence Seedorf e tirato in ballo forse troppo presto in un gioco più grande di lui.

Una cosa però sembra evidente: al Milan sono tutti colpevoli, dal presidente Berlusconi fino allo staff tecnico, passando naturalmente per Adriano Galliani. Resta solo da capire in che misura e con quali percentuali di responsabilità.

Lasciamo volutamente fuori Lady Barbara, l’altro amministratore delegato, perché ad oggi, lei è l’unica che è riuscita a portare a casa un risultato importante per i colori rossoneri, la bellissima ed invidiatissima nuova sede societaria di Casa Milan.

La saggezza popolare ci viene incontro con un detto che sembra fatto apposta per la nostra riflessione: «Il pesce puzza sempre dalla testa». In un’azienda, tutti gli errori, anche quelli commessi ai piani bassi, sono sempre avallati dal «capo», il principale responsabile in caso di fallimento. In questo caso le colpe di Berlusconi non si limitano ad aver osservato in silenzio il lento sgretolarsi della sua creatura, ma di aver contribuito al tracollo in maniera importante e decisiva chiudendo d’un tratto e in maniera inesorabile i cordoni della borsa, costringendo quindi il fido Galliani ad autentiche acrobazie in fase di mercato per cercare di costruire una squadra decente.

E qui arriviamo ai capi d’imputazione destinati all’amministratore delegato, non certo esente da macchie nella gestione, pur difficoltosa, del Milan nelle ultime stagioni. È vero che fare le nozze con i fichi secchi è sempre un’impresa da guinness dei primati, ma continuare a incaponirsi con vecchie glorie sul viale del tramonto, prese in prestito o a parametro 0, ma con stipendi inaccettabili visto poi il rendimento in campo, sta diventando la principale causa del baratro in cui i rossoneri sono precipitati. Ogni riferimento a Fernando Torres (ma anche a Essien, Mexes etc. etc.) è puramente voluto.

Questo per quanto riguarda la dirigenza, poi però restano le colpe vere dello staff tecnico. Inzaghi sembra aver perso completamente il bandolo della matassa. Evidente la difficoltà a leggere le partite e cambiarle in corsa, ma è soprattutto la faccia spaurita di fronte alle telecamere a fine gara, che ci racconta tutto il suo stato di confusione. Continuare a ripetere nelle interviste del post-partita «i ragazzi hanno dato tutto quello che avevano» preoccupa forse ancor più dei ripetuti e destabilizzanti passi falsi della squadra. Perché se davvero questo è il massimo che questa squadra può regalare ai suoi tifosi, siamo davvero messi male.

Arriviamo così all’argomento più caldo tra i tifosi milanisti in questo triste inizio di novembre: il caso Menez. Osannato come il salvatore della patria nelle prime giornate di campionato, il francese è ripiombato nel precipizio della precarietà, con la conseguenza che sono tornate a galla tutte le sue insicurezze, causa primaria del bisogno di strafare sempre e comunque. Contro il Palermo Jeremy è stato il manifesto dell’anarchia, incapace di mantenere un ruolo e soprattutto di dialogare con i compagni. L’unica volta che c’è riuscito, da un suo assist di velluto è arrivata l’unica palla gol rossonera, peraltro malamente sciupata da Poli sullo 0-0.

Il problema vero è che in questo Milan uno tra Torres e Menez è di troppo, e non potrà essere altrimenti fino a quando mister Inzaghi non avrà messo a punto in maniera impeccabile il 4-2-3-1, magari puntando sul rapido recupero di capitan Montolivo, ideale complemento per chiudere la cerniera di centrocampo con Nigel De Jong. Fino a quel momento è impensabile che i due possano giocare insieme perché, per lasciare il proscenio centrale all’ex Chelsea, il francese è costretto a traslocare sulla fascia sinistra dove soffre terribilmente e rende il 20% delle sue possibilità. Il problema però è che lo spagnolo, arrivato in pompa magna a Milanello, è stato presentato all’opinione pubblica come il colpo del secolo e di conseguenza non si può certo lasciarlo fuori a cuor leggero.

E qui si torna a bomba sul mercato scriteriato del Milan: alla fine di agosto serviva di più l’ennesimo attaccante (Pazzini e Niang ormai hanno fatto la muffa in panchina) o piuttosto qualche solido rimpiazzo a centrocampo e in difesa? La risposta la conosciamo tutti e fa il paio con quella della scorsa estate quando Galliani bacchettò la curva, indispettita per il costosissimo arrivo di Matri, con la celebre «il mercato non lo fanno i tifosi».

Sarà, ma adesso la domanda la facciamo noi ai tifosi: tra Berlusconi, Galliani e Inzaghi chi è il maggiore responsabile del crollo del Milan?